Music'Arte
Music’Arte / La rossa primavera ed altre seduzioni
In questi scampoli di fine stagione può succedere che alcuni dischi ( io li chiamo sempre cosi ad uso scaramantico ma come potete immaginare si tratta di cd ), ascoltati per tutta l’estate, diventino poi motivo di condivisione (e riflessione) se non altro per l’autorevolezza con cui si sono imposti all’attenzione della critica.
Si tratta di almeno tre lavori di musica rock italiana e ciò comporta fare subito una premessa : il rock italiano continua ad attraversare un periodo di ottima crescita, non per vendita di cd ( quelli non li compra più nessuno ) ma perché la sua presenza è continuamente richiesta nei vari happening che si consumano d’estate lungo la penisola.
Così abbiamo potuto toccare con mano la presenza scenica dei liguri ZIBBA E ALMALIBRE quest’estate a Carpino nel corso dell’annuale appuntamento Folk, come abbiamo altrettanto potuto ascoltare tra i solchi di un paio di cd usciti tra l’anno scorso e questo che stiamo vivendo, diversi l’un l’altro, alcune opere di eccellente fattura e di solido impegno civile che vogliamo darne atto.
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Sto parlando soprattutto dell’ultima fatica del gruppo marchigiano THE GANG, lo storico gruppo dei fratelli Severini, sulla scena da almeno trenta anni, giunti con La rossa primavera ( Latlantide Rec. 2011 ) alla definitiva maturazione. Ci riescono con un suono che accentua la loro natura militante attraverso una rilettura straordinaria di canti e inni storici della Resistenza e brani altrui , sempre legati ai temi della resistenza, dove conservano tutti la tensione del racconto unita ad una interpretazione magistrale delle trame, tragiche ed eroiche, vissute sulla pelle della nostra storia recente legata alla guerra partigiana.
Alcuni brani come Fischia il vento, La Brigata Garibaldi, Quei briganti neri, ecc.. fanno parte integrante della storia dei canti partigiani qui riproposti in maniera spettacolare, con un moderno suono combat folk rock di grande effetto mentre gli altri brani che seguono sono La pianura dei sette fratelli, dedicato all’assassinio dei fratelli Cervi, scritto dai fratelli Severini, e Tredici, degli Yo Yo Mundi , la cronaca di un episodio partigiano poco conosciuto avvenuto nelle terre del Monferrato, Poco di buono di Claudio Lolli e, infine, Su in collina, testo scritto da Francesco Guccini, ove i Gang vi narrano, con un suono dai tratti epici e drammatici, l’immaginaria morte di un partigiano trucidato dai fascisti e sepolto sotto la neve su un tratto di collina tosco emiliana.
Altri brani, sempre percorsi da un fervore militante, arricchiscono questo cd di lunga durata uscito non a caso il 25 aprile di quest’anno, tratti dal repertorio di Massimo Priviero ( Pane, giustizia e libertà ) o direttamente dagli Stormy Six, ( Dante di Nanni ) altro episodio memorabile della Resistenza e della lotta al nazi-fascismo, mentre 4 maggio 1944, scritta dai Gang, denuncia un fatto atroce accaduto in terra marchigiana, l’uccisione da parte dei nazi-fascisti di 63 partigiani ad Ancona.
A ciò si aggiungano alcuni brani presi dal loro repertorio classico, come Eurialo e Niso, con testo scritto con Massimo Bubola, e tratto da uno dei loro album più famosi, Storie d’Italia, Aprile e La pianura dei sette fratelli presenti nei loro precedenti album e qui riproposti in chiave più moderna e infine una rilettura magica di Storie di ieri, di Francesco De Gregori scritta con Fabrizio De Andrè, posta in coda al cd..
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ZIBBA E ALMALIBRE, ovvero quando lo spirito si libera nell’aria e penetra l’intimità profonda del rock sin dentro le viscere, per raccontare con disarmante attualità, vicende legate ai temi del viaggio, agli amori complicati, ai rapporti umani evanescenti. Tutto ciò attraverso lavori formidabili come Senza smettere di far rumore e Una cura per il freddo, ( pubblicati tra quest’anno e il 2010 ) , ambienti chiaroscuri che all’ascolto sembrano mordere senza essere aggressivi con un suono che spazia tra folk, jazz e blues, negli interstizi dell’ anima e dove pare librarsi tra realtà e sogno quell’ equilibro necessario in cui la musica trova la giusta congiunzione tra i vari generi.
Entrambi gli album citati sono stati eseguiti per intero nel corso del concerto folk di Carpino, citato sopra, tra cui le bellissime ballate Ammami , Bon Voyage, la notte che verrà e Margherita scanzonate canzoni che Zibba interpreta con voce calda e suadente, moderna e personale quando basta perché non possano apparire d’incanto tra i solchi dei brani gli spettri dei suoi natali genovesi legati a doppio filo con la storia musicale di quei luoghi ( Bindi e certi chansonnier di confine che mi è parso di scorgere quella sera speciale a Carpino ).
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Viene annunciato per il mese di ottobre l’uscita del loro ultimo cd dal titolo Nati per subire, dove pare che gli ZEN CIRCUS compiano il salto definitivo verso la maturità. Il trio di Pisa ( che hanno scelto due grandissimi album degli americani Husker Du, Zen Arcade e Metal Circus, per il loro marchio di fabbrica ) ha debuttato nel 1999 con About Thieves… , a cui ha fatto seguito quello che può essere considerato il loro lavoro più personale Andate tutti affanculo dove si può immaginare di quale contributo si nutra il disco: una rabbia a tutto tondo contro tutto e tutti, verso il malcostume nostrano, l’Italia ipocrita e blasfema, corrotta e arrendevole, verso la famiglia in cui “ i padri picchiano le madri “, la Chiesa, ecc…insomma una sfilza di luoghi comuni che, unito ad un oscuro pessimismo dominante, sembrano prevalere in tutta la durata del disco, nutrito com’è a base di punk, folk e rock d’autore, anche se il punk è più un’attitudine che altro. Vi compare persino Nada in un brano dove sembra attenuarsi quella furia iconoclasta, ma che rimane la caratterista dell’intero lavoro.
Gli Zen Circus che dal nome potrebbero far pensare a qualche legame con l’hardcore abrasivo dei Husker Du ( intendiamoci Zen Arcade del 1988 è capolavoro assoluto del rock ! ) hanno invece qualche familiarità con i Violent Femmes di Brian Ritche ( famosi negli ottanta in Usa in ambito underground ) per via della presenza in seno al gruppo del basso acustico che tanta fama diede al suono del gruppo del Wisconsin oltre alla partecipazione di Brian ad un loro precedente lavoro.
Sono tre lavori fortemente raccomandati.
LUIGI CIAVARELLA


Foto Luigi Ciavarella (Carpino Folk Festival 2011)


















