Una foto, una storia: Carl Ludwig Long e Jesse Owens

Il Cerchio della Vita (nascita, crescita, morte) viene spesso sostituito da delle linee. Come quella dell’elettroencefalogramma, che ci dice quando tutto è finito; o come quelle da non superare nelle stazioni, altrimenti i   treni potrebbero… portarci via con loro anche senza biglietto; oppure le linee messe a terra negli uffici, ospedali, da non superare per non “far troppo parte” della privacy del prossimo.

E ci mettiamo anche “La Linea”, il fumetto di Osvaldo Cavandoli, protagonista di spot pubblicitari di alcuni decenni fa. Che usciva letteralmente dalla terra per dar vita a delle storie non sempre felici, per La Linea. Le linee ci danno pure delle certezze: inizio e fine, nessun dubbio, nessun teorema matematico da risolvere. Come la vita di Carl Ludwig Long, atleta prima, e soldato poi. Il tutto compresa in due linee. Quella del salto in lungo e quella del fronte.

La prima linea della vita dell’atleta tedesco è stata quella del salto in lungo, che delimita da quale punto saltare. Quel salto lo poteva far salire agli onori della cronaca sportiva nel 1936, quando alle Olimpiadi di Berlino non vinse la medaglia d’oro. Venne battuto da Jesse Owens, atleta nero statunitense.

L’altra linea della vita di Carl Ludwig Long, è stata quella del fronte, dove  morì allo stesso modo di migliaia di altri militari tedeschi. Venne ucciso in Sicilia durante lo sbarco degli americani.

Partiamo dall’inizio. Olimpiadi di Berlino del 1936. Finale del salto in lungo. Il tedesco Carl Ludwig Long è il favorito della gara, l’americano Jesse Owens salta due volte dalla pedana del lungo e per due volte sbaglia, andando oltre la linea che non bisogna superare prima del balzo in avanti.

Ha un altro tentativo per rimanere in gara. Ed è in questo momento che prende vita la prima linea della vita di Long: l’atleta tedesco, sotto gli occhi di Hitler, che è in tribuna, si “permette” di suggerire a Owens il punto esatto dove saltare per non sbagliare per la terza volta. Suggerì che doveva spiccare il salto trenta centimetri dalla linea bianca che separa la pista dalla sabbia. E per essere sicuro che quel suggerimento fosse stato recepito, l’avversario di Owens lasciò, sul punto indicato, un fazzoletto bianco.

L’americano di colore così fece, saltò dove il tedesco aveva suggerito e si qualificò per la finale, quando vinse la medaglia d’oro nel salto in lungo. La razza ariana, quella pura secondo Hitler, venne battuta da uno sporco negro. Hitler immediatamente lasciò lo stadio olimpico di Berlino.

La medaglia d’argento vinta da Carl Long, non gli servì per evitare il suo invio sul fronte: la seconda linea nella vita dell’ormai ex atleta tedesco. Poteva continuare a gareggiare per sempre, o almeno fino a quando il fisico glielo avrebbe permesso. Ma quel suggerimento al nero americano Owens, per Long fu la fine. Alla prima occasione Hitler si sbarazzò di lui, inviandolo al fronte: in prima linea.

Carl Long morì a trent’anni per le ferite riportate in combattimento durante la seconda guerra mondiale, ucciso dagli alleati sbarcati in Sicilia. Long era di stanza a Niscemi con la divisione corazzata Hermann Goering, fu coinvolto nei feroci combattimenti attorno a Gela.

Linee che hanno segnato la vita di Carl Long: quella dal salto in lungo (linea da non superare), e quella del fronte (linea da non far superare ai nemici). In entrambi i casi per Long queste due linee di confine non hanno fatto il loro dovere: sono state superate e infrante più dal destino che da lui stesso.

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO

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