Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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Music'Arte / Battisti pittore

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E per la Settimana della cultura spunta l'ipotesi di una mostra con un quadro di Lucio Battisti al Minimuseo di San Marco in Lamis

Lucio Battisti pittore? Nessuno se l’immaginava e quindi la mostra che si e’ tenuta all’Auditorium di Renzo Piano di Roma, il cosiddetto Parco della Musica, e’ stata una vera sorpresa. Certo nel vedere  le copertine minimaliste dei suoi dischi nel periodo Panella, dove il gusto per l’avanguardia c’e’ e si vede, qualcuno se l’era già immaginato.

E’ stato dunque una sorpresa piacevole vedere l’altra faccia di Lucio, che ce lo ha rivelato come un artista completo, a tutto tondo. Certo molti grandi musicisti hanno coltivato l’arte pittorica, basti pensare a Bob Dylan e Joni Mitchell, a Frank Zappa e Miles Davis, Leonard Cohen, David Byrne e, per il nostro ambito, a Paolo Conte, Battiato, Cattaneo, Renga, Jovanotti, l’indimendicato Augusto Daolio dei Nomadi e molti altri, tutti con stili diversi e personali, legati alla propria sensibilita’ e formazione ma tutti con la voglia di essere artisti completi. I quadri di questa mostra, chiamata BATTISTI, IL TRATTO DELLE EMOZIONI, svoltasi dal 14 settembre al 2 ottobre 2011 a cura di Gianni Borgna e Carla Ronga, sono quelli che Battisti aveva fatto a casa del padre, fra il 1969 ed il ’72, nei momenti di relax, per lo piu’ in cucina e su mezzi di fortuna e che li’, nella casa paterna, erano rimasti fino alla vendita recente ad una anonima collezionista che ha accettato di farli esporre quando un nipote di Lucio ha ritenuto che fosse giusto che anche altri potessero vederli e, perche’ no, giudicarli. Non sappiamo quindi se queste undici opere, tutto qui, sono la sola testimonianza dell’altra faccia dell’artista o se ne esistono, e probabilmente esistono, altre, altrove.

Curiosamente tutte le opere portano il nome di una, piu’ o meno celebre, canzone del nostro perche’ sembra che sono le canzoni, alcune successive e di molto al periodo citato, ad aver acquisito il titolo dai quadri e non il contrario. C’e per esempio Una giornata uggiosa che e’ addirittura il 14^ album di Battisti, dell’80, che quasi riproduce, ma molto piu’ coloristicamente, la successiva vera copertina dell’album, questa pero’ quasi del tutto fotografica. Addirittura L’apparenza che appartiene al periodo post-Mogol ed e’ dell’88 e che ci sembra, fra l’altro, il quadro piu’ espressivo di questa mostra anche se piccolino (55x55), il piu’ informale  e contemporaneo, non puo’ non richiamare alla memoria, specie con i suoi grigi materici, qui intersecati da una figura ad X centrale quasi violacea, non puo’ non richiamare dicevamo una pietra miliare del’astrazione come Les glaciers di Jean Fautrier, del 1926. Solo Prigioniero del Mondo, impostata come un mosaico ovoidale di stile decorativo messicano ma trivellato a mo’ di fulmine nella parte centrale, e’ successiva alla celebre canzone, del ’68, e primo successo popolare di Lucio insieme all’altra facciata A (proprio A e non B, sul serio!), Balla Linda.  Altre tre quadri sono coevi all’opera musicale e sono precisamente Una che e’ dell’album Progressive per eccellenza Amore e non amore, quasi un’architettura trans-avanguardista che appare come un palco a gradinate attraversato da un’ombra che dalla sua sommita’ scende in maniera sia confusa che calcolata. La stessa sostanza che ritroviamo, ma in maniera totalmente coloristica e astratta, nella successiva Sognando e risognando mentre proprio coeva e’ Gente per Bene gente per male, giocata su due colori, il rosso e l’azzurro dati a colpetti di pennello puntinistico, il primo avvolgente l’altro chiuso a riccio sul fondo verso l’angolo destro della tela dal sottile significato psicologico. La collina dei Ciliegi e’ invece un naif solare in cui filari sovrapposti di alberi rossi, si stagliano su colline di identico colore. Soltanto due alture non sono piene di (probabili) papaveri e fanno da filtro ad un cielo azzurro con nuvolame vangoghiano che contrasta visibilmente con il resto. Questa sembra l’unica opera figurativa e di ampio respiro della mostra, la piu’serena e solare, abbastanza grande (cm.172 x 87) ma dipinta su un tavolaccio rimediato. Due mondi e La macchina del tempo hanno ispirato due belle canzoni dell’album cult di Lucio, il fantastico Anima Latina e sono le opere che appaiono meglio resistere al tempo risultando molto vicini allo stile pittorico attualmente in auge, un’astrazione che comunque concede alla figura ed infatti troviamo nel primo, su sfondo neutro, due impronte di mani simmetricamente sovrapponibili, la seconda, rossa,  dopo una rotazione di 180 gradi, alla prima di prevalente blu come nel quadro puntinista. Si possono scorgere addirittura figurine primitive, quasi guerrieri arcaici simili all’eroe di Capestrano, che e’ , per chi non lo sapesse,un reperto archeologico proprio della sua terra mentre su un’altra tavolaccia troviamo un vero e proprio orologio misto a meridiana con al centro, di metallo ed arrugginito, un meccanismo di vecchia sveglia. Numeri arabi e romani si accavallano sulla raggiera rossa posta nell’aere formando una composizione, quasi quadrata, davvero interessante ed attuale. Un particolare di un quadro di Morandi (non Gianni, s’intende) sembra affacciarsi dal camino materico e di getto di Respirando, un compensato di piccole dimensioni dai colori caldi e autunnali, mentre il grande quadro che domina la prima stanza della mostra, lungo circa due metri ed originariamente vecchio arazzo di famiglia, ci porta in tutt’altra dimensione. Si chiama La canzone della terra e apparira’ come song su Il nostro caro angelo del ’73 anche se il dipinto e’ del 71, rappresenta una veduta dall’alto di una costa, forse sudamericana, considerato anche lo stile ed i colori accesi.  Nella stessa prima hall troviamo anche le prime chitarre di Lucio che a rivederle oggi sembrano proprio tre sculture, la prima e’ addirittura quella storica, anche decorata e firmata,  che l’artista uso’ per il suo approccio a quello che sarebbe diventato il suo mestiere. A quando il resto dell’opera pittorica battistiana? Per la Settimana della cultura dei Beni culturali del prossimo anno o anche nella Giornata europea della Musica, come abbiamo fatto da almeno due lustri a questa parte, volentieri potremmo esporre nel nostro Minimuseo almeno un’opera del grande Lucio.

GALLERIA QUADRI di LUCIO BATTISTI

Nicola Maria Spagnoli
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Gianni Borgna, uno degli organizzatori della mostra