C’era una volta l’edicola

II Giornale radio della mattina apriva le giornate degli italiani. Intorno alle 6,30. Erano le prime notizie del giorno che si apprendevano, fatti successi il giorno prima o addirittura due giorni prima. L’informazione 40 anni fa non era in diretta come adesso: bisognava aspettare che i direttori dei giornali filtrassero le notizie per poi renderle pubbliche nei telegiornali, in radio e sui giornali.

Una censura soprattutto “democristiana ed ecumenica”: non si poteva far sapere tutto!! O almeno tutti i dettagli di una notizia, ma solo quello che servisse in modo sufficiente per informare la popolazione di quell’avvenimento. Una censura velata, nemmeno esagerata per la verità, diciamo il giusto. Le notizie apprese dai telegiornali erano poche e veloci, senza nessun approfondimento. In radio era peggio: senza immagini bisognava immaginare tutto quello che lo speaker leggeva.  Il servizio più completo in tal senso, lo faceva la stampa, soprattutto con i quotidiani.

Si attendeva ad esempio, che i fatti locali venissero messi nero su bianco su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, se quella notizia “che si diceva” da qualche ora fosse vera, l’avremmo saputo il giorno dopo leggendo il quotidiano pugliese. Una specie di Gazzetta Ufficiale delle nostre parti. E si correva in edicola per sapere la verità!  

Le edicole nel nostro paese erano pochissime negli anni ’70: quella di Stoduto in corso Matteotti, edicola Soccio ancora in attività in Largo Madonna delle Grazie, e sporadicamente aprivano per poi chiudere, alcune edicole lungo Corso Matteotti. E poi c’era quella di Borazio, sul viale, di colore giallo.

L’edicola Borazio è resistita eroicamente fino agli inizi degli anni’80. Le riviste venivano posizionate ai due angoli, in particolari contenitori che permettevano agli “aspiranti lettori” di leggere solo la testata dei quotidiani e la prima notizia in alto in prima pagina. Per capire di più, oltre il titolo, bisognava abbassare di poco il quotidiano che copriva quello messo appena sopra. Ma era comunque insufficiente.  

E allora bisognava comprarlo!! E quando qualcuno lo comprava, spesso gli amici si sistemavano dietro di lui per leggere anche poche righe di qualsiasi articolo. E l’amico acquirente più generoso, distribuiva i fogli del giornale tra tutti i presenti!! I quotidiani di una volta erano enormi, molto più grandi di quelli di oggi, forse li facevano così perchè dopo la lettura, quelle pagine servivano per altri scopi: pulire, metterli per terra quando i muri venivano imbiancati, fare il berretto a “barchetta” per i muratori.

I quotidiani sportivi erano quelli più venduti. Ricordo che quando vincemmo i Mondiali di Calcio del 1982, alle ore 7 del giorno dopo c’era già ressa davanti alle edicole per poter acquistare la “Gazzetta dello Sport”, dove sopra c’era scritto: “Campioni del Mondo!!” Con Bearzot che veniva portato in trionfo con la coppa in mano. Ma l’edicola ancora non apriva. Appena la saracinesca venne alzata, sembrava una scena di manzoniana memoria tipo “assalto al forno”, con i clienti già organizzati avendo in mano 600 lire, il costo del quotidiano.     

Quelli che non riuscirono a trovare quella copia, dovettero aspettare il pomeriggio, quando vennero stampate altre centinaia di migliaia di copie di quel numero in edizione straordinaria!!  

Nei bar, i quotidiani venivano appoggiati sempre sul frigorifero orizzontale, dove venivano sistemati i gelati. E ogni volta che il barista doveva prendere un gelato per venderlo, chiedeva al lettore di spostarsi lui con tutto il giornale. Il lettore alzava il quotidiano dal frigorifero si spostava di lato e senza perdere il filo del discorso di ciò che stava leggendo, riappoggiava il quotidiano sul frigo appena il barista avesse preso il gelato per un cliente. Sincronia perfetta: Meccaniche Celesti!!  

