San Marco in Lamis, Angelo e Napoleone Cera rinviati a giudizio

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“Il processo sull’operazione che la Procura di Foggia ha inteso intitolare come ‘C’era una volta’, titolo che riserva già un’idea a monte sull’intenzione, ha inizio e finalmente potrò difendermi nelle aule dei Tribunali”. Lo ha scritto su Facebook Angelo Cera.

“Stamattina il Giudice per le udienze preliminari di Foggia, rinviandomi a giudizio, ha avviato il processo per la vicenda che, ahimè, mi ha coinvolto nel mese di ottobre 2019. Che sia ben chiaro, se ci sono dubbi sul mio modo di agire è giusto che se ne discuta e se ne faccia chiarezza, ma quando una Procura, durante una conferenza stampa e per corroborare un impianto accusatorio, non solo attacca il mio modo di fare politica, che io stesso ho definito ‘tra la gente e per la gente’, scende in apprezzamenti personali sulla mia persona, di essere un pericolo sociale e umilia la gente che affollava la mia segreteria è quantomeno disgustoso”.

“Ho passato 100 giorni a casa nel rispettoso silenzio e ho dovuto subirmi anche i commenti di chi prima di iniziare un riesame se la rideva chiamandomi ‘grezzone’ e che dovevo vergognarmi di aver dato il nome di Napoleone a mio figlio. Ma ora basta”.

“Non sono abituato a tacere, chi mi conosce sa che sul mio conto non si è mai detta una parola fuori posto. Sono Angelo Cera e sono contento di essere il ‘grezzone’ di San Marco in Lamis, arcigno, pronto a difendermi nelle aule dei Tribunali e continuare a stare al fianco chi è più debole, soprattutto in un territorio sempre dimenticato e considerato preda dei potentati di turno”.

“Sono stato accusato di aver fatto una politica con una ‘salumeria’ come segreteria politica. Ebbene non per aver preso soldi, non per aver truffato, rubato o truccato concorsi, il peccato è stato quello di avere avuto una segreteria sempre piena di gente che voleva essere solo ascoltata e qualche volta incoraggiata”. Così, invece, Napoleone Cera.

“Oggi subisco questo rinvio a giudizio, seppur con un quadro mutato e con meno capi d’accusa iniziali, sapendo di aver sempre agito nell’interesse del mio territorio e dei miei concittadini senza mai aver tratto vantaggio personale di nessun tipo. Vado a processo, quindi, a testa alta perché la mia politica, che è poi anche quella della mia famiglia, è fatta di sorrisi, strette di mani e di abbracci”.

“In questa brutta vicenda non mi avete lasciato un attimo, facendomi sentire sempre protetto dal vostro affetto. Sono convinto che continuerete a farlo non solo perché mi conoscete ma anche perché, potete starne certi, non lascerò mai nessuno per strada soprattutto quando ci si sente abbandonati dalle Istituzioni. Vado avanti, estraneo ai fatti addebitatemi e pienamente fiducioso nel lavoro della magistratura”.

Con lui andranno a processo il direttore generale dell’Asl di Foggia Vito Piazzolla e l’ex consigliera comunale di Manfredonia Immacolata Rosalia Bisceglia.