Game over Cascavilla, San Giovanni Rotondo tornerà al voto nella tarda primavera del 2019

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Dopo 970 giorni (19 giugno 2016-14 febbraio 2019) si conclude mestamente – nel giorno di San Valentino- l’avventura politica dell’ex sindaco di San Giovanni Rotondo Costanzo Cascavilla a capo di una coalizione politicamente ibrida (spezzoni del centrodestra e spezzoni del centrosinistra).

Sognava una città “smart”, ma dopo 31 mesi e mezzo di travagliato cammino politico istituzionale (numerose infatti sono state le crisi politiche succedutesi in questo breve arco temporale, l’ultima pochi mesi fa) si è ritrovato disarcionato, sbalzato da cavallo, a causa delle contestuali e contemporanee dimissioni di nove componenti dell’assise che lo hanno sfiduciato, interrompendo anzitempo la consiliatura (la cui scadenza era fissata per il 2021). A nulla è valso a Cascavilla il tentativo in extremis, una volta fiutata l’aria, di protocollare le proprie dimissioni (da confermare o ritirare entro 20 giorni).

Nessuno ci ha creduto, visto anche l’esito dell’ultima crisi di qualche tempo fa (un infinito tira e molla durato mesi e finito con la grottesca decisione di rinominare una giunta fotocopia). Nel giorno di San Valentino in nove si sono recati presso un notaio di San Marco in Lamis per ufficializzare le dimissioni collettive e contemporanee che – di fatto- hanno provocato lo scioglimento dell’assise.

San Giovanni Rotondo si conferma così, ancora una volta, la città “mangia sindaci”.

Negli ultimi due lustri, l’unico a terminare il mandato, pur al prezzo di quattro giunte cambiate con annesso ribaltone finale, è stato Luigi Pompilio (2011-2016).

A firmare per “il tutti a casa” gli otto della opposizione in assise -nell’ordine Matteo Masciale (Pd), Salvatore Biancofiore (M5S), i cinque del gruppo misto (Antonio Pio Cappucci, Daniela Di Cosmo, Leonardo Maruzzi, Michele Pennelli e Salvatore Ricciardi) e Luigi Pompilio, ex primo cittadino – più Claudio Pazienza, il nono, decisivo, eletto nelle file di Città Attiva in maggioranza ed ex sodale di Gaetano Cusenza, rimasto nell’ora fatale –durante il suo personale pendolo tra maggioranza ed opposizione- dalla parte sbagliata.

Fedeli al sindaco (disarcionato) in sette: oltre al già citato Cusenza, Antonio Pio Lombardi (FI), i due della Lega Mauro Cappucci e Marianna Natale), Claudio Russo, Giuseppe Mangiacotti e Giuseppe Miglionico. Cascavilla – come si ricorderà- trionfò alle elezioni amministrative del giugno 2011: andò al ballottaggio (quattro i pretendenti, c’erano anche Pompilio e Fiorentino) con Nardino Maruzzi dopo il primo turno del 5 giugno. Al secondo passaggio elettorale del 19 giugno, divenne sindaco superando con 206 voti di scarto l’avvocato sangiovannese.

Con lo stop di ieri l’elettorato della città di san Pio tornerà di nuovo al voto nella prima settimana di giugno, subito dopo la tornata elettorale delle elezioni europee previste per domenica 26 maggio 2019. Si preannuncia una campagna elettorale corta e breve, e per questo altamente infuocata. Dopo quanto accaduto occhi puntati sui costi dell’annunciata tappa del Giro d’Italia in programma il prossimo 16 maggio (senza sindaco).

Francesco Trotta