C’era una volta il Viale

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di Mario Ciro Ciavarella

Sembrava una terra promessa. Una meta da raggiungere per poter dire: “finalmente posso parlare e incontrare chi voglio”. Un confessionale laico a cielo aperto: i “peccati confessabili” si potevano gridare ai quattro venti, e anche se qualche estraneo ti ascoltava per caso (camminando dietro di te a pochi centimetri), non c’erano problemi, il Viale era un posto fuori dal Mondo, quello che veniva detto lì sopra era come se fosse un “bene per l’Umanità”.

Si parlava e si discuteva con gli amici, e altri ragazzi potevano diventarlo dopo appena due minuti di conversazione fatta con quelli estranei, e dopo quei due minuti diventavano anche i tuoi amici. Lì ci si incontrava dopo le riunioni alla sede scout, dopo la Santa Messa, dopo il secondo tempo della partita trasmessa in tv di domenica pomeriggio, dopo aver fatto i compiti (“li scritt”) per la scuola, dopo aver visto in tv “Furia cavallo del west” o “Happy Days”, dopo aver giocato al bar a biliardino… il Viale era sempre il dopo di qualcosa.

Infatti si diceva: “Dop, c vedim sop lu vial”. Era il luogo dove si tiravano le somme di quello che si era fatto prima, il resoconto di attività ludiche o abbastanza serie. E in fondo al Viale tanto tempo fa c’era “lu cerr delli buscie”, un abete enorme dove, sotto, ci si metteva la gente soprattutto quando pioveva, e lì si raccontavano di gesta eroiche fatte da uomini di campagna.

Ieri ho sparato e colpito tre conigli, e me li sono fatti rosolati”, diceva uno all’amico. E l’amico rispondeva: “Tu hai ucciso tre conigli? Io ne ho uccisi cinque” e così via. Più il discorso andava avanti, e più aumentava il numero della selvaggina uccisa. Una volta, uno disse che aveva catturato con le mani una serpe con due teste. L’amico rispose che quelle due teste era il resto dello stesso serpente ferito da lui, al quale aveva tagliato le altre tre teste… In pratica nel nostro territorio c’erano serpenti con cinque teste!!! Sotto “l’albero delle bugie”, la logica non era ammessa!!!

E vicino a quell’albero c’era una piccola edicola che vendeva giornali e figurine, di Borazio. E quando l’edicola era chiusa, noi ragazzini di pomeriggio andavamo a casa dell’edicolante per acquistare le figurine mancanti per completare l’album. Era un’edicola di colore giallo, che se non ricordo male, rimase sul viale almeno fino al 1982. Adesso in quel posto ci sono delle panchine di ferro, dove difficilmente si riesce a stare seduti comodamente (progettate dall’Archistar Paolo Portoghesi, è vero!!)

Facilmente si vedevano dei capannelli composti da ragazzi che circondavano uno di loro in possesso di un quotidiano, quasi sempre sportivo. E tutti gli altri amici intorno al “fulcro dell’informazione” per sapere le ultime notizie soprattutto dai campi di calcio. All’epoca acquistare un quotidiano non era per tutti, molti per sopperire alla “grave” mancanza si recavano tutti i giorni dal barbiere, per leggere il giornale.

Era interessante vedere come tanti ragazzi, dall’alto e dal basso, leggessero quelle pagine: chi stava quasi in ginocchio, altri di lato al giornale aperto, altri ancora sopra la testa del proprietario del quotidiano. E di questi capannelli di “giovani letterati” ce n’erano almeno 2-3 al giorno.

Decenni fa si organizzavano i veglioni di Natale dai giovani delle scuole superiori, si svolgevano tutti nei locali di San Giovanni, come Parco delle Rose, Villa Fiorentino, Lo Specchio. E la pubblicità dei veglioni con relativa vendita dei biglietti, venivano fatte sul Viale, tramite altoparlanti posizionati sopra un’auto, dai quali uscivano le note di “Oh Happy Day” degli Edwin Hawkin Singers. Ai veglioni si potevano conoscere ragazzi/e che si vedevano sul Viale. E da lì scattava la famosa frase: “Ci possiamo fare un ballo?”

