San Marco in Lamis, assenteismo in Consiglio Comunale: lo sfogo bipartisan che scuote la politica | VIDEO
Tutto è partito, durante l’ultima assise, dal consigliere Cera (seguito a ruota dal sindaco e dall’assessore Ferro) che ha puntato il dito contro gli “assenteisti seriali”, la querelle si è poi spostata sui social.
Durante la seduta del 29 giugno 2026, si è consumato un momento di inusuale e accesa convergenza politica. A partire dal minuto 1:49:50 della diretta, abbandonando momentaneamente l’ordine del giorno, il dibattito si è infiammato a causa di un duro intervento del consigliere Angelo Cera, che ha trovato un’immediata e inaspettata sponda nelle parole del sindaco Michele Merla e dell’Assessore Caterina Ferro.
Al centro della polemica: l’assenteismo cronico di alcuni consiglieri, in particolare di coloro che si propongono o si sono proposti come candidati alla guida della città.
L’ATTACCO FRONTALE DI ANGELO CERA | Chiedendo scusa per l’uscita fuori tema, il consigliere Angelo Cera ha preso la parola per stigmatizzare con forza l’assenza dai banchi dell’aula di chi ambisce a governare San Marco in Lamis. Cera ha puntato il dito contro l’incoerenza di chi si candida a “nuovo” amministratore ma diserta puntualmente le sedute, parlando di un vero e proprio tradimento del mandato elettorale: “Non mi pare né serio e né onesto che si possa reclamare di essere sindaco di San Marco in Lamis con un 90% di assenze in 10 anni di consiglio comunale.” Concludendo il suo intervento con forte trasporto emotivo, Cera ha annunciato che in futuro non si candiderà più, ma continuerà a vigilare come cittadino attivo contro un sistema paradossale in cui: “non si può essere nuovi nei modi e presentare il proprio vademecum di 11 anni… il mondo a San Marco sembra che si stia capovolgendo”.
L’ASSIST INASPETTATO DEL SINDACO MICHELE MERLA | A sorpresa, il primo cittadino ha preso la parola subito dopo per appoggiare totalmente la dura disamina del suo storico avversario politico. Il sindaco ha sottolineato come la politica attiva si debba fare in aula, partecipando alle discussioni costruttive necessarie a risolvere le problematiche della comunità: “Raramente mi è successo di essere completamente d’accordo col consigliere Cera in tutto e per tutto. […] Non si può essere cittadini e consiglieri di questa città e fregiarsi del titolo di essere il nuovo Messia e poi non sapere nulla delle cose che accadono nella nostra città.” Merla ha poi riconosciuto il grande spessore dell’intervento di Cera, affermando che le sue parole rappresentano di fatto “l’intervento di tutto il consiglio comunale della nostra città”.
LO SDEGNO DELL’ASSESSORE CATERINA FERRO | A chiudere il cerchio è intervenuta l’Assessore Caterina Ferro. Rompendo la sua personale prassi di non prendere mai la parola dopo i discorsi conclusivi del sindaco, ha voluto ribadire il proprio netto dissenso verso le dinamiche denunciate poco prima. Ha ringraziato pubblicamente Cera per aver avuto “il coraggio e la lungimiranza di esternare questo concetto”, manifestando profonda amarezza: “Non accetto assolutamente che un candidato sindaco, o chi vanta di essere il nuovo candidato sindaco, sia una persona che tradisce a ogni consiglio comunale i propri elettori. Per me è una vergogna assoluta.”
POI LA DISCUSSIONE SI È SPOSTATA SUI SOCIAL DOVE ANGELO CERA HA RINCARATO LA DOSE | «Ieri, ancora una volta, nel Consiglio Comunale di San Marco in Lamis banchi vuoti su temi che riguardano la vita delle persone. E non parlo in generale: come risulta dalla seduta, tra gli assenti c’erano i consiglieri Angelo Ianzano e Antonio Turco. Non un episodio isolato. Un’abitudine che si ripete.
E allora la domanda la faccio chiara, senza giri di parole: come si fa a coltivare l’ambizione di guidare un domani un’intera città, magari da candidato sindaco, se oggi non si trova il tempo di sedersi tra i banchi del Consiglio comunale e fare semplicemente il proprio dovere?
Il Consiglio non è una formalità da timbrare quando conviene. È il luogo dove si decide. Dove i cittadini, attraverso chi hanno votato, hanno diritto a essere rappresentati. Disertarlo non è un dettaglio. È mancare di rispetto a chi ti ha dato fiducia.
Io la penso così da sempre: la presenza non si racconta, si dimostra. Sui banchi, negli atti, sul territorio. Tutti i giorni, non solo quando ci sono le telecamere.
