L’Alleluja, l’ultimo Cd single di Mikalett

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Con testo di Antonio Villani, arrangiamenti de Le Pietre Azzurre e con la partecipazione di Gino Caiafa

di Luigi Ciavarella

Il rapporto che Mikalett ha avuto con la parola dialettale risale agli anni ottanta quando registrò la prima versione (analogica) di Sante Marche mia. Non saprei dire se fu o meno un successo (in ambito cittadino si intende) fatto sta che lo stesso motivo lo ritroviamo nel 2011, in coda al CD Tutto mi appartiene, in una veste completamente nuova. Con questo brano, che avrà un record di ascolti in tutto il mondo – grazie al web -, dove le radici sammarchese sono forti, Mikalett inaugura un nuovo percorso cantautorale all’insegna del vernacolo sammarchese.

Dopo questo brano vi saranno altre occasioni, non soltanto rivolte all’aspetto vernacolare del proprio paese, ma anche per esempio al dialetto della vicina Rignano Garganico (Lu pajese mia, con testo di Angela Stilla) dopodiché l’incontro con il poeta locale Antonio Villani gli spianerà la strada per nuove avventure musicali. Prima tra tutte Paejese che aspitti dove egli curerà la composizione mentre la voce sarà affidata a Michela Parisi fino a quando, sempre con la complicità di Tonino Villani (che nel frattempo ha scritto un album intero per Ciro Iannacone) registrerà “L’Alleluja”, questa volta in duplice versione, dialettale e italiana.

Contrariamente al passato, questa nuova composizione avrà un tragitto piuttosto difficile non tanto per i contenuti testuali quanto per gli arrangiamenti affidati questa volta ai vecchi compagni di strada de Le Pietre Azzurre, riesumati per l’occasione per un brano che conserva tutti i tratti lineari del passato, curati da Natale Tenace.

“L’Alleluja”, che parla con voce forte e chiara dei problemi contemporanei (la distruzione dell’ambiente, prostituzione e droga) si inserisce in quel percorso di denuncia, impegnativo, che Mikalett ha già attraversato in passato (vedi i brani Mondo di sempre e Finalmente abbiamo visto il mare, presenti nei due CD intestati a suo nome, oltre ai temi del brigantaggio) con risultati sorprendenti. Quindi non soltanto canzonette che richiamano, per contenuti e stile, gli anni sessanta, – che tuttavia resta la sua produzione più significativa – ma anche impegno civile. Due aspetti del cantautore sammarchese che vanno rimarcati se si vuole dare un volto completo e preciso della sua arte cantautorale.

Alle sessions ha prestato la sua voce anche Gino Caiafa, come sempre forte ed evocativa, declamando alcuni passaggi del testo oltre a servire da introduzione al motivo.

Al brano segue un video realizzato da Antonio Spagnoli il quale, attraverso l’occhio attento della sua macchina da presa, da vero professionista, scruta gli angoli più caratteristici del nostro paese, con particolare attenzione ai quartieri storici interessati dalla recente Street Art, per esaltarne i particolari artistici, oltre agli aspetti pittoreschi dei paesaggi. Senza trascurare le fondamenta e la bellezza della nostra storia: il Convento di San Matteo immerso nella natura circostante, una panoramica del nostro bel paese ripreso dalle coppe e, dulcis in fundo, il recente monumentale Arco dell’architetto Saracino (la cui immagine viene elaborata per fornire la copertina al CD) per ricordarci che, nonostante tutto (Covid ed altre disgrazie sempre in agguato), esso rimane sempre il nostro amato luogo del cuore.