Un cantante, una storia: Patrizio

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Il ricordo è ancora nitido, nonostante siano passati quasi 40 anni. Nel 1980 durante la Festa dell’Unità a San Marco in Lamis si esibì il cantante napoletano Patrizio (Esposito di cognome). La singolarità di quel concerto fu che cantò con un braccio ingessato. Aveva 20 anni. Il suo arrivo venne anticipato con decine di manifesti affissi sui muri del nostro paese molti giorni prima. Una foto che riprendeva solo il suo volto. Un ragazzo bellissimo. La villa era stracolma durante il concerto, come l’abbiamo vista negli ultimi mesi con le due esibizioni di Daniele De Martino.

Patrizio è stato il precursore di migliaia di giovani cantanti napoletani che nacquero artisticamente dopo di lui. Compreso Nino D’Angelo. Non confondiamo la musica di Patrizio con il genere Neomelodico, eh no!! sarebbe quasi ovvio!! Patrizio si può inquadrare nel genere scomparso della Sceneggiata Napoletana, che nacque verso la fine degli anni ’60. Genere musicale detto “da giacchetta”, per la caratteristica posa del guappo che mantiene la giacca con un solo dito, appoggiandola sulla spalla. 

Nelle sceneggiate si trattano sempre gli stessi argomenti: l’onore, i carcerati, il contrabbando, famiglie bisognose (aiutate dalla malavita). Erano delle brevi commedie teatrali rappresentate in piccoli teatri napoletani, dove il pubblico spesso partecipava con urla e imprecazioni, e “suggerimenti” su come uccidere “u malament”. Patrizio veniva da questa scuola dopo aver visto esibirsi artisti come Mario Merola, Pino Mauro e Mario Trevi.    

Riscosse uno straordinario successo soprattutto verso la metà degli anni ’70 e non solo al Sud manche oltre i confini nazionali. Era il cantante napoletano emergente più pagato. E non disdegnava esibirsi ancora ai matrimoni e feste rionali, nonostante fosse molto famoso. Il fatto assurdo è che se andate su wikipedia troverete pochissime notizie su di lui: è stato quasi completamente dimenticato. Esistono pochi filmati quasi amatoriali girati in tv locali in quegli anni e che si possono vedere su youtube.

La sua vita di cantante non è stata pianificata in modo professionale e molti delinquenti hanno abusato della sua notorietà minacciandolo: l’ambiente discografico napoletano con i giovani cantanti è sempre stato spietato. Poi ci si è messo in mezzo un altro problema enorme: la droga. Dopo quattro anni dall’esibizione nel nostro paese, il corpo senza vita di Patrizio venne ritrovato nella sua auto. Aveva 24 anni. Era tossicodipendente da sei. Leggenda vuole che il cantante delapidò qualcosa come 300 milioni di lire per via della sua tossicodipendenza, ma quasi sicuramente non è una leggenda ma una durissima realtà.         

Nonostante i problemi, il pubblico non lo abbandonò mai. Patrizio era amatissimo dai napoletani, un affetto che Patrizio ricambiava con onestà, anche denunciando apertamente e spietatamente la sua tossicodipendenza in canzoni come “Teng Vint’ann” e “La mia vita continua”. I pochi discografici onesti che lo corteggiavano speravano che riuscisse a disintossicarsi, alla “Zeus Records” c’erano le porte sempre aperte per lui. Ma non riuscì mai più a varcarle.

Anche il produttore cinematografico Ninì Grassia credette in lui, pagandolo con 85 milioni di lire per girare tre film. Il primo 45 giri che pubblicò e che volava letteralmente via etere sulle onde delle radio locali era “Papà è Natale”. Patrizio aveva 13 anni quando lo cantò. Altra leggenda vuole che solo di questo singolo vennero vendute quasi un milione di copie!! Secondo me anche di più: le copie dei dischi dei cantanti napoletani sono difficilmente quantificabili, quasi tutte sono copie pirata. A 16 anni il suo cachet era di 300mila lire a serata, sapete come quale altro cantante? come Mario Merola. E abbiamo detto tutto…   

Peccato che Nino D’Angelo non consideri Patrizio come un suo precursore. Chissà perché. Forse perché Nino vuole passare alla storia come il primo cantante neomelodico napoletano, ma è quasi impossibile stabilire chi fosse il primo: anche perchè c’è Carmelo Zappulla che non molla l’osso!! Scontro tra titani… 

La vita di Patrizio è entrata nella leggenda. Le sue canzoni sono ancora in commercio e l’intera discografia è disponibile su Spotify. Tutto quello che si sa sulla sua vita privata è quasi comparabile a quella di Lucio Battisti: top secret, notizie frastagliate e confuse. Di certo sappiamo che ha inciso 10 album, alcune apparizioni televisive locali e una sola volta in Rai a “Domenica in…” nel 1979, dove appare stanco e confuso. È strano come in una vivacissima Napoli nessuno si sia preso la briga di scrivere un libro o girare un documentario su Patrizio.

Consiglio ai giovani amanti della canzone neomelodica napoletana di riscoprirlo. Ne vale la pena. L’artista nel suo vissuto porta soprattutto la sfortuna di una vita che spesso non dipende da sé stesso, ma dagli altri. E Patrizio ha provato sul suo corpo e nel suo animo tutte le sfortune che un giovane e talentuoso cantante possa subire.    

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO