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Un uomo, una storia: Lettera ad un Papa mai nato

Parvenza di vita. Solo 33 giorni di terreno passaggio con i sacramenti tra le mani e il popolo che ascoltava un uomo che parlava da uomo a uomo. Giù dalla sedia gestatoria. Hai voluto che i tuoi passi incontrassero quelli degli altri uomini, sulla stessa strada: uno di fronte all’altro.

Protocolli aboliti, gente toccata dalle tue mani disarmate, nessuna corona cinse la tua testa. “Tempestas magna est super me“. Questa non è una vita che è nata, ma solo vita che cerca di vivere.

Non c’è speranza per le opere di bene fatte come dio comanda, non c’è giustizia se le opere di bene non sono fatte per il bene di tutti. Non c’è dio dove l’uomo lo sostituisce. Nascita non voluta da tutti, un aborto in vita. L’anima c’era, il corpo lo è stato per poco. Un Uomo mai nato davvero, ma solo accennato e dato in pasto a fiere che non erano contente del suo arrivo.

La provvidenza non avrà provveduto, oppure ha provveduto troppo presto. Mistero non della fede, ma degli uomini. Mistero appena accennato ma chiarito, appena dopo il tuo trapasso: uomini nuovi per cose vecchie non vanno bene.

“Status quo”. Nulla deve essere cambiato, le parole dette e insegnate nel tempo devono essere quelle, nessuno può spostare una virgola degli insegnamenti dati. Nessuna novità dovevi portare tra le mura dei templi di dio.

Nemmeno il chierichetto dovevi fare avvicinare al tuo cospetto. Errore grave parlare con fanciulli ancora da catechizzare. Troppa vicinanza a sua santità non era stata permessa da nessuno. E nessuno doveva sapere su quello che le casse di Pietro contenevano (sicuramente più di 30 denari).

Silenzio e solite parole. Solo il silenzio e le parole dette e ridette da secoli dovevano trovare casa nelle orecchie dei fedeli. Nessun suono diverso dai soliti, nessuna novità o meraviglia inviataci da poco tempo da dio. Ma solo parole fatte da pietre che chiudono ogni ingresso a nuove epifanie.

Un Papa che non è mai nato non potrà leggere questa lettera appena scritta da me. Ma l’avrà già immaginata, appena sua santità è stato investito: “Annuntio vobis gaudium; habemus Papam. Emenentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Albino. Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Luciani qui sibi nomen Giovanni Paolo Primo”.

Questa lettera scritta da poco dal sottoscritto era già nell’aria. L’aria di una sera del 28 settembre, di 41 anni fa. È una lettera che si è scritta da sola: certe parole non hanno bisogno di autori, ma nascono appena c’è luce tra terra e cielo.

Appena alcuni stanno per nascere.

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO

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