Il pellegrinaggio della Cumpagnia
di Antonia RAMUNNO
C’è un momento, ogni anno, in cui la strada chiama. Non è una strada qualunque: è quella che da San Marco in Lamis sale verso Monte Sant’Angelo, fino alla Grotta di San Michele Arcangelo. È lì che si rinnova, da generazioni, il pellegrinaggio della Cumpagnia. Un cammino di fede, di silenzio e di parole. Un cammino di corpi, sì, ma soprattutto di anime.
Anche quest’anno la Cumpagnia si è rimessa in cammino. E io con essa. Quest’anno, da sola. Ma mai, nemmeno per un istante, davvero sola. Perché lungo quel sentiero antico si è circondati da presenze che parlano senza fare rumore. C’è la preghiera collettiva, i rosari recitati in coro, ma poi ci sono anche i silenzi, quelli in cui si cammina accanto a un altro cuore e, senza sforzo, si entra in comunione. È lì che avviene il miracolo più grande: l’incontro. Quello sincero, umano, disarmato.
Ho ascoltato storie che mi hanno trafitto l’anima e al tempo stesso curata. Madri che hanno perso figli e che pure si mettono in cammino, nonostante la croce che portano nel petto. Persone che hanno ricevuto una grazia e camminano per ringraziare. Altri che sono vivi per miracolo, salvati da incidenti improvvisi, da malattie gravissime: lì, a piedi, col volto rivolto a San Michele, per dire grazie.
Una donna, arrivata alle porte della celeste basilica, si è tolta le scarpe e ha proseguito scalza. Un gesto che dice tutto: l’umiltà, la fede, l’amore. Vedere le lacrime solcare i volti di molti, sentire la commozione vibrare nella Grotta, percepire la gioia profonda dell’approdo: sono scene che non si dimenticano. Anch’io, al mio secondo anno, ho sentito i brividi. Quest’anno, più che mai, ho sentito tutto in modo diverso. Più intenso. Più vero.
La Cumpagnia è una comunità che cammina. Ma è molto più di questo. È una famiglia spirituale che si forma sulla strada. È condivisione, nel senso più pieno della parola. Si condividono passi, fatiche, silenzi. Si condividono storie, pezzi di vita, verità intime che in altri contesti resterebbero taciute. E si condivide anche il pane. Perché lungo la strada scopri una generosità autentica, concreta: mani che ti offrono una bottiglia d’acqua, un pezzo di pane, un dolce preparato con amore. E non si tratta solo di nutrire il corpo: è un gesto che nutre anche l’anima.
Ed è meraviglioso vedere quanti giovani abbiano scelto di mettersi in cammino. In loro c’è il futuro di questa tradizione, la garanzia che questo pellegrinaggio continuerà a vivere, di generazione in generazione. Ma è altrettanto commovente osservare chi, anno dopo anno, resiste. Chi sfida dolori fisici importanti, chi ha subito interventi, chi ha difficoltà evidenti… eppure non rinuncia. C’è chi viene da lontano, da altre città, da altre vite, ma si unisce con lo stesso cuore, con la stessa forza. Perché la Cumpagnia è appartenenza, è legame che supera ogni distanza.
E la Cumpagnia è anche questo: un’immensa tavolozza di colori, di volti, di età. Ci sono bambini, anziani, giovani, adulti. Ci sono personalità diverse, storie diverse, e tutte insieme formano un dipinto unico, irripetibile, vivo. Un’opera d’arte fatta di passi, di fede e di umanità. La Cumpagnia non lascia indietro nessuno. Ti solleva quando vacilli, ti sorride quando sei stanco, ti abbraccia anche solo con uno sguardo. È un tessuto invisibile che avvolge ogni pellegrino e lo fa sentire parte. Parte di qualcosa di più grande, di qualcosa che non finisce al ritorno, ma continua a vivere dentro.
Camminare con la Cumpagnia è scegliere di affidarsi. È fare spazio all’altro. È lasciarsi trasformare. È entrare in contatto con la parte più profonda di sé stessi, e con Dio. A chi ha vissuto questi giorni, questo testo non dirà nulla di nuovo, ma forse farà riaffiorare ciò che ha sentito. A chi invece non ha mai camminato con noi, spero arrivi forte l’invito: vieni. Mettiti in cammino. Vieni e scopri cosa vuol dire sentire che non sei solo. Vieni e scopri la bellezza di un cammino che non è solo verso un luogo, ma dentro un mistero.
Con lo sguardo rivolto verso l’alto, ancora una volta.


