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Torna al culto dei fedeli la bellissima Addolorata di San Marco in Lamis

Il simulacro vestito, firmato dallo scultore barocco Bernardo Valentini, ha fatto ritorno nella sua chiesa.

É stata una serata di profonda emozione, quella del 26 marzo scorso.

Dopo 6 mesi di restauro ad opera della Dottoressa Daniela Pirro, il manichino ligneo semi-policromo ritraente l’Addolorata, realizzata dallo scultore di scuola napoletana Bernardo Valentini e custodito nella omonima chiesa di San Marco in Lamis, ha varcato nuovamente la soglia della “sua casa”, destando commozione e gioia nei tanti fedeli presenti. 

U restauro reso possibile grazie alla strenua volontà dell’Arciconfraternita dei Sette Dolori della Chiesa SS.ma Maria Addolorata di San Marco in Lamis, a suo priore Professor Michelangelo Martino, al parroco Don Matteo Ferro e al finanziamento generoso e sentito dei benefattori. Tutti gli interventi di conservazione e restauro sono stati presentati alla comunità da Daniela Pirro, incaricata del recupero di un bene unico e pregevole, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ABAP FG-BAT ed il coordinamento dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino.

Il manufatto, di pregevole fattura, reca sul retro la firma dell’autore, Bernardo Valentini.  Pochi sono i dati per poter definire con sufficiente attendibilità il profilo e la personalità dello scultore, certamente attivo fra il 1741 ed il 1754 tra Puglia, Campania, Basilicata e Calabria; indubbie le sue capacità, ravvisabili nella efficace espressività dei volti, nei gesti dei personaggi raffigurati e nella fattura e tecniche di composizione.

La Pirro ha aperto il suo intervento soffermandosi su quanto un simulacro vestito sia più di un’icona e di una statua immobile.  “L’invisibile – così ha affermato la restauratrice-  sottende al visibile che ne determina le vicende secondo codici segreti. Fra i due ordini – visibile e invisibile, superficiale e profondo, sacro e profano – dev’esservi qualche punto di contatto: momenti in cui l’invisibile può essere percepito, visto, toccato anche. Dunque, il fatto che la statua si vesta e si muova la avvicinerebbe allo statuto di persona. Il sacro acquisirebbe corporeità, e soprattutto una “presenza” – termine che nel linguaggio di De Martino rappresenta l’essenza dell’essere persona”. 

Daniela Pirro

La Addolorata di San Marco in Lamis, quella stessa scultura per cui si muovono in processione le fracchie il Venerdì Santo, rientra proprio nella folta schiera dei simulacri vestiti ed è realizzata in legno di castagno. Presenta le braccia snodabili con un sistema di incastri mobili molto in voga nel Settecento; mani, volto e parte superiore del busto sono policromi, in legno naturale tutte le parti restanti, secondo una tecnica costruttiva specifica dei manichini vestiti, destinati ad essere abbigliati con paramenti tessili di grande pregio.  

Particolare interesse ha il volto della Madonna il cui incarnato è d’un pallido rosa madreperlaceo, a sottolineare l’ansia per la ricerca e il dolore per la fine presagita del figlio. Il viso è fortemente espressivo e l’intensità dello sguardo è aumentata dell’uso di occhi in vetro, dall’interno.   Il petto è trafitto da un pugnale in argento, che trapassa gli abiti attraverso una larga asola – prima del restauro – terminava direttamente nel busto ligneo, con numerose lesioni e danni strutturali.

La Vergine è stata realizzata con il capo liscio, come avveniva solitamente per le così dette madonne vestite, destinate ad essere poi abbigliate e arricchite di attributi, nel nostro caso il pugnale, la capigliatura in seta o in crine naturale, il rosario, gli scapolari, il fazzoletto del pianto e la corona.

Numerose e complesse tutte le fasi del restauro, condotte con metodo scientifico e assoluto rigore, così da rimuovere tutte le superfetazioni pittoriche e materiche non originali e riportare in luce la materia voluta dal Valentini. L’opera, rimaneggiata in modo sommario ne corso dei secoli, aveva subito numerose ridipinture, nonché soluzioni discutibili, quali l’inchiodatura del bustino direttamente sul legno, l’applicazione di nastro adesivo e fili sul capo per aggiungerle degli orecchini in oro, l’applicazione di un foglio di cuoio incollato direttamente sul torace per ospitare il pugnale.

La prima parte degli interventi ha visto un ristabilimento strutturale del manufatto, con conferimento di nuova funzionalità a tutte le parti mobili, disinfestazione dagli insetti xilofagi e messa a punto di un sistema mobile e non invasivo per l’inserimento del pugnale. La Pirro è intervenuta sapientemente sulle parti policrome, avvalendosi di microscopio digitale ed efflorescenze ultraviolette, così da riconoscere ogni frammento settecentesco e salvarlo in ogni sua parte. Il bene aveva urgenza di essere restaurato: la pellicola pittorica originale, fortemente lacunosa perché danneggiata dalle numerose sovrammissioni subite nel corso degli anni, è stata interamente messa in luce, reidratata, consolidata e reintegrata con la tecnica del tratteggio, così da conferire unità potenziale al bene, rispettando tuttavia il postulato brandiano della riconoscibilità dell’intervento.

Oggi La Addolorata risplende, restituita alla collettività nel suo originale equilibrio cromatico e compositivo, restaurata con tecniche d’avanguardia e rispetto dell’originale, tornando a commuovere i fedeli con il suo sguardo volto al cielo ed il suo toccante dolore di Madre, capace di renderci tutti suoi figli.

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