Rock Portraits, i miti del rock di Nicola M. Spagnoli

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Un caleidoscopio di immagini che rivela la bellezza del rapporto tra Arte e Musica Rock

di Luigi CIAVARELLA

Tra i libri usciti in questo scorcio di fine anno è d’obbligo segnalare il recente volume di Nicola M. Spagnoli, Artista raffinato tra i più apprezzati tanto a Roma dove abita ed opera quanto a San Marco in Lamis, dove invece è nato e con il quale ha sempre mantenuto legami affettivi.

Il testo ha per titolo Rock Portraits e contiene 56 ritratti di miti del rock (ma non solo) disegnati con varie tecniche (dal charcool all’acquerello, china, acrilico, eccetera) che verosimilmente rappresentano le personalità riconosciute più importanti e influenti o comunque coloro che, per vari motivi e circostanze, hanno occupato un ruolo preminente, a volte decisivo, nella evoluzione della storia della musica rock.

Attraverso l’ampia ed esauriente introduzione Nicola M. Spagnoli (ricordiamo che egli è anche un valente critico musicale, oltre a curare col sottoscritto la rubrica Music’Arte di questo giornale web) illustra, direi con sapiente analisi, il flusso delle numerose contaminazioni intervenute nel corso degli anni in seno alla musica rock. Eventi che hanno determinato un cambiamento sostanziale nei rapporti tra i vari suoni e i soggetti interessati, – spesso anche agli antipodi -, permettendo alla musica rock una evoluzione stilistica dai risultati sorprendenti. Insomma un crossover dalle infinite risorse cominciato verso la fine dei sessanta e mai esauritosi.

I protagonisti di questa storia fantastica, come in una galleria d’Arte sono raffigurati l’uno dopo l’altro in base alla loro importanza storica. Sembrano icone poste all’interno di un museo della commedia umana, qual è stata d’altronde la storia del rock, dove ciascuno presiede un ruolo, dipinte con un tocco di colore avendo rispetto dei loro profili, colti nei loro momenti più significativi.

Nicola M. Spagnoli ci ha fornito una chiave di lettura formidabile. I ritratti diventano quindi la testimonianza diretta di una relazione tra arte e musica, inossidabile, che si rinnova attraverso questo catalogo di illustrazioni che sono opere d’arte indivisibili di un percorso che fissa in una dimensione univoca la bellezza dell’arte e della musica.

Così troviamo, senza stupirci affatto, J.S.Bach in apertura del volume seguito da quei musicisti dediti all’avanguardia (Stockhausen su tutti, ma anche P.Glass e T.Riley, J.Cage geniali rivoluzionari colti nelle loro espressioni più iconiche). La figura di Bach (1685 – 1750) , l’unico musicista classico-barocco presente nel volume, serve per indicare quelle formazioni che si sono ispirate a quei suoni d’organo per contaminare i loro progetti. Nel testo sono citati dei nomi, anche italiani. Come pure il jazz primordiale di L.Armstrong, di D.Ellington e, soprattutto, quello venuto dopo dei vari C. Mingus, J. Coltrane e M. Davis, che invece ha giocato un ruolo fattivo attraverso la Fusion, rivoluzionando il futuro del jazz. Uno dei punti fermi della storia della musica del novecento.

Tutti i generi sono rappresentati: dal soul di A. Franklin, N. Simone, J. Brown, etc. agli artefici del rock ‘n roll (Elvis Presley, C.Berry) sino a quasi tutti i Beatles e i Rolling Stones. Vi appaiono pure un E.Clapton adulto e occhialuto, un giovanissimo R. Gallagher, John Lennon del periodo peace & love, il menestrello Donovan, l’iconico D. Bowie, poi Van Morrison, F. Zappa, etc. sino a raggiungere quei nomi meno lontani come K. Cobain, M. Jackson, Bjork, P. Smith, etc. Ma il meglio di sé Nicola lo dà quando dipinge l’universo che meglio gli appartiene, quello che sente più vicino a sé (i volti di R.Wyatt, P.Gabriel, Eno, C. Vander, K. Shultze, J. Hendrix) senza dimenticare la discreta pattuglia degli italiani a partire da Demetrio Stratos, greco di nascita e voce degli Area, quindi Fabrizio De André (finito a illustrare la copertina del mio libretto dedicato al cantautore) e Franco Battiato, il cantautore più amato di tutti.     

Insomma un caleidoscopio di immagini irresistibile, unico nel suo genere per bellezza e contenuti, che costituisce una unicità nella storia dei rapporti tra arte e musica rock.