Rignano Garganico: per l’eolico il Comune fa causa

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Sempre alla ribalta del dibattito politico locale l’annosa ed irrisolta questione delle pale eoliche in esercizio nella piana di Rignano Garganico fin da gennaio 2013.

Si tratta della somma di ristoro, a suo tempo stabilita del 10% sugli utili con un minimo di 480 mila euro all’anno, così come pattuito con Gargano Energia, consorzio del luogo che ha provveduto alla realizzazione dell’impianto. Impianto, quest’ultimo, venduto a buon prezzo alla  francese EdF e passato poi di mano in mano fino all’attuale maxi polo “2i Energie Speciali”, che raggruppa la citata EdF, l’Edison e l’Enel.

Del maturato dal 2013 solo una parte è stata versata all’Ente locale, mentre il resto sarebbe stato trattenuto ingiustamente dall’ultima ditta detentrice dell’impianto, E questo, vuoi per errata interpretazione della normativa vigente che fissa al 3% l’anzidetto compenso, vuoi in conseguenza dell’avvenuto cambio di guardia nel possesso della proprietà.

Ad intervenire decisamente, questa volta, ci ha pensato l’Amministrazione comunale in carica. Lo ha fatto con la delibera di giunta n. 32 assunta qualche giorno fa. Con essa si autorizza il primo cittadino, Luigi Di Fiore, a formulare e ad inoltrare da subito all’Autorità giudiziaria competente  l’apposito ricorso di ingiunzione contro la predetta ditta proprietaria. Tanto per mancato pagamento, entro i termini stabiliti nella convenzione originaria, della somma di ristoro pattuita tra le parti per la realizzazione e gestione del predetto parco eolico sul proprio territorio comunale. ù

Tenuto conto delle somme già incassate dal Comune, siffatto mancato introito ammonterebbe, secondo un oculato conteggio aritmetico effettuato in ragioneria, a 1.584.798,22, ossia a un milione cinquecentoottantaquattro mila settecento novant’ottomila euro. Per un importo considerevole del genere gli amministratori sarebbero decisi ad andare sino in fondo, sperimentando anche le note lungaggini delle cause civili, pur di aver ragione non solo dal punto di vista pecuniario, ma anche morale.

E in ciò convinti più che mai, come d’altronde l’intera popolazione, che la presenza di questi giganti dell’aria non solo non avrebbe apportato alcun vantaggio alla collettività, ma addirittura procurato danni irreversibili sul piano turistico. E per di più senza tener conto dello smaltimento dei materiali pericolosi, una volta esaurito il loro corso produttivo. Occorre constatare che qui la gente fino ad ieri ci veniva spesso da ogni dove per ammirare uno dei panorami mozza fiato tra i più belli ed estesi della regione, forse dell’intero Stivale. Pensate che da qui la vista si può estendere per oltre 180 gradi, abbracciando, ad esclusione della parte Nord del Promontorio: l’intera Capitanata; il Golfo di Manfredonia con Siponto;  parte del Nord barese con le Murge e in primo piano Castel del Monte; di fronte la lunga distesa dei Monti Dauni, collegati ad Ovest con i Monti molisani ed abruzzesi e sul sfondo l’altra faccia del Gran Sasso, ossia l’innevata Maiella.

Il tutto si deve alla sua posizione dominante, abbarbicato com’è sulla cima di una collina che si allunga dall’altopiano garganico diretto a strapiombo sul sottostante ed immenso Tavoliere. Chi si trova sulla Ripa Belvedere del paese ha modo di ammirare, quasi tutti i grandi centri abitati della piana, compreso Foggia e la miriade dei paesi e borghi dirimpettai con le loro case bianche. Non a caso attende di essere realizzato in località Croce ad un tiro di schioppo dal paese l’ambizioso progetto della grande statua di Padre Pio. 

Progetto, quest’ultimo, come si ricorderà, aveva mobilitato anni addietro una marea di sostenitori, non solo tra devoti e pellegrini, ma anche del mondo ecclesiastico, della cultura e del giornalismo italiano. È ora che l’idea venga ripresa e portata avanti, sollecitando e semmai l’apporto gratuito di qualche insigne architetto nazionale o straniero, a cominciare da Renzo Piano sulla scia di quanto già fatto con la grande Chiesa e la tomba del Frate Santo e recentemente per il nuovo cavalcavia al posto dell’ex-Ponte Morandi in quel di Genova. E perché no, si potrebbe cominciare proprio da questo grosso importo, sempre se sarà incassato a ritmo veloce, per partire!

Così dicasi per il Museo di Grotta Paglicci, col quale potrebbe fare il paio, per puntare decisamente verso l’agognato e mai raggiunto sviluppo socio economico e turistico della graziosa cittadina. (AntDV)