Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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Music’Arte / Negrita: Dannato vivere

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Nel panorama della musica rock italiana il gruppo toscano i Negrita occupa un posto di rilievo, la cui popolarità, alimentata da tanti anni vissuti sulla scena ai limiti della resistenza umana, non è mai venuta meno. Nati musicalmente a fine anni ottanta, il gruppo pubblica il suo primo album, omonimo, nel 1994 per i tipi della Black Out all’epoca massima espressione discografica indipendente.

Dall’album, dai forti ed espliciti riferimenti black  e riff che rimandano alla stagione funky dei Rolling Stones, ( non a caso il loro marchio Negrita altro non è che un brano dei Rolling Stones del secondo periodo, - Hey Negrita ! - mi pare contenuto nell’album Black & Blue, titolo all’epoca molto contestato dal mondo femminista per l’esplicito invito contenuto nel titolo che fa riferimento “al modo di trattare le donne”, appunto nero e blu dai lividi sulla pelle provocate dalle botte ), si ricorda almeno un brano, Cambio, che avrà un certo successo nelle radio, consentendo al gruppo aretino si sviluppare un proprio spazio all’interno di quel grande serbatoio di idee che sta alimentando tutta la scena rock italiana in quel periodo.

Gli altri album, da Paradiso per illusi a XXX ( registrato a New Orleans negli studi del celebre produttore Daniel Lanois ) e Reset passando per L’uomo sogna di vivere a Helldorado, si manterranno sullo stesso livello di scrittura, un torrido rock blues che avrà un momento di gloria aggiuntiva quando il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo chiederanno al gruppo di scrivere un paio di colonne sonore per i loro film, in particolare Questa è la vita, dove trova visibilità il brano Mama Maè, allargando in questo modo ulteriori spazi della loro già consistente popolarità.

Il loro ultimo Dannato vivere, licenziato il 25 ottobre scorso dalla Universal Records, a distanza di tre anni dal precedente, presenta subito un suono fresco ed essenziale, e soprattutto una ballata dai toni molto caldi come Brucerò per te, già sugli scudi nelle varie classifiche di gradimento.

L’album apre però con toni funky aggressivi ( Junkie Beat )  ma continua con accenni rock più convenzionali, senza virate particolari a parte una evidente freschezza di suono dovuta alla produzione di Franco Barbucci, che però scivola spesso nel mainstream, privandoci cosi di quei riff di torrido blues che il gruppo ci aveva abituati, per indirizzarci su un percorso in cui, come scrive il titolo di un loro brano, La musica leggera è potentissima, la professionalità e il disimpegno hanno avuto il sopravvento sull‘ impegno civile, in verità mai troppo ostentato dai Negrita durante tutta la loro carriera, ma che qui lo seppelliscono del tutto sotto un cumulo di canzoni potenzialmente di successo che già si prefigurano dappertutto.

Una curiosità: nel brano Per le vie del borgo di accenna ad un riff “ rubato “ al brano The Magnificient Seven dei Clash, un omaggio nascosto al gruppo più importante del rock o una semplice coincidenza ? Chi lo sa.

LUIGI CIAVARELLA

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