Trasfigurata dall’amore, 30 anni dalla morte della giovane Rosaria Gravina
di Antonio DANIELE
Sono passati 30 anni da quel 28 marzo 1996 quando Rosaria Gravina (nella foto-copertina) si è unita definitivamente all’abbraccio di Dio. Una vita vissuta nella gioia che trasudava dell’amore di Dio. Anzi, posso affermare senza ombra di dubbio, come un dolore per una malattia incurabile, possa essere trasfigurato dall’amore.
Per chi è stato vicino alla famiglia Gravina e ai loro primi anni nella nostra città dopo il rientro dalla Germania, ha conosciuto bene questa ragazza che prima di parlare, faceva entrare nella tua vita il suo sorriso, quasi da far scomparire quella compassione che in maniera naturale poteva avere il suo interlocutore.
Parlare di Rosaria a 30 anni dalla sua salita al cielo, è parlare anche dei suoi fratelli, Giastin e Cosimo, che insieme a lei hanno vissuto la straordinarietà della vita, accettata e donata. Rosaria è stata per i suoi fratelli, la persona da imitare.
La sua voglia di lottare ogni giorno ha insegnato a Giastin e Cosimo di guardare fuori dalla finestra della loro cameretta, che poteva essere il loro limite, ma che grazie a Rosaria, era un volano per guardare il mondo intero.
Nei suoi quindici anni Rosaria ha racchiuso in sé tutto quello che la vita poteva donare. Ha vissuto i primi tempi immigrata in uno Stato che non era il suo. La lontananza per lavoro del suo papà. La testardaggine del diritto allo studio, tanto da scomodare il Presidente della Repubblica, ed essere un’apripista con il decreto Gravina, per la classe in casa.
È stata una acierrina, con gli educatori e i ragazzi che settimanalmente le facevano visite per l’incontro di formazione. Come educatore dei giovanissimi di Azione Cattolica ricordo la trascrizione degli incontri per poi andare in piccoli gruppi a vivere l’impegno formativo. Nei tempi di oggi avremmo fatta una videochiamata!
Ricordo bene il 4 febbraio 1996, Giornata per la Vita, dove Rosaria si è offerta per la sua testimonianza, scritta per molti, per noi giovanissimi vissuta con lei. In questo è stata anche educatrice ACR che lei tanto sognava.
Ma Rosaria è stata anche mamma. Prendersi cura delle persone a lei vicino, da Giastin a Cosimo, dai genitori a quanti si avvicinavano, e aver vissuto una maternità non carnale, ma di spirito, ha reso Rosaria donna forte, capace di indicare la via, quella giusta, la strada dell’amore.
La chiave della sua pace e della sua gioia era la completa fiducia nel Signore e l’accettazione anche della malattia come misteriosa espressione della sua volontà per il bene suo e di tutti. Se dopo 30 anni riconosciamo a Rosaria “l’adesso di Dio”, la sua vita continua a parlare a tutti noi.
Soprattutto ai giovani, lei che è rimasta giovane per sempre, non c’è tempo che la rende fuori contesto. A Rosaria le volevo dire che quei ragazzi, giovanissimi che ha conosciuto, sono diventati adulti e genitori e che sicuramente avranno raccontato di questa ragazza straordinaria che hanno incrociato nella loro vita.
Cara Rosaria, alcuni di quei ragazzi, vivono con te “sorella morte”, non c’è giorno che passa che il mio cuore e la mia preghiera si rivolge a voi che avete vissuto un tratto di questa bella esperienza del gruppo dei giovanissimi di AC.
A pochi giorni da Pasqua, le parole di Papa Francesco riassumano la tua vita e la vita di tanti giovani che vivono il Vangelo: “Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita”.