I quotidiani acquistati nei bar erano sempre due: “La Gazzetta del Mezzogiorno” e “La Gazzetta dello sport”, notizie sportive e locali, e per noi il Mondo non aveva più segreti. A fine giornata, i due quotidiani erano ormai illeggibili: inchiostro ormai “rappreso” e trasferito su decine di mani, e qualcuno prenotava dal barista i due giornali: “Domani mettimeli da parte che vengo a prendermeli, mi servono”. Anche i giornali scaduti avevano una valenza, tanti anni fa non si buttava nulla. I barbieri ci pulivano i rasoi, oltre a farlo con le schedine, e gli stessi barbieri erano altri acquirenti abituali di riviste. Come la storica e inimitabile “Cronaca Vera”.

Su “Cronaca Vera” bisognerebbe scrivere un articolo al giorno: come si fa a spiegare cosa fosse questo settimanale di tanti decenni fa?? Era una via di mezzo tra “Playboy” e facebook. Un incrocio geneticamente modificato di notizie “vere/false/esagerate/e ognuno poteva credere a quello che voleva!!” Nelle edicole era esposto in modo tale che si vedesse per intero la copertina!! Era da lì che si capiva tutto! Un settimanale completamente in bianco e nero con pagine indistruttibili!!  

Donne seminude proposte in copertina con titoli esorbitanti: “L’alieno stava resuscitando e io gli ho staccato la testa!!” “Legata nuda alla coda di un cavallo!!” “Infermiera subisce la mano morta da un morto!!” “Stacca i testicoli al vicino, aggressore rimane senza i denti!!” E i lettori discutevano su quegli articoli: veri o verosimili?? La maggioranza dei lettori era per la verità assoluta di “Cronaca Vera”. Il settimanale lo si poteva vedere spesso in tantissime automobili, in bella vista sui sedili posteriori. E anche lì se qualcuno aveva un minuto di tempo, allungando la testa, poteva leggere qualcosa.

Nelle edicole la posizione dei giornali era studiata in modo scientifico. Quelli pornografici stavano dietro l’edicolante, non proprio sopra la testa, ma in alto e in un posto dove con le mani non ci poteva arrivare nessuno: solo l’edicolante li poteva prendere! E si vedevano solo i titoli: “Le ore”, “Caballero”, “Strip tease” e altri che non si possono nominare… E spesso le riviste pornografiche venivano acquistate insieme ad un altro giornale: quella pornografica veniva nascosto dentro il giornale “normale”

I fumetti erano sistemati nella parte bassa, a portata di mano. I giornali per le donne come lavori di uncinetto e maglia erano messi molto in alto, forse perché poco richiesti. I quotidiani erano vicinissimi all’edicolante in modo tale non si potessero sfogliare facilmente. E poi nelle edicole c’erano le cartoline, in appositi contenitori mobili. Anche i fotoromanzi erano sistemati in alto, di fronte ai clienti, in modo tale che le copertine con attori e attrici bellissimi fossero ben visibili. Ed erano delle copertine molto curate: “Katiuscia”, “Lanciostory”, “Sogno”, “Bolero” e tanti altri titoli che adesso potremmo considerare dei reperti archeologici. I fotoromanzi li possiamo considerare gli antenati delle telenovelas degli anni ’80: amori contrastati che alla fine venivano risolti con un bacio finale.   

Poi arrivarono gli allegati: gadget, videocassette, profumi, borse, tantissimi oggetti che venivano abbinati alla vendita di qualsiasi tipo di giornale. Erano tempi d’oro. E pensandoci bene si spendeva poco, gli abbonamenti erano pochissimi, quasi tutti acquistavano le riviste nelle edicole. Poi arrivò internet e tutto questo mondo sta scomparendo velocemente. 

I quotidiani vengono acquistati sempre da quelle pochissime persone: l’edicolante quasi ci mette sopra il nome, come gesto d’affetto. Come una stretta di mano. Sperando che sia la più lunga possibile. 

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO

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