Intorno a “mez lu chian”

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Ho visto incuriosito questa foto postata da Luigi Ciavarella su facebook, e ho subito notato una strana veduta di Piazza Europa, un po’ decentrata, per la verità. Ma riconoscibile. Soprattutto per la presenza in foto del palazzo dove adesso c’è “Casa del regalo”, e verso sinistra la sede dell’ufficio postale.

Non si vede quello che era il centro di “mez lu chian”, dove troneggiava la fontana inaugurata il giorno di Ferragosto del 1970 e fatta letteralmente sparire alcuni anni fa. Ma anche se manca questo punto di riferimento caratteristico della nostra piazza principale, è riconoscibile ugualmente.

L’istantanea è quasi sicuramente stata scattata dopo il 1982: prima di allora non venivano ancora sistemati i cassonetti, come si può vedere nella foto. Ci troviamo senza dubbio in estate: quasi tutti sono in maniche corte e i ragazzini con i pantaloncini. Pochissime macchine parcheggiate  o che sono in circolazione. Chi aveva una bicicletta, dava un passaggio all’amico sistemandolo dietro, non seduto, ma appoggiando i piedi sul sellino posteriore, dove si poteva sedere un bambino, difficilmente un ragazzo.

Anche il ragazzino al centro della foto in bicicletta dà un passaggio ad un amichetto, e lo posiziona davanti, sul tubo che tiene collegati il sellino con la parte anteriore della bicicletta: dietro non c’è il sellino per un secondo passeggero.

Si ha una strana sensazione nel vedere questa foto: sembra quasi di ammirare un ritratto del pittore Edward Hopper, il pittore della solitudine. Si notano almeno dieci soggetti ritratti, ma sembrano essere dei singoli momenti di solitudine: come se fossero dei personaggi appartenenti ad altri ritratti, e presi per poi essere assemblati in questa foto.

Non sembra esserci continuità in questa scena: è tutto immobile, come le auto parcheggiate. I gruppetti di ragazzini non danno segni di vita sociale, anche se sono rinchiusi in pochi metri quadrati, dove si trovano in quel momento. Non c’è interreazione tra le persone ritratte, sembrano singole vite che non vedono nulla intorno a loro, se non la persona che hanno vicinissima.

Quello che impressiona è il troppo spazio che c’è sulla destra della foto: non ci sono persone e nemmeno automobili. Non c’è nulla. Chissà se quel giorno fosse un giorno importante oppure uno dei tanti, se fosse domenica. Non sembra un giorno di festa, a parte il signore che indossa un vestito completo. Anche l’asfalto non sembra in ottime condizioni, non è di colore nero, ma sembra di un grigio troppo usato.

Sui balconi del palazzo in primo piano non c’è nessuno, e l’ora sembra essere di pomeriggio presto o verso mezzogiorno, considerato che di ombre lunghe non se ne vedono. La bicicletta più piccola, ha l’ombra che si trova proprio sotto il telaio.

Se ci pensiamo bene, mettendo da parte la prima impressione, non sembra San Marco, ma un paese difficilmente “classificabile”. Non si vedono monumenti, ma solo alcune persone che vivono in un giorno anonimo. Quasi in attesa che qualcuno dica loro esattamente cosa fare.

Mario Ciro Ciavarella Aurelio