Music'Arte
Music'Arte / FLEET FOXES

"Helplessness Blues!!!!!!!!!!!"
Dejà vù, sia come già visto e sentito che come riferimento al celebre capolavoro di C.S.N. & Y. Non solo, anche al Bridge over trouble water e precedenti di Simon & Garfunkel questo lavoro è debitore, come del resto lo fu il primo disco, l’ottimo esordio del 2008, se poi dentro ci troviamo anche un po’ della complessità dello Brian Wilson di Smile, presente a tratti, il quadro è completo ed il ritorno al passato è servito, ma non è una constatazione negativa, anzi!
Ogni tanto fa bene un citazionismo di nobili cose e questi ragazzi ci riescono appieno anche nella seconda e decisiva prova, con canzoni a volte semplici, scarne e melanconiche (Bedouin dress o Blue Spotted Tail con solo voce e chitarra), a volte rococò all’eccesso, comunque intriganti, strapiene di continue variazioni prog, alle 12 code e dulcimer, di cori angelici e anche di un pò di psichedelia alla Byrds. E proprio ascoltando la lunga The Strime/An argument che ha nel finale un sax free drammaticamente dissonante, dopo un andamento quasi sinfonico che non si può non pensare, come dicevamo, ai tempi gloriosi della Guinnevere o all’intero If I Could di David Crosby.
Sim Sala Bim anche affascina alquanto per l’energia e per un chè di mediterraneo (in alcuni momenti sembra un sirtaki!) come del resto nella facile facile Grown Ocean dove sembra esserci anche un pizzico di taranta. Un breve episodio strumentale, The Cascades, apre nuovi possibili orizzonti al quintetto di Seattle anche se il rischio di esagerazioni in coretti e leziosità medievalistiche, per intenderci alla Fantasia Lindum, è dietro l’angolo e potrebbe far fare loro anche fare un passo falso, come già successo per un altro giovane gruppo americano, i Ridden Cameras.
Nicola M. Spagnoli

















