Un rione risanato dai cittadini, demolito dall’inerzia delle istituzioni
Negli ultimi giorni la cronaca locale ha riportato due episodi che raccontano con chiarezza il livello di degrado raggiunto nel nostro paese: un bambino preso di mira con petardi in Piazza Madonna delle Grazie e il tentativo di incendio di una panchina nella Villa Comunale. Non sono episodi isolati, ma segnali di un cedimento culturale e sociale ormai sotto gli occhi di tutti.
Questi fatti, però, non sorprendono chi da anni denuncia ciò che accade lontano dalle piazze centrali. Da circa dieci anni il Consorzio per il Risanamento del Rione di Corso Giannone segnala, documenta e querela episodi di feste abusive, intrusioni notturne, vandalismi, schiamazzi, rifiuti e danneggiamenti all’interno dei garage consortili. Ogni volta con prove video, date e orari. Ogni volta con la stessa risposta: il silenzio.
Il Consorzio è nato nel 2003, come cooperativa edilizia a scopo mutualistico, con un obiettivo preciso: risanare un rione degradato costruendo box garage sicuri per i residenti, non per il mercato immobiliare. Non fu un’operazione speculativa, ma sociale: gli spazi furono realizzati e ceduti ai cittadini a circa 550 euro al metro quadro, quando il prezzo di mercato era di circa 1.200 euro al metro.
Un progetto che permise a famiglie, pensionati, giovani lavoratori e persone di ogni fascia sociale di avere un posto auto o deposito dignitoso a un costo sostenibile. Oggi il Consorzio rappresenta 163 soci, per un totale di circa 200 box: non un’impresa privata, ma una comunità che ha risanato un quartiere quando nessuno lo faceva.
Negli ultimi anni, invece, quelle stesse aree private, assicurate, videosorvegliate, dotate di impianto antincendio certificato a norma e tuttora utilizzate quotidianamente sono diventate luogo di ritrovi notturni, raduni alcolici, danneggiamenti e abbandono di rifiuti. Ogni anno il Consorzio invia segnalazioni ed esposti formali. In dieci anni sono diventate decine. Eppure, nonostante i filmati, i nomi, le testimonianze, le targhe e gli audio, le istituzioni non sono mai intervenute in modo risolutivo.
L’ultima richiesta di archiviazione si basava perfino su tre pretesti: delegittimare chi aveva denunciato, dichiarare inutilizzabili le telecamere e definire i box “abbandonati”. Proprio queste motivazioni inesatte e prive di fondamento hanno spinto il Consorzio a proporre opposizione all’archiviazione. Il complesso non è un luogo abbandonato, ma uno spazio vissuto quotidianamente dai proprietari e dai residenti del rione, un’opera di interesse pubblico, realizzata però senza un solo euro di denaro pubblico.
Non si tratta di ragazzate: si entra tramite cancelli privati, si portano casse di alcolici, si urina sui muri, si lasciano vetri rotti e rifiuti. Sono episodi organizzati, ripetuti e consapevoli. Sono stati ripresi dalle telecamere consortili e consegnati ai Carabinieri. Ma nulla è cambiato.
Si tratta di giovani adulti, perfettamente consapevoli di ciò che fanno, che con schiamazzi, vetri rotti e musica a tutto volume disturbano l’intero quartiere, nelle case vicine vivono lavoratori che si alzano alle tre del mattino e soci che ormai hanno paura perfino di rientrare nel proprio box durante queste feste abusive.
Il paradosso è semplice, mentre i cittadini hanno ripulito e riqualificato un rione a proprie spese, le istituzioni lo hanno lasciato ritrasformarsi nel degrado che avevano combattuto. Il risultato è che ciò che è stato costruito con spirito civico sta venendo distrutto non dai vandali soltanto, ma dall’assenza di tutela da parte di chi dovrebbe garantire ordine, controllo e legalità. Non può esserci legalità a metà: chi rispetta la legge non può essere lasciato solo, mentre chi la viola resta impunito.
Il Consorzio continuerà a fare la sua parte, come ha sempre fatto. Ma ora il problema riguarda l’intera città: non più un box, non più un rione, non più un gruppo di soci. Non si può chiedere legalità ai cittadini e poi restare assente quando i cittadini la costruiscono, la difendono e la documentano. Chi ha rispettato le regole non può essere lasciato solo.
Il Presidente p.t. del Consorzio
Arcangelo Polignone

















