Poche Storie
Ettore de Pazzis, detto Miale da Troia

In vista dell'anniversario del 150° dell'Unità d'Italia ho ben pensato di ricordare un eroe della nostra terra, protagonista di un episodio storico che molti storici ritengono essere l'antefatto di quello che poi sarà il risorgimento italiano: la disfida di Barletta. In questa occasione 13 cavalieri italiani sfidarono 13 cavalieri francesi per difendere l'onore dell'Italia, o meglio dei popoli italici visto che l'Italia di fatto era solo un territorio geografico costellato di stati e staterelli.
Proprio per questo motivo si tende a legittimare storicamente questo episodio come una delle prime e documentate prese di coscienza da parte degli italiani di quella identità che oggi purtroppo si tende a snaturare.
Ettore de Pazzis, meglio conosciuto come Miale da Troia, fu uno dei 13 cavalieri italiani della Disfida di Barletta, che capitanati da Ettore Fieramosca sconfissero i francesi in una sfida regolare il 13 Febbraio 1503.
Di seguito è riportato un articolo a cura di Pina catino, tratto da www.ilportaledelsud.org/miale.htm
Alcuni storici accettarono che il Miale della Disfida fosse Ettore de’ Pazzis da Troia, altri erano dubbiosi. Con il manoscritto rinvenuto negli anni 1980, nell’archivio Capitolare di Troia, si è risolta finalmente questa postuma appendice alla Disfida.
Ettore de’ Pazzi , discendeva da un’antica famiglia di banchieri fiorentini, fra le più ricche e potenti. Suo padre Francesco, figlio di Antonio e nipote di Jacopo fu uno dei fautori della Congiura de’ Pazzi contro la Famiglia de’ Medici.
Quella de’ Pazzi fu una famiglia importante nella Storia di Firenze: capostipite fu Ranieri sec XI; tra le figure di spicco ricordiamo Pazzino, Crociato distintosi nell’assedio di Gerusalemme, partecipò alla 1° Crociata, sarebbe stato il primo cavaliere ad entrare nella città Santa sconfiggendo i Mussulmani. Goffredo di Buglione gli regalò tre schegge di silice provenienti dal Santo Sepolcro, luglio 1099.
Jacopo detto del Neca, condottiero,partecipò e perse la vita nella Battaglia di Montaperti 4 settembre 1260; Carlino, citato da Dante nel IX cerchio dell’Inferno fra i traditori della Patria; Andrea, che nel 1429 commissionò al Brunelleschi una cappella nel complesso di Santa Croce.
Nel 1469 all’apice del prestigio e ricchezze conseguite attraverso l’attività di banchieri, la Famiglia de’ Pazzi s’imparentò con i Medici, attraverso le nozze fra Guglielmo e Bianca, sorella di Lorenzo il Magnifico.
Nel 1471, la frantumazione causata dall’elezione papale di Sisto IV. Francesco, padre di Ettore, dopo aver partecipato alla famosa congiura il 26 aprile 1478, contro i Medici, insieme allo zio del cardinale Raffaele “Sansone” Riario [1], (1460-1521)₁, Gerolamo Riario, fratello della madre Diana, (figlia di Paolo Riario e di Bianca della Rovere sorella di Papa Sisto IV della Rovere), fu costretto all’esilio e si rifugiò a Troia presso la Famiglia Sansone con il piccolo Ettore.
I Discendenti di Ettore de Pazzis, ovvero la nobile casata Miale, nel 1650 circa si stabilì nei possedimenti di Acquaviva delle Fonti, apparentati con i virtuosi Forziati.
Dopo quattro secoli dalla congiura di Firenze, nel 1878, a Troia fu scoperta una lapide sul portone d’ingresso di quella che, per tradizione, è ritenuta la casa dell’eroe della Disfida. L’iscrizione ormai illeggibile, fu dettata dal letterato e avvocato troiano, Alfonso Petruzzi:
AD ETTORE DE PAZZIS
SOPRANNOMINATO MIALE
CHE CON ROMANO EROISMO
ALLA SFIDA DI BARLETTA FEBBRAIO 1503
DALL’ONTA DELLA TRACOTANTE SUPERBIA FRANCESE
L’ONORE E LA GLORIA DELLA VILIPESA ITALIA
COL SANGUE RIVENDICÒ
A RICORDO IL POPOLO DI TROIA Q.M.P. 18 Luglio 1878
Nell’archivio capitolare della Cattedrale della città dauna, Troia - Foggia, è stato rinvenuto il documento. Fonte Bibliografica: “Archivio Genealogico Cimino - Schedario M”.
