“Non solo i piedi”

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di Antonio Daniele

La comunicazione, in generale i social media e la TV, hanno bisogno di poche parole per poter far passare un messaggio. Oggi, giovedì santo, in maniera frettolosa e senza approfondire, la notizia è quella che nella messa in Coena Domini è stata tolta la lavanda dei piedi. La motivazione è sicuramente nel celebrare senza il popolo e per evitare di assembrare più persone nello stesso luogo.

Un fatto dettato dalla pubblica autorità che la Chiesa rispetta e fa suo. Il rito però resta. Cioè quel gesto così carico di messaggi rivive e si fa nuovo. Rivive perché l’inginocchiarsi davanti all’altro come ha fatto Gesù per lavare i piedi, cioè farsi servo dell’altro, è un gesto che è diventato “normale” per tanti che in queste settimane di pandemia hanno dato la loro stessa vita per servire l’altro che vive nella sofferenza. È mettersi un camice; è prendersi cura; è alzare la cornetta del telefono per sapere solo come sta l’altro e farli compagnia; è sapere che nell’altra casa forse non avranno a sufficienza per mangiare; è accudire i bimbi della vicina, sapendo che i genitori non possono lasciare il lavoro; è sorreggersi nei momenti di crisi, forse domani sarà migliore.

Quante volte abbiamo “assistito” alla lavanda dei piedi. Ci siamo pure commossi. Ora quel gesto viene richiesto ad ognuno di noi. Siamo chiamati a cingerci il grembiule della speranza. A versare l’acqua che risana nel catino della perseveranza e della fiducia. Il nostro gesto darà vigore a piedi stanchi e sfiduciati. A piedi lesionati dalla cancrena della crisi e impolverati dalla malinconia di un domani ancora buio.

Inginocchiarsi davanti all’altro, curvare le nostre spalle, offrire le nostre mani, ci aiuterà a rialzarci con la schiena diritta, a guardare lontano. Oggi, profeticamente, non avremo la lavanda dei piedi perché lo stiamo già facendo. Ma tutti insieme saremo presentati al Padre nel gesto del pane e del calice che il sacerdote farà durante la messa. Un gesto che non è un semplice ricordo, ma memoriale, cioè oggi come allora, anche noi siamo chiamati a far parte della mensa eucaristica di Dio fatto pane per la nostra salvezza.