Quando un’oca gigante terrorizzava il Gargano

da Garganodascoprire

Tanto tempo fa, nel Neogene, periodo geologico del Cenozoico comprendente Miocene e Pliocene, che ebbe inizio all’incirca 23 milioni di anni fa, il Gargano era un’isola, come alcune altre parti del territorio italico.

In queste terre isolate, la vita prendeva strade uniche, con modelli di sopravvivenza estremi. Sull’Isola-Gargano, inserita in quella che viene definita ‘Paleobioprovincia Apulo-Abruzzese’, predatori terrestri quasi non ne esistevano: è in questo particolare ambiente che vagava indisturbato un uccello gigante, il ‘Garganornis ballmanni’ (Meijer, 2014), un gigantesco anseriforme (ordine di uccelli che comprende, a esempio, anatre e oche), solenne e massiccio oltreché spietato cacciatore.

Questo uccello ebbe un’evoluzione particolare, crescendo e adattandosi alla terraferma, allontanandosi dall’acqua e perdendo lentamente le sue ali come mezzo di volo. Il suo corpo era imponente, possente, il suo sterno e le ossa delle ali divennero robuste (anche se quest’ultime erano incapaci di sostenerlo in aria), dando forma a una creatura terrestre corazzata per affrontare la vita nel suo modo singolare.

Non volando, aveva bisogno di difendersi lottando: il suo “nodo carpale” sulla protuberanza dell’ala, simile a un piccolo sperone, era forse una delle sue armi migliori. Un’arma naturale per respingere gli attacchi di chi osava avvicinarsi troppo, un residuo della forza delle sue ali, ormai inutili per il volo ma vitali per la sua sopravvivenza.

Di questa scoperta ne parla un bellissimo articolo pubblicato da M. Pavia, Hanneke J. M. Maijer, M. A. Rossi e Ursula B. Göhlich (qui il link: https://royalsocietypublishing.org/doi/10.1098/rsos.160722).

Eccone sunto e titolo: “L’adattamento insulare estremo di ‘Garganornis ballmanni’: un gigante Anseriforme del Neogene del Bacino del Mediterraneo”.

ABSTRACT: sono stati identificati nuovi elementi scheletrici del ‘Garganornis ballmanni’, un grande anseriforme endemico recentemente studiato, provenienti dalla zona del Gargano e da Scontrone (in provincia dell’Aquila). Su questa linea dell’Italia centrale che forma la cosiddetta “Paleobioprovincia Apulo-Abruzzese”, nuovi reperti confermano la natura non volante di questa specie, già ipotizzata a causa della sua grandezza, e rivelano l’adattamento di G. ballmanni a un ambiente terrestre, non acquatico. La sua taglia massiccia può essere vista come una risposta all’assenza di predatori terrestri e una protezione dai predatori aerei. La presenza di un “nodo carpale” sul carpo-metacarpo suggerisce che questa specie potesse avere comportamenti di lotta.

INTRODUZIONE: l’articolo illustra come gli uccelli che vivono in ambienti insulari, spesso sviluppino tratti specifici come l’aumento di dimensioni o la perdita della capacità di volare. G. ballmanni è un esempio di anseriforme gigante che, trovandosi in un’isola senza grandi predatori terrestri, ha sviluppato un corpo più grande, perdendo la capacità di volare e adattandosi a una vita terrestre.

DESCRIZIONE DEL SITO E DEI MATERIALI FOSSILI: il Gargano e Scontrone sono stati durante il Miocene delle aree insulari con fauna altamente endemica. I fossili scoperti in questi territori appartengono alla cosiddetta “fauna Mikrotia” (la microtia è un topo gigante del Gargano estinto, che visse circa 7-5 milioni di anni fa), caratterizzata da vertebrati unici e insoliti. I fossili sono conservati in vari musei e sono stati studiati e confrontati con altri scheletri di anseriformi contemporanei.

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE: tra i fossili rinvenuti, il G. ballmanni presenta: un carpo-metacarpo notevolmente ridotto, che conferma la sua incapacità di volare; un tarso-metatarso robusto, simile a quello degli Anatidi di grandi dimensioni, ma ancora più massiccio, con caratteristiche che suggeriscono una vita prevalentemente terrestre; falangi corte e spesse, adatte alla camminata, confermando l’adattamento alla terraferma.

CONCLUSIONE: i nuovi reperti rafforzano l’idea che G. ballmanni fosse una specie endemica della “Paleobioprovincia Apulo-Abruzzese” del Miocene, adattata a uno stile di vita terrestre e incapace di volare. Questa specie rappresenta un esempio di come le isole del Mediterraneo possano fungere da centri di speciazione unici, favorendo lo sviluppo di specie con tratti adattativi estremi, in assenza di grandi predatori terrestri.

Un vero e proprio signore incontrastato, in grado di rispondere a un’unica legge: l’adattamento.

Oggi, solo i suoi fossili rimangono a raccontarci la sua storia, permettendoci di immaginare un mondo in cui un gigante privo di ali dominava le isole italiche del Mediterraneo, evolvendosi non per il volo, ma per il suo diritto a esistere. (Archivio di Giovanni BARRELLA.)

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