E visto che proprio dal PD locale qualcuno si affretta a parlare di future alleanze in vista delle amministrative, mettiamo subito le cose in chiaro: con noi non esiste, non esisterà e non è mai stata sul tavolo nessuna intesa del genere. Sono distanze vere, di idee e di metodo. E tali restano.
Noi non cerchiamo poltrone da spartire. Cerchiamo amministratori che facciano gli amministratori. Che ci siano. È un’altra storia. E i cittadini, statene certi, la differenza la vedono benissimo».
POCHE ORE ED È ARRIVATA LA REPLICA SUI SOCIAL DA PARTE DI UNO DEI PRESI DI MIRA DAGLI STRALI INCROCIATI E NEANCHE TANTO VELATI: ANGELO IANZANO CHE SUL SUO PROFILO NON LE HA MANDATE A DIRE | «Chi vuole la pace coltiva la pace». Le parole di San Francesco d’Assisi rappresentano il principio che continuerà a guidare il mio comportamento. Per questo, nonostante gli attacchi provenienti da esponenti dell’estrema destra e della sinistra, continuerò a mantenere un atteggiamento improntato sul silenzio…..lavorare in silenzio.
In democrazia non sono le polemiche a decidere il futuro di una comunità. Sono i cittadini. Saranno loro, il prossimo anno, a scegliere chi dovrà amministrare la città per i successivi cinque anni.
Colpisce che il primo Consiglio comunale, dopo vicende gravi che coinvolgono la nostra città, abbia visto maggioranza e opposizioni concentrare il dibattito sulle mie assenze e sul mio silenzio, anziché affrontare i problemi reali della città e le questioni che meritano risposte davanti ai cittadini.
Noi scegliamo una strada diversa: quella della serietà, dell’ascolto e della costruzione di un progetto credibile. Al momento opportuno, il Gruppo dei Moderati si presenterà alla città con una proposta condivisa, una squadra competente e un programma concreto, costruito sui bisogni dei cittadini e non sulle polemiche.
La fiducia non si conquista con gli slogan o con gli attacchi, ma con i fatti. E saranno i cittadini, con il loro voto, a decidere non solo chi sarà il prossimo sindaco, ma anche quale squadra e quale progetto amministrativo meritano di guidare la città nei prossimi cinque anni».
LA CONTROREPLICA DI CERA NON SI È FATTA ATTENDERE ED ALLE 17:55 DI IERI HA CHIOSATO COSÌ SULLA SUA PAGINA FACEBOOK | «Apprezzo San Francesco. Ma il silenzio di cui parla il consigliere Ianzano, nel Consiglio comunale, ha un altro nome: assenza. E mi permetto una cosa, senza alcuna polemica. Il pacifismo è una bella postura. Ma chi viene eletto non è chiamato a “lavorare in silenzio” lontano dall’aula. È chiamato a esserci. A votare, a parlare, a prendere posizione davanti ai cittadini. Quello è il lavoro. Tutto il resto è racconto.
C’è poi un passaggio che colpisce più di tutti. È lo stesso consigliere Ianzano a scrivere che ci sono “vicende gravi che coinvolgono la nostra città”. Bene: e qual è il luogo dove quelle vicende andavano portate, discusse e chiarite davanti ai cittadini? Esatto. Il Consiglio comunale. Proprio quello disertato.
Non è una questione di destra o di sinistra, e tirare in ballo gli “attacchi degli estremismi” serve solo a cambiare discorso. Qui la questione è una sola, semplice, che capisce chiunque: chi è eletto deve esserci.
Sui cittadini siamo perfettamente d’accordo: decideranno loro. Ma decideranno guardando i fatti. E il primo fatto, verificabile, è la sedia vuota in una seduta che lo stesso consigliere definisce importante.
Il silenzio, in politica, qualche volta è saggezza. Ma in Consiglio comunale, troppo spesso, è semplicemente un’occasione persa per la città».
RIFLESSIONE APERTA: CHI HA RAGIONE? | La netta e inusuale presa di posizione bipartisan emersa dal Consiglio solleva interrogativi cruciali sulle dinamiche democratiche locali. Da una parte, c’è un fronte compatto (composto da maggioranza e parte dell’opposizione) che rivendica la sacralità della presenza istituzionale, definendo l’assenteismo prolungato come una mancanza di rispetto verso gli elettori.
Dall’altra, ci sono figure politiche che, pur disertando frequentemente le aule decisionali, riescono evidentemente a catalizzare consensi presentandosi come il “nuovo” per il futuro della città.
In un momento storico in cui la politica si sposta sempre più dalle sedi istituzionali ai social network, lo spunto alla riflessione sorge spontaneo: chi ha ragione in questa situazione? L’impegno civico si misura dalla costante presenza e dal lavoro burocratico tra i banchi del Consiglio, oppure il ruolo di leader può prescindere dall’assiduità istituzionale?
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