Con la consulenza e gentile concessione documenti, da parte del discendente, dott. Giacomo Stefano Nello Miale.
L’Arma di questa Nobile Famiglia figura nell’“Archivio Araldico Genealogico Cimino - Schedario M”; ed ha la seguente blasonatura: “di argento, al Leone di rosso tenente un nastro di argento, caricato dalla cifra 100; capo di azzurro; alla spiga di miglio d’oro in palo”.
Da un documento dell’Archivio capitolare della Cattedrale di Troia (Foggia), nel volume 22, al fol. 2v. si certifica la cittadinanza troiana di uno dei tredici Cavalieri italiani, che il 13 febbraio 1503, partecipò alla celebre Disfida di Barletta.
Il documento è “Istrumento delle decime” stipulato in Troia il 13 agosto 1499 tra l’Università Troiana (l’antica Amministrazione civica) ed il Capitolo Cattedrale di questa diocesi. Al foglio 2v., rigo terzo di detto documento, tra i presenti alla stipula di quell’atto, in rappresentanza ufficiale della Università Troiana - figura Dns. Hector Masi Paczi regij squadrerij.
Detto personaggio, che alla fine dell’atto ha apposto anche la sua firma nel 1499, quattro anni prima della Disfida, non è altri che Ettore de’ Pazzis, che i commilitoni delle bande italiane al soldo del re di Spagna (da qui la qualifica di “regij squadrerij”) appellarono “Maiale da Troia”, poi ingentilito in Miale. Nello stemma della città di Troia era raffigurata inizialmente una scrofa che allatta sette porcellini. Carlo V lo sostituì nel 1536 con un'anfora d'oro sormontata da una corona da cui guizzano cinque serpenti.
Per meglio comprendere la vexata quaestio, più volte contestata da oltre due secoli, di uno dei tredici cavalieri della Disfida di Barletta da parte della critica storica, si riporta la seguente documentazione:
Il manoscritto del notaio Pietrantonio Rosso di Manfredonia “Ristretto dell’Istoria della Città di Troia e sua Diocesi – dall’origine delle medesime al 1584”, pubblicato dal notar Nicola Beccia, direttore dell’Archivio di Stato di Foggia, il 1907, in cui si elencano da parte dell’Autore coevo i tredici cavalieri della Disfida: “di Troia Ettorre, over ‘Masi de’ Pazzi, detto Majale”;
La testimonianza manoscritta di certo Nicola de Intella rintracciata da Giuseppe Ceci in un processo alla Camera Summaria e pubblicato in “Archivio Storico delle Provincie Napoletane”, anno XXXIII, fasc. I, nella quale è detto che “Hectore de’ Pazzis era capo de squadra de gente d’armi de la compagnia de un nominato Lopez (costui era Inigo Lopez de Ajala, colui che, presente alla famosa cena di Barletta, comunicò al Fieramosca le ingiurie del francese La Motte contro gli italiani) spagnuolo et molto acto in lo esercitio delle armi et tenea fama de multo valente homo, et vedea ipso testimone che era multo stimato in lo esercito del Gran Capitano (Consalvo da Cordova) de manera che in lo servicio ne pigliava fatiche fora de Barletta con li homini de arme et andava contro l’inimici et lo serenissimo Re Catolico et lo Gran Capitano li voleva gran bene”;
I trattati storici di Francesco Guicciardini, vissuto al tempo della Disfida di Barletta, che nell’elencare i tredici cavalieri scrive “che i nomi loro trapassino alla posterità mediante l’istrumento delle lettere … furono dunque… e Miale da Troia”.
















