Sacha De Giovanni: «C’è davvero bisogno di avvelenare i pozzi?»

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Caro direttore,

intanto grazie per il prezioso lavoro di informazione che con impegno e sacrificio state rendendo alla comunità sammarchese (e non solo).

Nei post e nei commenti ai bollettini periodici e puntuali della redazione leggo spesso critiche (ben vengano sempre!) ma soprattutto attacchi strumentali e infondati a figure istituzionali, come quelli al Primo cittadino e ai suoi collaboratori, in un momento storico così difficile. È vero, siamo tutti in quarantena, non è facile mantenere la calma.

L’attuale situazione richiede però da parte di tutti uno sforzo di collaborazione e un senso di responsabilità che, al di là delle proprie idee politiche, delle proprie simpatie o antipatie, deve tradursi necessariamente in un abbraccio virtuale, collettivo e fraterno dell’intera cittadinanza.

C’è davvero bisogno di avvelenare i pozzi? Di provare a demolire le molte cose che con fatica si riescono a costruire?

Teniamo lontano le polemiche inutili, personali e distruttive di quanti, per ragioni note, sanno godere delle difficoltà altrui – e che poi riguardano tutti noi – per fini elettorali o per un momento di vanagloria. Troviamo subito un vaccino anche per questo.

L’amore per il nostro paese deve prendere il sopravvento in questo frangente, renderci orgogliosi di appartenere a questa meravigliosa comunità che ha saputo donare – e ancora continua a regalare – i suoi figli migliori in molti campi e a livello internazionale. Ricordiamoci che siamo soprattutto questo.

Ho letto della prima task force nata proprio a San Marco in Lamis, guidata da un’altra grande risorsa professionale e umana del nostro territorio: il dott. Antonio Giuliani. Non è questa l’ennesima dimostrazione della nostra forza e della nostra resilienza?

Continuiamo ad osservare le prescrizioni e a renderci disponibili, non pretendendo di essere chiamati a farlo ma tendendo la nostra mano. E allora, bando agli assalti alle buone intenzioni e alla caccia di like sui social che, mi creda direttore, non cureranno mai nessuna malattia.

Viva San Marco e San Marco viva.