Le STORIELLE di Tonino Cera: “Quando si andava a Foggia”
Negli anni ‘60 e ‘70 del Novecento un particolare significato assumevano le puntate su Foggia. Era per noi, “la città”, non solo il capoluogo ma nel nostro immaginario il luogo dove era possibile incontrare la modernità, quello che potevi vedere solo in televisione o nei film (e a S. Marco in quegli anni di locali cinematografici ve n’erano due, ne abbiamo già parlato).
Se qualcuno aveva a disposizione un’automobile si andava in tre o quattro. Ma ci si recava anche in autobus, all’epoca la SITA prevedeva durante la giornata diverse corse a partire da quella delle 5,40, che per quelli come chi scrive si utilizzava anche per recarsi a prendere il treno per Bari e l’università.
Il Viale della Stazione, quello della Standa così li chiamavamo, non Viale XXIV Maggio o Corso Roma. In quei luoghi trovavamo le novità, quel che nel nostro paese non c’era. La Standa, il “grande magazzino” dove si poteva trovare di tutto, dall’abbigliamento all’arredamento fino ai generi alimentari. Ci si andava solo per curiosare, non si comprava nulla anche perché non vi era molto a disposizione.
Su quello stesso corso era possibile trovare negozi alla moda, per esempio Petronio che disponeva di articoli della moda del tempo. Altri negozi che attiravano la nostra attenzione per l’eleganza e l’attualità erano Spatafora e Leopoldina che vendevano calzature. Poco più giù, non proprio sul Viale della Standa si poteva andare a prendere un gelato di quelli squisiti al Sottozero: e d’estate a Foggia faceva piacere, e dava sollievo.
Di fronte un locale cinematografico, l’Ariston, che qualche volta, per film di rilievo, si frequentava, Il Capitol e il Cicolella si trovavano sul Viale della Stazione, e anche lì capitava di andarci.
Per chi come chi scrive amava e praticava il calcio poteva accadere di andare a vedere il Foggia, all’epoca sempre tra Serie A e Serie B. D’altronde in questa categoria la prima volta ci andò anche per merito di un sammarchese che in questo sport era senz’altro un fuoriclasse, Gigino Pignatelli.
Qualche volta i miei zii, Nicola e Gaetano Palatella, abbonati in gradinata, mi portavano con loro la domenica a vedere la partita, ed era emozionante. Come dimenticare quelle domeniche, gli spalti gremiti, ammirare i calciatori anche delle squadre ospiti. Vi erano ancora gradinate e curve realizzate con tubi Innocenti e sedute in legno. E mi colpiva vedere ai bordi del campo sotto la tribuna laterale sinistra, guardando dalle gradinate, seduto su una sedia ad assistere alla partita, Osvaldo Iannantuoni, all’epoca Segretario Generale del Foggia Incedit, poi Foggia Calcio. Oggi vengono chiamati Direttori Sportivi o Tecnici.
E, parlo di Osvaldo Iannantuoni per due ragioni. La prima. Quante volte venne a S. Marco a casa di Gigino Pignatelli, che non ne voleva sapere di carriera calcistica e quant’altro e cercava in tutti i modi di convincerlo a essere “professionista” tout court, evidentemente senza riuscirci. E poi, per il fatto, che sia pure per un brevissimo periodo, accettò di essere il responsabile tecnico del Sammarco, una volta conosciuto l’ambiente gli piacque seguire quei ragazzi e quelle persone che amavano lo sport e il calcio in particolare.
Lo Zaccheria nel nostro immaginario adolescenziale rappresentava il massimo dell’affermazione sportiva e umana. E ancora tanto è rimasto nella nostra memoria (quando mi capita di parlarne con amici anche loro si soffermano sui ricordi che si vanno raccontando) la voce dell’altoparlante che diffondeva la pubblicità per imprese e attività commerciali foggiane e non solo. Quella che ci suonava più coinvolgente, e che ogni tanto la memoria riporta a galla, era questa: “Sotto una gonna che sfarfalla al vento/ sono di magico ornamento le calzature Leopoldina. Leopoldina Foggia, Leopoldina Bari/ cammina cammina chi calza Leopoldina.”
Tutto è svanito. Il Foggia non si tira più fuori dalle serie minori, la criminalità ci vuole mettere le mani e Leopoldina non è più “sotto le gonne che sfarfallano al vento”!
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