San Marco in Lamis, sfilza di divieti: ma chi controlla?

Print Friendly, PDF & Email

 Non resta che affidarsi al buon senso e attendere fiduciosi

Ha suscitato pareri contrastanti la scelta dell’Amministrazione Comunale di San Marco in Lamis di vietare l’accesso ai cani in alcune aree della Villa e della Villetta Comunale. Nei cartelli, tra l’altro, si vieta di giocare a pallone, calpestare e raccogliere i fiori (quali?), andare in bici e sui pattini.

«Un divieto anacronistico, in particolare, quello rivolto agli amici a quattro zampe, che andrebbe corretto e rivisto al più presto». Anche perché, se l’intento è quello di preservare l’igiene, l’incolumità e il decoro cittadino, questi obiettivi possono essere raggiunti attraverso prescrizioni meno invasive e al passo coi tempi, ad esempio con l’obbligo di condurre i cani al guinzaglio e l’irrogazione di multe a chi non raccoglie le deiezioni. Una pratica, a dire il vero, poco praticata nella Valle e che probabilmente ha innescato il divieto e il fare di tutta l’erba un fascio. Su questo, invece, si dovrebbe lavorare: prima con azioni di sensibilizzazione (obbligo e importanza del microchip, guinzaglio, possesso al seguito dei sacchetti per la raccolta dei bisogni, ecc.) poi con controlli più duri fino alla comminazione di sanzioni. Al contrario si è scelto la via più “semplice”, tanto da far percepire ai più una poca simpatia per gli amici pelosi, che in altri contesti hanno libero accesso in ogni dove: centri commerciali, ristoranti, negli ospedali (pet therapy), fanno parte a pieno titolo delle forze armate e di polizia, si sono dimostrati ausilio salvavita indispensabile sulle spiagge ed essenziali per la ricerca e soccorso durante le calamità naturali.

Inoltre, in diverse sentenze dei TAR, “il giudice ha confermato che igiene, sanità e incolumità pubblica possono essere fatte rispettare mediante i divieti e le sanzioni già previsti dalla legislazione vigente, quali appunto l’obbligo del guinzaglio e di raccolta delle deiezioni, senza ulteriore necessità di limitare a priori la libertà di movimento dei proprietari e dei detentori degli animali d’affezione”. A tal proposito, proprio per conciliare le esigenze di tutti, abbiamo fatto notare al sindaco l’assenza di una zona dedicata allo sgambamento cani – realizzabile con poche risorse – semplicemente individuando e recintando un’area verde (anche periferica). Il primo cittadino ha rassicurato che tale iniziativa è in agenda.  

Ma – punti di vista e cavilli legislativi a parte – il punto fondamentale è uno e non di poco conto: l’assenza di controlli e l’esiguo numero di agenti di polizia urbana. Che, nonostante le recenti assunzioni a tempo determinato, restano un’entità astratta (due vigili che si alternano ogni tre mesi non risolvono il problema). Ecco che allora ogni trovata, condivisibile o meno, tesa a ristabilire un minimo d’ordine, si trasforma puntualmente in lettera morta.  Lo sanno bene i vandali del luogo che hanno sradicato uno dei cartelli a poche ore dall’installazione.