Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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La fine dei R.E.M.

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Con uno scarno comunicato apparso sul sito di Michael Stipe, leader del gruppo, i REM, la famosa rock band americana, annuncia il proprio scioglimento. Sconosciute le cause, il gruppo apparentemente godeva di una stabilità e di una salute artistica invidiabili.

La famosa band americana REM ha annunciato la propria fine con un comunicato che Michael Stipe ha reso noto nel sito del gruppo (...segue)

“… la cosa più importante quando si va ad una festa – ha scritto – è sapere quando è il momento di andar via …” senza rivelare i particolari di questa decisione estrema che inspiegabilmente lascia una scia di dubbi dietro di se.

Non si comprendono infatti i motivi di questa improvvisa decisione né le possibili cause che potrebbero aver determinato questo improvviso congedo dal momento che il gruppo godeva di una “ invidiabile armonia “ ( Il Messaggero ), longeva, effettivamente insolita in un mondo in cui gli scioglimenti, salvo i Rolling Stones, che sono legati più da ragioni economiche che artistiche, hanno puntellato la storia della musica rock, attribuendo alle varie scissioni cause diverse, tra l’epocale ( I Beatles ) e il banale ( per esempio lo scioglimento degli Oasis determinato dai continui litigi dei fratelli Gallagher ), per usura o per improvvisa mancanza del leader ( come nel caso dei Doors o dei Nirvana, anche se hanno avuto code non edificanti ) oppure gruppi che non hanno mai annunciato ufficialmente la loro fine  pur rimanendo in una sorta di limbo in cui è arduo capirne il senso.

I REM ( acronimo da Rapid Eyes Movement, cioè la fase rem del sonno ) sono nati agli inizi degli anni ottanta. Provenivano da Athens ( Georgia, USA ), in un momento in cui il rock americano, soprattutto quello sudista/californiano, si stava orientando verso un suono che prendeva molto dalla passata musica elettro-acustica dei Byrds, un suono cristallino di chitarre e splendide melodie che non fecero fatica ad occupare un posto di rilievo nella musica di tendenza del periodo. In verità furono molti i gruppi provenienti da quell’area che proponevano questo tipo di musica, prodotti da musicisti come Don Dixon e Mitch Easter, i quali ebbero l’indubbio merito di forgiare e aggiornare non solo il tipico suono jungle jangle di invenzione byrdsiana ( i più tradizionalisti però furono i Long Ryders, che addirittura presero anche la famosa “Y” dei Byrds ) ma di introdurre anche accattivanti linee melodiche ed una modernità intrinseca che fecero la fortuna del genere.

DSC03878I REM furono tra quelli che meglio riuscirono a coniugare i due elementi in modo straordinario riuscendo da subito ad ottenere il giusto riconoscimento non solo negli ambienti rock underground ma addirittura, sin dal primo disco ( Mur Mur del 1983 ) anche in altri ambiti,  ottenendo vasta eco ovunque, riuscendo a vendere, senza alcuna promozione, oltre centomila copie dell’album.

Ma il loro primo parto discografico fu un singolo epocale, Radio Free Europe, di qualche anno precedente, e successivamente il mini LP  Chronic Town, primi timidi passaggi verso la costruzione di un suono tipicamente Rem che presto si sarebbe sviluppato e imposto nel variegato mondo dell’underground americano.

Dopo Mur Mur, il loro primo vero parto discografico, nonostante siano pochi quelli che si accorgono di loro, per la stampa musicale, soprattutto quella italiana, ( Il Mucchio Selvaggio ) il gruppo è tra quelli che decideranno il futuro del rock. Basta solo saper aspettare, si scrive in sostanza, d’altronde la voce di Michael Stipe è una delle più belle, espressive e melodiose della nascente scena rock americana e il resto della band, formata da Peter Buck, Mike Mills e Bill Berry, non è da meno dotato com’ è di eccellenti musicisti che sanno suonare e scrivere canzoni.

