“La trasmissione sarà ripresa il più presto possibile”

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Immaginate tanto tempo fa, quando, improvvisamente, durante qualsiasi trasmissione televisiva della Rai, il collegamento saltava!! Non per mancanza di corrente nelle abitazioni, ma perché c’erano problemi tecnici a monte. O direttamente da dove proveniva il segnale, che poteva essere uno stadio, dove si disputava una partita; oppure da uno studio televisivo da dove si trasmetteva un programma in diretta.

E usciva quel cartello con lo sfondo in blu del titolo di questo articolo. Quando la tv era in bianco e nero, invece l’avviso veniva stampato su sfondo nero. E c’era un rumore di fondo, quasi un sibilo che ti avvisava, interrompendosi, che il collegamento riprendeva. Non era strano che durante la giornata davanti al televisore apparisse più volte questo annuncio. Poteva avvenire lo “scollegamento” durante un programma in diretta, oppure seguendo una trasmissione registrata. Ma era più frequente durante le dirette. E nessuno dei telespettatori protestava: nessuno che chiamasse i Carabinieri(?!), oppure i Vigili Urbani o direttamente la Rai per quell’incidente che spesso accadeva. Si aspettava. Solo questo.

Si aspettava qualche minuto per poi riprendere la visione del programma. Si sapeva che decenni fa il progresso della scienza e della tecnica non fosse granchè. E quando il problema tecnico veniva risolto dalla Rai, veniva trasmesso il cartello: “Riprendiamo le trasmissioni, scusandoci per l’interruzione”, si riprendeva a vivere. Era una resurrezione televisiva della quale i fedeli telespettatori sapevano che sarebbe avvenuta. Era un atto di fede catodico!! Che non aveva dei dogmi ben precisi ai quali aggrapparsi nell’attesa. Ci si credeva ed era sufficiente.

Se fosse stata una partita ad essere interrotta, alla ripresa del collegamento non si sapeva subito se il risultato fosse cambiato. All’epoca non c’era il display che viene messo in alto a sinistra dell’immagine, dove ti dice anche quanto tempo rimane alla fine della gara. Ma si doveva attendere che il telecronista lo ricordasse con la sua viva voce. E poi si poteva tirare un sospiro di sollievo.

Se invece ad essere interrotta fosse stata una trasmissione di varietà, si sperava che il cantante o comico preferito non si fosse già esibito. Ma il televisore non veniva mai spento quando usciva l’avviso “La trasmissione sarà ripresa il più presto possibile”. Nel frattempo ci si alzava dal divano e si andava in bagno o in cucina, per espletare le esigenze del caso, e subito dopo ci si piazzava di nuovo davanti al televisore. E quell’avviso con sfondo blu… c’era ancora!

Niente: il cartello dell’interruzione era ancora lì. E il fischio di sottofondo pure. Il cartello che chiedeva scusa per l’interruzione che c’era stata, non veniva ancora trasmesso. Ma perché non trasmettevano ad esempio le foto dell’”Intervallo”?? Ricordate quando ti si paravano davanti agli occhi le cartoline dei paesi italiani con relativa didascalia? E come sottofondo c’erano tre brani di musica classica: “Allegro” dalla Sonata VI in La maggiore di Pietro Domenico Paradisi, noto anche con il titolo di Toccata per arpa); “Sarabanda” dal IV concerto dei Concerts royaux di Francois Couperin; “Passacaglia” dalla Suite per clavicembalo n.7 HWV 432 di Georg Friedrich Händel.

Tutto questo veniva trasmesso se l’interruzione per motivi tecnici durava troppi minuti. Ricordo che se si superassero venti minuti, partivano le “cartoline dall’Italia”, ma in quel caso il programma trasmesso in precedenza e bloccato, poteva riprendere anche dopo un’ora. Capitava raramente, ma capitava.

Non era come quando andava via la corrente: nel nostro paese quando c’era un evento “catastrofico”, l’energia elettrica poteva mancare anche per alcune ore, o addirittura poteva ritornare il giorno dopo!! Qui invece si ricorda il silenzio e l’attesa che si viveva avendo nelle case degli italiani quell’avviso con sfondo blu. Gli elettrodomestici funzionavano come sempre, ma il segnale tv non dava segni di vita. Un silenzio assordante. Un tonfo al cuore.

Un silenzio-assenso da parte dei telespettatori. Come dire: ok, anche questo cartello ha diritto di avere i suoi pochi minuti quotidiani di celebrità. Insieme al monoscopio della Rai era l’unica immagine fissa che veniva trasmessa. E che tutti conoscevano. Infatti quando si giocava in strada da ragazzini, qualcuno andava a casa sua per espletare i bisognini fisiologici, e gli altri amichetti dicevano: “La trasmissione sarà ripresa il più presto possibile”. E pochi minuti dopo il ragazzino ritornava in strada e riprendeva a giocare.

Sapevamo che non era una catastrofe, ma solo mancanza del progresso giusto per poter raddrizzare quel problema tecnico. Il cartello con lo sfondo in blu non esiste da decenni. E quando l’ho rivisto pochi giorni fa su internet, mi è sembrato un reperto archeologico. Qualcosa che somigliasse ad un’ancora ritrovata su un fondale, o ad una statua che è riemersa dal fondo del mare quasi intatta. In entrambi i casi questi reperti esistono e aspettavano di essere ritrovati.

Come il segnale televisivo “La trasmissione sarà ripresa…”, sapevo dell’esistenza, ma non quando l’avrei rivisto.

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO