Letti rotti, sporcizia e turni (OSS) massacranti: la denuncia shock da Medicina Interna a San Severo

Riceviamo e pubblichiamo la dolorosa e dettagliata testimonianza diretta di una cittadina pubblicata stamane su La Gazzetta di San Severo che ha assistito in prima persona alle condizioni in cui versa il reparto di Medicina e Lungodegenza del presidio ospedaliero “Masselli Mascia” di San Severo. Una denuncia che punta i riflettori non contro chi lavora, ma a favore di chi, ogni giorno, si consuma la salute per garantirne una minima ai degenti.

«Gentile Redazione,

scrivo questa lettera con il cuore pesante, mossa da una profonda indignazione, ma anche da una sincera gratitudine che si mescola alla pena. Ho trascorso intere giornate nel reparto di Medicina dell’ospedale di San Severo per assistere un mio caro, e quello che ho visto mi obbliga a non stare in silenzio.

Voglio denunciare pubblicamente una situazione insostenibile che riguarda in particolare gli Operatori Socio-Sanitari (OSS), figure fondamentali per la dignità dei malati, oggi ridotte allo stremo delle forze. Un unico reparto, quaranta pazienti e turni impossibili

Medicina Interna e Lungo degenza gestisce 40 posti letto. Parliamo di pazienti fragili, la stragrande maggioranza dei quali è allettata, non autosufficiente o in condizioni critiche, persone che avrebbero bisogno di una presenza costante e vigile.

Come se non bastasse l’enorme carico assistenziale, questo è l’unico reparto in cui gli OSS sono costretti a fare i “funamboli”: durante lo stesso turno lavorativo devono dividersi e coprire sia la Medicina che la Lungodegenza, correndo da una parte all’altra, tra stanze piene e un viavai continuo.

A questo si aggiunge un carico burocratico e logistico immenso: è un reparto che si fa carico di mille consulenze verso le altre specialistiche per trovare una diagnosi, costringendo il personale a continui spostamenti e rincorse.

Ma la carenza di personale è solo la punta dell’iceberg. Quello che ferisce è vedere in quali condizioni strutturali si cerchi di curare i nostri padri e le nostre madri. I letti sono vecchi, non idonei e spesso rotti, così come i comodini, soprattutto nella parte della Lungodegenza, una struttura a pezzi, nel senso che ci sono pezzi mancanti ai letti, così come pezzi d’arredo arrangiati. Strumenti che dovrebbero garantire il comfort o facilitare le manovre di mobilitazione sono ridotti a pezzi di ferro obsoleti.

Il supporto dei servizi generali sembra inesistente. Il reparto è spesso sporco e, per quanto possa sembrare incredibile in un ospedale pubblico nel 2026, manca persino la semplice carta igienica nei bagni.

La biancheria pulita è un miraggio: non ce n’è mai a sufficienza per garantire un cambio tempestivo al bisogno. Un paziente allettato non può aspettare i tempi dei rifornimenti per essere pulito e dignitosamente sistemato.

Nonostante questo scenario desolante, c’è una luce: è il sudore evidente, la fatica e lo sforzo sovrumano degli operatori. Ho visto gli OSS correre con il volto rigato di stanchezza, palesemente sotto stress, fare i salti mortali per cercare di garantire un livello assistenziale adeguato.

Ce la mettono tutta, non si tirano indietro, ma l’eroismo non può sostituire l’organizzazione. Il personale è ridotto all’osso e non può fare miracoli.

Voglio lanciare un appello accorato ai vertici dell’ASL e a chi di dovere: serve un supporto immediato per il personale OSS di questo reparto. Bisogna integrare l’organico, rinnovare gli arredi e garantire i beni di prima necessità.

Dietro quelle coperte, in quei letti rotti, oggi c’è un mio parente, ma domani ci potrebbe essere il padre o la madre di chiunque di noi. Ogni malato ha diritto a un’assistenza decente, non solo per la propria salute, ma per la propria dignità e reputazione di essere umano. Non lasciamo soli questi lavoratori, perché lasciando soli loro, condanniamo i nostri cari».

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