La buona stella di Città Gargano
L’unione fa la forza, recita il vecchio adagio
di Francesco TROTTA
La città metropolitana del Gargano, ne sono certo, nasce sotto una buona stella e non sarà una meteora perché avrà il carattere forte e deciso del suo fondatore (il coriaceo sindaco di Rodi Garganico Carmine d’Anelli), capace di una innovativa intuizione che rappresenta una nuova opportunità per il futuro dello Sperone d’Italia: è come se il Gargano avesse deciso di lanciare il proprio cuore oltre l’ostacolo per non morire, di regalarsi un nuovo orizzonte per ringiovanire, nuovi sogni per perpetuare all’infinito la propria indicibile bellezza e il proprio irresistibile fascino. Tentativi questi tutti impensabili solo fino a pochi mesi fa. Oggi invece no. Il Gargano si è regalato una nuova chance. Per la maestosa cattedrale del Creato in mezzo al mare una nuova alba è dietro l’angolo. Noi, figli di questa incantevole terra, dobbiamo esserne consapevoli ed essere pronti a giocarci questa fondamentale partita.
SERENO VARIABILE, 10 ANNI FA Sono stato un precursore, uno dei tanti ovviamente. Ma nessun merito. Solo buon intuito, perché amo immensamente la mia terra e mi scervello ogni giorno nella ricerca di buone soluzioni per rendere godibile la permanenza su questo blasonato sperone del tacco italico, che reputo un gioioso regalo del buon Dio. Perché tale è una montagna di verde, tempio di biodiversità, castello superbo di natura vera, che si getta, troneggiante, nello specchio d’acqua di mare blu cobalto dell’Adriatico. Rammento ai più distratti che ho cominciato io ai tempi di Sereno Variabile (maggio giugno 2015) quando intervistato da Osvaldo Bevilacqua, ipotizzai nella puntata dedicata appunto allo Sperone d’Italia, la nascita di un “nuovo” Gargano, di un promontorio unito con i suoi diciotto comuni ricadenti in area protetta considerati alla stregua di altrettanti quartieri di un’unica grande città. Mi auguravo una unione che facesse la forza come recita un vecchio adagio, e vaticinavo che ciò avrebbe rappresentato un grande salto in avanti per tutti noi. Ho avuto occhio. Oggi eccoci qua. Grazie ai sindaci di un rinnovato e progredito Gargano. Un sogno diventato realtà. Un traguardo impensabile solo fino a qualche anno fa dopo il fallimento dei vari e innumerevoli tentativi naufragati più per motivi legati all’atavico problema dei garganici che altro, ovvero all’incapacità di fare squadra, all’egoismo innato, al narcisismo e allo sfrenato individualismo, malattie la cui fase di debellazione è tuttora in corso. Ma siamo a buon punto. Dipende da noi. La nascita di Città Gargano regala quindi speranza: la Montagna del Sole vuole rinnovarsi ed ha girato le spalle al passato imboccando la strada giusta: cambiare, ma restando però fedele sempre a sé stessa.
L’IO CHE CEDE IL POSTO AL NOI Un cambio culturale e mentale che rappresenta molto per i suoi cittadini. Non più l’io ma il noi. Un gran passo in avanti. Se solo penso ai 18 dialetti diversi (qualcuno scherzando parlava del regno non solo della biodiversità, ma anche della presunta diversità antropologica), alla tribale e accesa rivalità calcistica tra Comuni (noi che ai tempi dei campionati di terza e seconda categoria provinciali degli anni ottanta e novanta ogni incontro o scontro era di fatto “un derby” e ci si “scannava” metaforicamente e calcisticamente parlando) – che hanno impedito per decenni a noi garganici non di fare unione, ma neanche di concepirla. Si è voltata finalmente pagina. Ecco perché, per me, la conquista di oggi sa di miracoloso.
L’UNIONE FA LA FORZA: AUTODETERMINARSI E’ LA NUOVA PAROLA D’ORDINE Perché bisogna fare squadra? Perché le sfide non sono più interne, ma esterne e c’è bisogno di identità. E di autodeterminazione, come sottolinea il sindaco di San Marco in Lamis Michele Merla. Perché il palcoscenico in cui confrontarsi non è più il campetto sotto casa, vale a dire lo spiazzo sterrato e pieno di buche, dove si tenta di giocare al calcio ma non lo si fa perché il pallone non rotola ma rimbalza in maniera irregolare con tutte le nefaste conseguenze del caso, bensì quello interregionale (più elevato e quindi più impegnativo) dove l’erba verde e lucente, “minchia pare un biliardo”, ti impone di fare la tua porca figura e puoi riuscirci solo se hai le basi tecniche adeguate, ovvero sei attrezzato come si deve; in caso contrario sei out. Fuori. Espulso. La globalizzazione imperante che alimenta la voglia di uscire dagli angusti steccati di periferia impone la necessità di affrontare le sfide, a qualsiasi livello, sia economico, commerciale o turistico, ricorrendo alla potente leva identitaria. E noi quella leva ce l’abbiamo. Eccome che ce l’abbiamo: si tratta del famoso brand Gargano, un brand che già si vende da solo, conosciuto com’è in tutto il mondo. Averla (la leva) a portata di mano è una fortuna da “sfruttare” adeguatamente. Non solo. Con “lo stare insieme” il grande (Comune) aiuta il piccolo (Comune), il ricco (Comune) traina il povero (Comune) e divide con esso i proventi dell’unione alla base e all’origine del brand. Equa distribuzione della ricchezza (prodotta) la chiamano gli economisti fautori dell’economia solidale. La Città Gargano può e deve diventare anche questo. Soprattutto questo.

