Propaganda jihadista durante le lezioni di religione islamica, condannato 60enne

Print Friendly, PDF & Email

Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman, cittadino italiano di origine egiziana e residente a Foggia, presiedeva l’associazione culturale ‘Al Dawa’ ed era detenuto dal marzo 2018.

Teste sgozzate, racconti di odio e violenza, istruzioni per fabbricare armi e bombe. Queste immagini e parole sarebbero state mostrate per mesi ad un gruppo di bambini tra i 4 e 10 anni durante lezioni di religione islamica che, in realtà, erano veri e propri seminari di propaganda e indottrinamento jihadista. A tenere quelle lezioni era il 60enne Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman, cittadino italiano di origine egiziana e residente a Foggia, dove presiedeva l’associazione culturale ‘Al Dawa’. L’uomo, detenuto dal marzo 2018, è stato condannato ieri dalla Corte di Assise di Foggia alla pena di 5 anni di reclusione per i reati di terrorismo internazionale e apologia di terrorismo.

Stando alle indagini dei pm della Dda di Bari Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio, coordinate dal procuratore aggiunto Francesco Giannella, l’imputato all’interno dell’associazione insegnava ai bambini, una decina in tutto, il concetto di guerra santa, spiegando loro che l’unico modo per ottenere il Paradiso era la morte in battaglia. L’inchiesta è partita nel luglio 2017 dopo l’arresto del militante ceceno dell’Isis Eli Bombataliev, appartenente al gruppo terroristico ‘Emirato del Caucaso’, già condannato in Appello a 5 anni di reclusione per terrorismo internazionale.

Bombataliev, che era stato segnalato anche dall’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), avrebbe intrattenuto contatti sospetti con ceceni in Belgio, in Germania e in Siria e a suo carico sono state raccolte telefonate con esplicito riferimento ad attentati terroristici, alla sua volontà di tornare a combattere in Siria e alla sua partecipazione all’assalto di Grozny (Cecenia) del dicembre 2014 alla ‘Casa della Stampa’ e ad una scuola, costato la vita a 19 persone. Dagli accertamenti è emerso anche che avrebbe istigato al martirio la moglie, una 49enne russa poi espulsa, con la richiesta esplicita di diventare una “shahidka”, donna kamikaze con cintura esplosiva. Durante un soggiorno a Foggia era stato ospitato a lungo nei locali dell’associazione ‘Al Dawa’ presieduta da Abdel Rahman.

Digos e Guardia di Finanza hanno monitorato, soprattutto attraverso internet e poi anche con intercettazioni ambientali, i contatti fra di loro e i documenti che venivano condivisi in rete, tramite Whatsapp e Twitter, arrivando a scoprire l’attività di propaganda jihadista e indottrinamento al martirio fatto nei confronti di adulti e bambini. “Vi invito a combattere i miscredenti, i crociati, gli ebrei, gli atei, i tiranni arabi e i loro eserciti. Con le vostre spade tagliate le loro teste oppure sparate con i vostri proiettili, con le vostre cinture esplosive fate saltare in aria i loro corpi e non dimenticate le bombe, che provocano maggiori disastri e atrocità, la miglior maniera per ricevere la benevolenza divina”, diceva Abdel Rahman nelle sue lezioni. Agli atti della magistratura barese ci sono anche video con istruzioni per costruire armi e bombe, scene di uomini sgozzati da bambini, minori che imbracciano fucili e altri documenti nei quali si parla “dell’obbligo di distruggere le chiese e trasformarle in moschee, individuando l’Italia come obiettivo dell’attività terroristica”. (foto-copertina di repertorio non riferita al testo)

Isabella MASELLI
Bari.repubblica.it