C’era una volta la Scuola (settima e ultima puntata)

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Meno male che quarant’anni fa la Geografia era molto più facile degli ultimi anni. Quando si diceva: Jugoslavia, era facile sapere la capitale, altre 3-4 città più importanti e le risorse minerarie (chissà perchè di ogni Nazione si dovevano sapere a memoria soprattutto le risorse minerarie!!)

Oppure: Unione Sovietica, era facile sapere il nome della capitale, con chi confina (e le risorse minerarie). Ma provate adesso a dire a memoria tutte le capitali dell’ex Unione Sovietica: Bielorussia, Ucraina, Azerbaigian,  Georgia, Moldavia, Tagikistan… è diventato molto più difficile ricordare,  rispetto al passato.

Quando si studiava alle Scuole Medie, la Geografia di allora, associavamo immediatamente la foto di Mosca, all’Unione Sovietica, al freddo, al colbacco e a tutto ciò che non è Mediterraneo. E si voleva viaggiare per vedere se fosse veramente così, non proprio verso il Polo Nord, ma viaggiare, anche per visitare qualche città italiana lontana da noi: pensavamo che più si andava lontano, e più interessante fosse il viaggio. O per essere più precisi: la gita!

Questo è il termine preciso per noi ragazzini di quarant’anni fa: la gita. Era sinonimo di stare insieme ad altri coetanei, si trasferivano intere classi altrove anche per un giorno, e cercavamo, una volta a destinazione, i luoghi visti nelle foto sul libro di Geografia.

Era un momento di formazione sociale: si provava per la prima volta l’esperienza di stare per ore nello stesso pullman, si dormiva tutti nello stesso albergo e si stava lontani dalla famiglie per la prima volta. Cosa che avvenne per tanti ragazzi come me, quando alla Terza Media ci portarono sul Lago di Garda, con Sirmione come centro dal quale spostarsi. Verona è stata una delle mete insieme a Mantova.

Ricordo Verona per un episodio particolare: eravamo sotto il balcone di Giulietta, e aspettavamo che uscisse. Non proprio lei, quella che morì per amore, ma un’attrice, qualcuna che la interpretasse anche per pochi minuti. L’insegnate di Lettere suggerì di recitare, leggendo, qualche passo della tragedia scritta da di William Shakespeare.  Cosa che facemmo. A quel punto c’era alcuni giapponesi che guardavano la scena, appena finita andarono via. Non abbiamo mai capito il perchè di quella “fuga”, sperando di non aver rovinato la loro permanenza a Verona.

Anche di Romeo non c’era traccia, e allora andammo via e visitammo l’Arena sperando di assistere al Festivalbar, ma non era Settembre, ma Aprile. E allora un alunno si avvicinò al professore che ci accompagnava e gli disse: “Ma che cosa ci siamo venuti a fare Verona, se Giulietta non si è affacciata alla finestra, i cantanti vengono dopo l’Estate, non era meglio fare la gita a Pompei: almeno vedevamo i morti, quelli non li sposta nessuno!”

La prova generale della gita delle Scuole Medie era il classico trittico: Alberobello, Grotte di Castellana e Fasano (al safari), che si organizzava alla Seconda Media. Quella era la prima uscita dalle mura cittadine, tutti partecipammo: non si poteva perdere un’occasione del genere. Soprattutto perché dello zoo all’aperto di Fasano, si raccontavano cose straordinarie: di orsi che ti salutavano mentre passavi con il pullman, di giraffe che entravano con il collo nel finestrino e soprattutto delle scimmie si raccontavano cose stupefacenti.

Le scimmie, per quelli che già c’erano stati a Fasano, facevano cose mai viste nell’altro Emisfero: se ti fermavi con l’automobile erano capaci di smontarti la macchina iniziando dalle ruote (senza crick…), se le volevi dare delle banane pretendevano che gliele sbucciassi!! Insomma, le scimmie mancava poco che chiedessero il minimo sindacale garantito al guardia parco, per come intrattenevano i clienti dello zoo safari

Naturalmente si mangiava a sacco, per le gite di un giorno. Invece in quelle come sul lago di Garda, rimanendoci per quattro giorni, mangiammo in albergo. Furono quattro giorni straordinari! Quando vedemmo, tra l’altro, la prua di una nave nel Vittoriale di Gabriele  D’Annunzio a Gardone Riviera: finalmente si toccava con mano oggetti e luoghi visti nelle foto durante gli anni di studio dalle Elementari alle Medie.

In quel momento capimmo che la Storia e la Geografia che ci avevano insegnato, erano vere!!! E non delle favole per tenerci contenti, facendoci  credere che vivevamo in un Paese “che non esiste”. Non tutti i ragazzini potevano permettersi il lusso di viaggiare così lontano e vedere chilometri di autostrade, paesaggi mai visti prima, l’alba che nasce e il tramonto che metteva fine alla giornata. E tutto questo lo vedevamo dai finestrini del pullman: la natura e la vita stessa che viaggiava con noi.

Quante volte da ragazzini pensavamo: ma come è possibile che quella città sia così grande??” E poi andandoci in gita scoprivamo che quella città era anche più grande di come fosse stata descritta. Oppure: “Ma come è possibile che in quella battaglia morirono in poche ore migliaia di persone?” Poi, visitando l’Ossario di Redipuglia, scoprimmo anche l’aspetto più spietato dell’Umanità, e anche la caducità della vita. Quella gita ci fece capire che stavamo diventando grandi e dovevamo sapere la Verità su Tutto!!

Si stava crescendo, l’adolescenza ci correva accanto, e pochi mesi dopo avremmo scelto quale Istituto Superiore frequentare. E da quel momento si aprirono intere praterie, intese come pensieri, considerazioni, azioni e tutto ciò che da un ragazzino che stava diventando un uomo, la società si aspetta.

La Terza Media finì. E da questo momento finiscono i miei ricordi. Non perché non voglia ricordare, ma perchè è finito anche il tempo di raccontare la Scuola, quella di tanto tempo fa. Quando si entrava in aula e si sentiva l’odore del gesso e della lavagna, di ragazzini che  chiedevano di dare un morso al tuo panino (e se lo chiedevano c’era più di un perchè!!), di quando  si andava in classe con il camice, di quando ci si metteva in fila per uscire ma non prima del suono della campanella, di quando si andava a trovare l’amichetto a casa sua perché aveva la febbre da dieci giorni, di quando a Natale ci davano un piccolissimo panettone, di quando qualcuno si addormentava in classe, di quando si andava ai circhi Newmann ed Embell Riva, di quando il bidello ti accompagnava a casa poiché non ti sentivi bene, di quando si immaginava cosa saremmo diventati in futuro. E anche di quando… qualcuno non c’è più.

Soundtrack: “Compagno di scuola” – Antonello Venditti

Film recommended: “L’attimo fuggente” con Robin Williams

Book recommended: “Diario di scuola” di Daniel Pennac

Mario Ciro Ciavarella Aurelio