Sulle candidature Amministrative a San Marco in Lamis si scomoda la storia: Angelo Ciavarella, socialista antico

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di Antonio Del Vecchio

Tra i tanti leader e maestri che hanno fatto scuola e caratterizzato la politica a San Marco in Lamis c’è anche il socialista Angelo Ciavarella, classe 1928, personaggio ancora attivo che vive a Bari, amorevolmente assistito dalla sua seconda moglie.

Ho riavuto contatto tramite il comune amico Michele Capacchione, già dirigente regionale e socialista della prima ora.

Ecco la storia di vita e di uomo pubblico del nostro personaggio. Il primo giorno di amministratore comunale e di astro nascente di prima grandezza nel panorama politico pugliese della prima Repubblica Ciavarella lo consegue alle elezioni amministrative del 1958 nella città garganica. Luogo, quest’ultimo, dove nasce e e vive con la famiglia d’origine sino alla maturità, conseguita al termine del quinquennio presso il noto ed eccellente Liceo Classico “Pietro Giannone” del posto.

Scuola che, come risaputo, avrebbe ospitato alcuni decenni dopo anche l’ex- Presidente del Governo, Giuseppe Conte, proveniente dalla vicina San Giovanni Rotondo. Poi si allontana per alcuni anni per seguire i suoi studi universitari in quel di Bologna, da dove si licenzia, dopo i corsi regolari di studi, con la doppia laurea in Lettere e in Legge. Titoli che gli permettono da subito di insegnare nelle scuole superiori prima nei dintorni e successivamente in modo stabile a Foggia.

L’interessato, quando viene eletto nella lista del PSI ha trent’anni compiuti e il partito assieme a quello del PCI è relegato all’opposizione, mentre la maggioranza è costituita dal centro-destra DC-Msi, con sindaco Matteo Giuliani. La coalizione resiste appena un anno. Dopo la fuoruscita della sua ala destra, riveniente dalla civica “il Campanile”, la DC assieme al suo primo cittadino e in sintonia con il dibattito politico nazionale, permette l’ingresso in giunta di un socialista preparato, come appunto lo è il succitato Ciavarella, militante nel partito ormai da un biennio, schierato nella corrente autonomista di Pietro Nenni (dal v. “Il Movimento socialista a San Marco in Lamis” di Michele Galante, 2017). Forse si tratta del primo centro-sinistra con la presenza dei socialisti nella storia italiana. Tuttavia l’esperienza non ha vita lunga. Infatti, naufraga pochi mesi dopo, a seguito della bocciatura della proposta di democratizzazione del Consorzio di Bonifica Montana avanzata dai socialisti.

Trasferitosi a San Severo, nella tornata elettorale successiva il Ciavarella, rieletto consigliere in quel Comune, partecipa come assessore alla giunta del dc Pasquale Iantoschi.

Nel 1971 Angelo Ciavarella è segretario provinciale della Federazione Socialista. Di quel tempo chi scrive conserva alcuni limpidi ricordi della sua possanza scherzosa ed empatica. Dal 1965 faccio parte della FGS e, notato subito per la mia preparazione, vengo assunto come aiutante ‘burocrate’ in Federazione con sede nell’allora centralissima Via Monfalcone ad angolo con il Viale I Maggio o meglio della Stazione. In sede operano i funzionari effettivi, Leonardo De Luca (futuro assessore provinciale e sindaco di Panni), Matteo Impagnatielli e Giuseppe Lombardi.

Di solito mi occupo di scrivere le bozze di lettere e manifesti da sottoporre alla visione del Segretario, carica a quell’epoca rivestita appunto dal Ciavarella. Poco tempo dopo, forse in vista di un imminente mio impiego altrove, prende servizio nella struttura con la medesima mansione l’appena diplomato Michele Santarelli, futuro e prestigioso sindaco di San Severo. Un giorno, quest’ultimo, si presenta al nostro Capo per sottoporre le sue bozze, ma ne esce subito con le pive nel sacco. Lo scritto non piace affatto all’interessato. Ragion per cui su due piedi invita il giovane latore a riscriverlo. Il suo viavai sul tema continua per due tre volte, sino a quando non viene congedato bruscamente. A questo punto dagli occhi di Michele pare che scappino copiose lacrime.