Infatti nonostante l’inspiegabile virata folk rock del successivo Reckoning, meno dominato dalle trame chitarristiche di Peter Buck, ma pur sempre di livello compositivo molto alto, i REM decidono di produrre il successivo lavoro in Inghilterra, alla corte di Joe Boyd, il maestro del folk rock inglese, che da un tocco di epicità magistrale ai contenuti dell’album, che sin dal titolo, Fables Of Reconstruction, concede alla contaminazione l’ulteriore passo necessario verso la costruzione di una maturità decisiva per le sorti del loro suono.

Il ritorno in USA coincide con l’interlocutorio Lifes Rich Pageant, ( 1986 ) rock a tutto tondo prodotto da Don Gehman, il produttore di John Cougar, che se da un lato da ulteriore popolarità al gruppo dall’altro ingabbia il suono verso un genere tendenzialmente mainstrem, anche se di qualità.

L’ultimo album prima del passaggio ad una major, l’immenso Document, è unanimemente considerato il disco che meglio illumina una maturità definitiva acquisita sul campo anno dopo anno e forte di uno spessore artistico senza precedenti, un congedo dalla IRS, che finora aveva pubblicato tutti i lavori, che avviene nel migliore dei modi, per approdare alla Warner Bros, lasciando in eredità alla loro ex scuderia un album d’alta classifica, milionario.

I Rem sono un gruppo ormai avviato verso la gloria senza più impedimenti.

L’approdo alla multinazionale avviene con Green ( 1988 ), molto atteso, ma risente del nuovo rapporto discografico, non ha un indirizzo unitario ma si nutre dei tanti suoni espressi dalla band sino a quel momento. Tuttavia i REM conservano la loro indipendenza artistica come d’altronde avviene per tutti i gruppi provenienti dall’underground approdati in quel periodo ad una major ( la Seattle Scene in primis ), indispensabile motore che servirà loro ad imbastire in un futuro imminente tutti gli elementi necessari alla band per pianificare il successo planetario che avverrà col  successivo album, l’arcinoto Out Of Time, al cui interno figura il loro brano più famoso, Losing My Religion, che spalanca loro definitivamente le porte della notorietà a delle vendite stratosferiche.

DSC03880Dopo il milionario Out Of Time la vita artistica della band cambia registro. Con mezzi più adeguati i REM scrivono ulteriori pagine memorabili sin dal successivo Automatic For the People, a mio avviso il vertice assoluto della pur ampia discografia della band, album dai toni crepuscolari e forte della presenza di brani di assoluto valore compositivo, formidabile sequenza di perle che lasciano sbalorditi all’ascolto per il perfetto equilibrio esistente tra folk d’autore e delicati suoni acustici intrisi di alta poesia, esaltata dalla stupenda e suggestiva voce di Stipe.

All’album collabora il produttore Scott Litt ( lo stesso di Document ) mentre gli arrangiamenti sono affidati all’ex Led Zeppelin, John Paul Jones.

Ciò che avverrà dopo nella storia del gruppo è patrimonio di tutti, la rock band diventata la più famosa del mondo naturalmente finirà sui rotocalchi, e le tv di tutto il mondo si contenderanno il loro nome, riuscendo però mai a smarrire la vena creativa che ha sempre caratterizzato i loro lavori sin dalle origini, quando erano sconosciuti e giravano con un sgangherato pulmino tra le torride strade della Georgia ma predestinati alla sicura gloria perché determinati a sfruttare le loro enormi potenzialità, captate sui tanti modelli che la storia del rock ha fornito loro in tantissimi anni, riuscendo altresì a costruire un suono personale che purtroppo ha cessato di vivere, dopo oltre trent’anni di ininterrotta attività, decretato con una nota apparsa sul web e firmato dal leader, ponendo la parola fine ad una delle band più importante del pianeta.

LUIGI CIAVARELLA

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