Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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"Cchiù fa notte e cchiù fa forte" - A volte ritornano!

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Le giovani bands rock e il ritorno delle Pietre Azzurre sono state le vere novità musicali della kermesse.

Entro nel vortice della fiesta dalle parti della villetta comunale, a mio avviso, il luogo più interessante, musicalmente parlando, dell’intera kermesse. Do per scontato che non potrò assistere a tutte le manifestazioni musicali della serata e quindi concentro tutta l’attenzione su due soli eventi (...segue)

provando a dividermi naturalmente sulle giovani bands, che suonano accanto al pallone aerostatico con la scritta Rock No War, diventato ormai loro marchio d’appartenenza, qui a due passi da me, e lo storico, per certi versi, ritorno in scena delle Pietre Azzurre.

DSC03788Quando raggiungo la villetta una band sta già suonando in un ambiente molto ricettivo. Il giovane chitarrista, che mi pare di conoscere, sta provando una strepitosa Voodoo Child, un pezzo di Jimi Hendrix, con tale convinzione che mi riporta piacevolmente indietro anni luce. Poi una esile ragazza prende il microfono e subito la riconosco. Si tratta di Sara La Porta ossia Ashtar Aras, già conosciuta sul palco di piazza Madonna delle Grazie in occasione del concerto dei Nazz Nazz, che annuncia di voler eseguire un brano dei Coldplay. Sono ragazzi istruiti, che conoscono benissimo la storia della musica rock, e soprattutto, che sanno suonare.

Lei ha mutato aspetto, non ha più i capelli color rubino, ma sentirla cantare provoca sempre una certa emozione. Poi il gruppo esegue Comfortably Numb dei Pink Floyd dall’assolo di chitarra chilometrico. Chiedo a questo punto al mio interlocutore il nome del gruppo. Mi risponde Nameless ma aggiunge che si tratta di nomi fittizi, sono tutte carte dello stesso mazzo, infatti riconosco tra loro due componenti del gruppo i Faberi. Trovo straordinario questo confronto permanente tra tutti i musicisti del paese, un confronto su passioni comuni che non può non incidere nella crescita dell’intero movimento musicale del posto.

Le altre carte del mazzo compongono altri gruppi che conducono ai vari In Nugae, Unknown ed Epal, gruppi che purtroppo non ho potuto seguire, salvo una coda finale, perché il richiamo del sangue mi ha portato verso Piazza Oberdan dove mi stavano aspettando il gruppo Le Pietre Azzurre e Mikalett, senz’altro il momento per me più atteso della serata  perché trattasi di un ritorno in grande stile di uno dei gruppi cardini del rock sammarchese dei primi anni settanta.

DSC03802Prima di loro in piazza vi sono i Revival che suonano il loro consueto repertorio di brani classici, privi però della presenza di Giuseppe Bonfitto, il bassista del gruppo. dall’altra parte il solito gruppo di nostalgici e qualche passante distratto che, incuriosito dal suono della fisarmonica di Angelo Iannantuono, si ferma compiaciuto ad ascoltare qualche scampolo di tango che, complice, Michele Fulgaro, dall’alto dei suoi settant’anni e dalla lunga consumata militanza in questi territori, regalano ai presenti.

Finalmente il gruppo delle Pietre Azzurre raggiunge il palco. Cerco di individuare gli storici componenti. C’è Natale Tenace, il chitarrista leader, ci sono Pasquale De Sol e Luigi Stanco, ed è un buon motivo per assicurarmi che il grosso del gruppo storico è presente. Mancano solo Pietro Longo e Luigi Nardella, il primo da tempo fuori città, mentre Luigi milita nei Monoreddito di Domenico La Sala. Fanno parte del gruppo altri due elementi nuovi, al basso e alle tastiere, mentre Luigi Stanco, l’antico bassista, suona per l’occasione la chitarra acustica.

Aprono con Black Night dei Deep Purple in una versione un po’ confusa e penso subito che sarà una serata votata al rock duro, come nel 1996 quando li ho “ costretti “ a riprendere gli strumenti per una serata speciale per conto dell’Avis. Mentre allora erano dei Gran Funk Railroad le covers predilette di Natale Tenace, ora sembra Steve Ray Vaughan, il compianto chitarrista texano dal suono di torrido blues e soul, l’obiettivo del chitarrista delle Pietre Azzurre. Infatti ne ho contate almeno quattro, tutte interpretate con gusto e soprattutto con molto rispetto delle versioni originali, omaggio dovuto ad uno dei massimi chitarristi rock scomparso in seguito ad un incidente aereo nel 1990.

303713_2185919202598_1085577977_32510389_1026943_nRiprendono I Deep Purple con Smoke In The Water e questa volta c’è una maggiore coesione. Riprendono pure un vecchio brano dei Moody Blues passato tra le maglie dei Nomadi, con una andatura originale tipo bolero, a mio avviso molto suggestivo ( Ho difeso il tuo amore ).

Finalmente sul palco si materializza Mikalett ma non esegue un vero concerto come avrei sperato, con mio disappunto si limita soltanto ad eseguire un solo brano, Piangi, tratto dal primo 45 inciso dal cantautore nel lontano 1977. Peccato perché sarebbe stata questa un’ottima occasione per offrire alla numerosa platea parte del proprio repertorio di canzoni originali.

Dopo la cover de La Pelle Nera di Nino Ferrer e una Flash d’annata ( chi se la ricorda tra i miei coetanei ? ) decido di abbandonare il luogo per rifugiarmi nuovamente negli spazi, più interessanti, della villetta comunale.

Arrivo giusto in tempo per apprezzare una splendida versione di Strani giorni di Franco Battiato interpretato con molta passione da un gruppo che dava modo di conoscere bene un certo rock d’autore. Non vi era più il mio interlocutore per cui non ho potuto avere le necessarie informazioni.

Ancora qualche altro brano e per ragioni di tempo ho dovuto abbandonato i fasti della serata ritenendomi soddisfatto di aver potuto toccare con mano una scena musicale giovanile molto viva, che sta crescendo, differenziata su diversi piani di proposta e soprattutto unita nel valorizzare alcuni valori universali che vale sempre la pena sottolineare se non altro per indicare un lato positivo da parte di una generazione che per altri motivi non sempre si distingue in modo positivo.

E anche quei gran volponi rockettari di Natale Tenace & co che si son fatti valere alla grande, ( una citazione d’obbligo per il batterista, sorprendentemente a suo agio con bacchette e tamburi ) e tutto il resto che ci hanno dato modo di trascorrere una piacevolissima serata all’insegna della buona musica.

LUIGI CIAVARELLA

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