Dopo un po’ gli presento le mie bozze, accolte subito, come si suol dire, a scatola chiusa, perché forse la mia preparazione classica, come la sua, lo tranquillizza. Esco soddisfatto dalla sua stanza e provvedo subito a mettere in bella lo scritto sulla carta intestata, ribattendo il tutto sulla macchina da scrivere a testina ruotante, come quella stessa che da lì a pochi anni useranno le BR per i loro famosi e truci proclami.

Dopo qualche anno, lascio la Federazione e passo a fare l’animatore culturale presso i Centri Servizi Culturali (in sigla CSC,) appena aperti a Foggia dalla Società Umanitaria di Mil ano. Nel contempo, continuo ad esercitare il mio apprendistato di giornalista, prima nel settimanale La Stampa di Puglia di Walter De Ninno, il futuro capo-ufficio stampa di Craxi e in modo alternato all’Avanti. Preparazione che mi permetterà in seguito di collaborare come corrispondente da Rignano – San Marco de La Gazzetta del Mezzogiorno, garantendomi così fino ad oggi l’iscrizione professionale.

Continuo a seguire Ciavarella nei momenti salienti della vita del P. ed in ogni dove ed occasione. Tra l’altro, ai congressi nazionali del Partito, quando è deputato in Parlamento e segretario regionale, nonché vice presidente e dirigente di lungo corso dell’Acquedotto Pugliese. L’ultima volta che ci siamo rivisti e salutati di persona risale al 2003 sotto i Portici della sede della Regione Puglia in Via Capruzzi.

Tutto questo, per dire che il PSI di San Marco in Lamis non è rappresentato solo da militanti e dirigenti operai ed artigiani, ma fin dal suo inizio anche da professionisti ed intellettuali, senza mai farsi dominare da essi, ma sempre fedeli alla scuola esperienziale di Di Vittorio. Basta ricordare alcuni suoi leader di punta, compresi quelli già citati ai nell’articolo precedente, come: i Matteo Ciavarella, i Tonino Di Mattia, i Domenico Galante, i Costantino Serrilli, i Pietro Villani, detto ‘zecchitedda’ e i Michele De Vivo, il primo sindaco ed ininterrotto segretario e dirigente provinciale del partito, il secondo medico, amministratore di lungo corso al Comune e nel Partito, l’ultimo docente di Lettere e poi dirigente scolastico in quel di Napoli.

E ancora va ricordato tra il ceto operaio Francesco Paolo Borazio, reso famoso postumo per via della sua vasta produzione poetica dialettale che lo consacrano letterato di levatura nazionale. Non mancano personaggi politici importanti di ieri e di oggi anche nelle altre formazioni. Nell’ex-PCI bastano i nomi di Michele Galante, due volte sindaco della città, parlamentare e segretario provinciale e regionale del partito , di Tonino Cera, assessore provinciale e del tutto fare Giovanni Villani, alias Giovannone, per la sua mole.

Piuttosto lungo e variegato l’elenco dei personaggi di formazione-ispirazione ex- DC, a cominciare dal mio ex-professore di educazione fisica e collega a La Gazzetta, Luigi Capuano, il medico Antonio La Sala, capo-gruppo in provincia e sindaco, Giuseppe Centola, avvocato, responsabile dell’organo di controllo Coreco e di altri enti. C’è, poi, la triade Cera, composta da nonno, padre e figlio, che hanno rivestito sino a questo momento i massimi incarichi in quasi tutti i livelli elettivi: Comune, Provincia, Regione e Parlamento.

Nella destra i massimi eletti che si ricordano al Comune sono Nicola Napolitano e Berardino Tardio. Quest’ultimo, vivente, già noto primario chirurgo a Casa Sollievo.

Dal canto suo Ciavarella fa sapere di non aver mai dimenticato le sue radici e la cultura locale. Pertanto auspica per il paese l’elezione di un governo stabile e fattivo. Se è vero, come è vero che la storia è maestra di vita, lo è ancora di più quando ci e si lascia un esempio tangibile ed alto nelle future generazioni. E’ in questo solco che dobbiamo immergerci per scegliere accuratamente le candidature e dare a San Marco una classe dirigente all’altezza della situazione e con l’obiettivo della rinascita.