La richiesta “Ci possiamo fare un ballo?”, quasi sempre era già stata fatta sempre a quella ragazza già vista chissà quante volte sul Viale, solo che sul Viale le veniva chiesto: “Ci possiamo fare un giro?” Era un modo per poter avere una seconda chance, aiutati dall’ambiente della discoteca quasi al buio, il corteggiamento poteva essere diverso, e lei forse non ti riconosceva nemmeno, come quello già “scartato” sul Viale. E tu già ti aspettavi la risposta negativa: “no”, e poi avresti replicato: “e perché?”, contro risposta: “non sei il mio tipo”. E fin qui una certa logica c’era. Il problema nasceva quando lei rispondeva: “sì”. E tu chiedevi: “e perché?” Ecco come poteva finire una storia d’amore già prima che cominciasse…

Un’altra caratteristica di come potesse iniziare una conoscenza era quella di “frequentarsi”, come se alla fine lei potesse rilasciarti un attestato “di partecipazione”. Ma prima, sempre lei, doveva pensarci quindici (15) giorni, non si è mai capito come mai si dovesse aspettare da parte di lui, questo tempo ben definito. Non un mese o una settimana, ma poco più di due settimane, chissà… Forse la prima ragazza che rispose “ritorna tra quindici giorni”, le andò bene!!

Una piccola rivoluzione estetica il Viale l’ha avuta con il cambio delle mattonelle: quelle classiche erano grigie e piccole, e si consumavano nell’arco di pochi anni per poi risistemarle alla buona. Ma nel 1979 con la giunta di sinistra del sindaco Giuseppe Soccio, vedemmo per la prima volta il Viale di un colore diverso: era diventato rosso!! Le nuove mattonelle erano rosse!! Sembrava una piccola Piazza Rossa simil-sovietica che interessava tutti e due i Viali, compreso quello della Balilla. Bellissimo effetto!!

Solo che, dopo pochi mesi, quel colore così evidente iniziava a scolorire, e il tutto prendeva una tonalità che virava sul rosa. Le attuali mattonelle sinceramente non so di che colore siano: e chi le guarda?? Il posto è frequentato pochissimo e nessuno le dà tanta attenzione…

Il “Salottino”. Una piccola appendice del Viale, come se fosse una zona a parte, quasi “off limits” dove non tutti potevano accedere, ma solo quelli che avevano alle spalle un fidanzamento con un certo “rodaggio” fatto. Se entravi lì dentro con pochi mesi di fidanzamento, c’era qualcosa che non tornava. Le tappe per arrivare al salottino dovevano essere le seguenti: viale, villa, villetta, “sotta li cerretedd”, e poi il salottino. Se si saltava qualche tappa di questo percorso, c’era qualcosa di strano.

Adesso c’è facebook per sapere tutto quello che vuoi, ma prima c’erano i cartelloni posizionati alle basi dei lampioni e degli alberi del Viale: un ottimo modo per rendere noto alla cittadinanza tutte le iniziative ludiche e culturali nel nostro paese. Che erano tantissime: quasi ogni sera. E poi c’erano i cartelloni dei partiti che aggiornavano la situazione politica locale, soprattutto quelli della DC e del PCI: era un battibecco continuo, una campagna elettorale sempre aperta. C’erano gli avvisi della Polisportiva per gli incontri del San Marco, quelli degli scout per raccolte per scopi umanitari, quelli dell’Arci per promuovere cineforum, quelli di tantissime associazioni di musica, cultura e tutto ciò che era ancora vivo a San Marco!!! (porca miseria!!!) Adesso per sapere cosa fare o vedere a San Marco… è inutile andarci.

C’era sempre gente. Durante i periodi di Natale e Pasqua era quasi impossibile farsi un giro per poter passeggiare. C’erano “rotondine” di gente che dovevi aggirare per poter proseguire. Una Babilonia locale dove un unico dialetto aveva diverse “versioni”, con termini ed espressioni che non si ascoltavano da tantissimo tempo. Con fisionomie di gente che ti facevano esclamare: “Questa è una faccia sammarchese!!” Emigranti che ritornavano dopo mesi di permanenza al Nord e ti raccontavano in pochi minuti le loro nuove vite: sembravano colonizzatori che ritornavano da un Nuovo Mondo, e ti invitavano a seguirli.

Il Viale era il luogo dove si nasceva, anche se la nostra età anagrafica aveva già più di una cifra sulla carta di identità. Era dove si voleva recuperare amicizie e tanto altro perso nel tempo. Era dove si andava per potersi sedere sulle panchine, e vedere le auto (pochissime) che transitavano e fare al volo una scheda tecnica di quelle macchine appena uscite dalla fabbrica. Era dove ci si riuniva per decidere quali dischi acquistare tramite il Catalogo “Nannucci”, uno sterminato elenco di dischi dove si trovava di tutto, e su un unico ordine potevano trovare posto 6-7 acquirenti… per poter risparmiare sulle spese di spedizione!! Il Viale era il posto dove si andava anche se non si aveva nulla da fare, lì. Ma sapevamo che in quel luogo qualcuno doveva passarci, per forza. Incontri di anime che cercavano di allungare un’esistenza non sempre favorevole, ma aiutata da incontri continui…

Soundtrack: “Azzurro” – Adriano Celentano

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