Lettera aperta dell’Arch. Saracino ai cittadini di San Marco in Lamis

Riceviamo e pubblichiamo…

Cari Sammarchesi,

nel 2020 ho donato a San Marco in Lamis, la mia terra d’origine, il progetto artistico dell’Arco della Terra, rendendo possibile la realizzazione dell’opera come gesto di appartenenza e restituzione verso il mio paese.

L’opera è nata con uno spirito semplice e profondo: lasciare alla comunità un segno capace di parlare a tutti, senza distinzione, come simbolo di identità, memoria, radici e apertura verso il futuro. Un’opera pubblica, quando nasce con questo intento, non appartiene a una sola parte, a un gruppo, a una posizione o a una stagione politica. Appartiene allo sguardo collettivo di una comunità.

Per questo desidero condividere alcune riflessioni, con spirito costruttivo e senza alcuna volontà di creare polemiche.

Negli ultimi anni ho riscontrato l’utilizzo dell’immagine dell’opera in contesti di carattere politico. Comprendo che l’Arco della Terra possa essere percepito come un segno riconoscibile della città, e proprio per questo sento il dovere di ricordare il senso originario della mia donazione: l’opera è stata pensata per unire, non per rappresentare una parte.

Il mio contributo ha riguardato la donazione del progetto artistico e del disegno creativo necessari alla realizzazione dell’opera fisica da parte della città. Tale gesto, tuttavia, non comporta né ha mai comportato la cessione della proprietà intellettuale dell’opera, dei diritti d’autore, della sua immagine, della sua forma, del suo significato creativo o della sua identità artistica, che restano in capo all’artista secondo la normativa italiana e i principi internazionali a tutela del diritto d’autore.

Questo principio non è un tecnicismo, ma una forma di tutela del valore dell’opera stessa. Proteggere un’opera d’arte significa anche preservarne il significato, impedendo che venga utilizzata in modi che possano restringerne il messaggio o associarla impropriamente a finalità commerciali, promozionali o politiche.

Non ho mai autorizzato l’uso dell’Arco della Terra per scopi politici o commerciali, né ritengo opportuno che un’opera nata come dono alla collettività venga utilizzata come immagine di parte. Non per contrapposizione verso qualcuno, ma per rispetto verso tutti.

Un’opera pubblica deve poter essere riconosciuta da ogni cittadino come propria. Deve poter appartenere simbolicamente a chi la osserva, a chi la attraversa, a chi vi riconosce una parte della propria storia. Legarla a un messaggio politico significherebbe ridurne la natura universale e trasformare un segno comune in un segno parziale.

Il mio desiderio è quindi quello di invitare tutti — cittadini, associazioni, gruppi e rappresentanti pubblici — a custodire l’Arco della Terra nel suo significato più autentico: un segno pubblico di identità, memoria e appartenenza condivisa, pensato per la comunità intera. Un’opera pubblica deve unire, non dividere; deve restare patrimonio simbolico di tutti i cittadini.

Questa lettera nasce da un’esigenza di chiarezza, non di conflitto. Nasce dal rispetto per il paese, per i cittadini e per il valore dell’arte pubblica. L’arte, quando è davvero pubblica, non deve dividere. Deve restare libera, aperta, accessibile e capace di parlare a tutti.

Con stima e senso di appartenenza,
Antonio Pio Saracino