MUSIC’ARTE|Giuda – E.V.A. (Rise above records)

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di Nicola M. SPAGNOLI

Quarto album per questa band romana sulla breccia da oltre tre lustri e che ancora attualmente ha più rilievo internazionale che nazionale considerati gli oltre quattrocento concerti disseminati in tutta Europa e specialmente negli Stati Uniti e gli importanti Festival a cui ha partecipato. Difatti questo nuovo lavoro, anche in elegante confezione vinilica colorata (verde chiaro), è uscito prima all’estero che in Italia e con una etichetta d’eccezione, la stessa dei Chatedral e dei Napalm Death. I Giuda, derivati dai mitici Taxi e quindi inizialmente decisamente punk,  pian piano sono approdati ad un recupero di sonorità a cavallo fra gli anni sessanta e settanta e nel penultimo album recensito (Specks Evil) in questa sede circa un lustro fa’ (e naturalmente su Raropiù!) avevamo sottolineato un certo collegamento con il rhythm & blues più energico tipo quello del Philadelphia Soul o di gruppi popolari allora anche in Italia come gli Equals.

Qui in questo E.V.A. che sta per Extra-vehicular-activity assistiamo ad un evidente cambio di rotta con qualche cambiamento anche di musicisti oltre ad una loro contrazione, da cinque a quattro membri, e quindi ad una evoluzione di tipo, diciamo, spazialistica. L’album difatti è concepito come un vero e proprio concept che si rifà, come progetto ma non come stile, allo storico disco di David Bowie (Space Oddity) o addirittura, ma in maniera inversa, al kobajanesimo dei Magma. Quindi ecco che i nostri stavolta si propongono come astronauti ma del rock in viaggio verso nuove dimensioni alla maniera del Paul Kantner di Planet Heart rock & roll Orchestra nonché dei suoi Jefferson sia Airplane che Starship.

A integrazione subentra stavolta, in più di un brano, quelli diciamo del nuovo corso ossia più psichedelici, il garbato intervento al sintetizzatore del chitarrista e anche voce in un paio di brani, Lorenzo Moretti che è anche autore della maggior parte del lavoro mentre per gli altri otto brani domina, come nei precedenti dischi, la voce potente di Ntendarere detto anche, per brevità, Tenda. Il loro stile a molti ricorda ancora il glam degli Slade o di Gary Glytter mentre io ci vedo, per via degli azzeccatissimi riff presenti in ogni pezzo una strizzatina d’occhio addirittura ai maturi Led Zeppelin, quelli di The House of the Holy per intenderci anche se, per la ballabilità, la muscolarità ed il vigore di ogni brano non si può non pensare anche agli AC/DC, insomma un nuovo stile assimilabile ad un proto-metal che a volte sfocia anche in proto-disco inizio seventy.

Il disco si apre con Overdrive, uscito anche come singolo, il pezzo più alla vecchia maniera ma ecco che subito dopo continua, come dicevamo innanzi, con il progetto più psichedelico di Space Walk, di Interplanetary craft, di Space Go, o di Cosmic love che ci portano in ambito Rockets. Incisivi e naturalmente da sentire a volume sostenuto, come del resto l’intero album, anche il semistrumentale Ravers rock ed il brano in chiusura più funky Junk che nel coretto di apertura ci porta alla mente nientepopodimeno che il tormentone Rumore della Raffaella nazionale. Una band che naturalmente ha dato e continua a dare il meglio di sé nell’approccio diretto con il pubblico nelle loro coinvolgenti e dinamicissime exibitions.