Un film, una storia: “Il capitale umano”

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Vedete il codice a barre che è stato messo ben in evidenza sulla locandina del film? Bene, ognuno di noi è questo simbolo!! Né più e né meno! Alla fine di tutto quello che rimarrà di noi, in termini economici e finanziari, è un semplice codice identificativo. Siamo dei capitali umani. E con la morte, se avviene in modo accidentale, valiamo quanto un qualsiasi prodotto messo in vendita in un qualsiasi supermercato. Dove ogni prodotto ha un codice a barre da leggere alla cassa.

Naturalmente ognuno ha il suo codice, anche in senso qualitativo: come valore!!! Sempre come i prodotti che vengono messi in vendita: un pacco di carta igienica può costare 2 euro, come un profumo di marca può arrivare a 50 euro. Non siamo tutti uguali!! Checchè se ne dica in giro.

Non abbiamo tutti la stessa valenza economica!! C’è chi vale di più e chi di meno. Per dirla in modo chiaro e legale: «Importi come questo vengono calcolati valutando parametri specifici: l’aspettativa di vita di una persona, la sua potenzialità di guadagno, la quantità e la qualità dei suoi legami affettivi. I periti assicurativi lo chiamano il capitale umano.»

In casi di morte accidentale, l’assicurazione ti fa il pelo e contropelo di tutta la tua vita. Come è ben descritto sopra. Se sei sposato e hai figli “vali” molto di più di chi non lo è!! Se sei laureato “vali” molto di più di chi ha la licenza media, e così via…

Nel film “Il capitale umano” (2013) di Paolo Virzì, con Fabrizio Bentivoglio, al centro della storia c’è un incidente stradale, e lungo tutto il film si dipanano le vicende tristi di alcuni personaggi, quasi tutti “fuori norma”. Chi è stato ad uccidere investendolo un cameriere che stava rientrando a casa dopo aver lavorato? E così sappiamo le vite private di tanti protagonisti. Alla fine di questa triste storia si capisce che la vita del cameriere vale poco!! Appena 200.000 euro. Se invece a morire investito   fosse stato Dino Ossola, agente immobiliare; oppure Roberta, psicologa; o altri figuri del film, l’assicurazione avrebbe rimborsato molto di più!!

Quindi, alla fine di tutta questa assurda storia un po’ di colpa ce l’ha avuta anche il cameriere: perché, se Fabrizio nella sua inutile vita non avesse fatto quell’umile lavoro, adesso i suoi famigliari avrebbero avuto come risarcimento molto di più, di 200.000 euro. È questa la morale della favola! Vi rendete conto in che mondo inutile viviamo, noi specie eletta?? La vita di un cameriere vale molto di meno di un industriale che l’ha investito!!

Buona fortuna!!

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO