Tutti vogliono la festa, nessuno vuole pagare! L’invidia (istituzionale) di Merla per San Nicandro

L’erba del vicino è sempre più verde, ma in questo caso è anche nettamente più ricca.

È un vero e proprio schiaffo morale quello che va in scena in queste ore sui social, dove si consuma l’impietoso confronto tra l’organizzazione delle feste patronali delle comunità a noi vicine, in questo caso San Nicandro Garganico, e la triste realtà della nostra San Marco in Lamis.

A far esplodere la miccia è stato un commento – che trasuda amarezza e una palese invidia istituzionale – del nostro primo cittadino, Michele Merla, lasciato sotto un post trionfante del collega sannicandrese Matteo Vocale.

Come si evince chiaramente dal commento (allegato) Merla non usa mezzi termini e sbotta: “Beato te caro amico Sindaco, a San Marco le feste patronali le finanzia direttamente il Comune… Immagino cosa si potrebbe fare se ci fosse un comitato feste nel nostro paese!!”

Ma da dove nasce questa frustrazione? Basta dare un’occhiata alle cifre contenute nell’infografica (allegata) e pubblicata dal Comitato di San Nicandro per capirlo. I numeri parlano chiaro e sono a dir poco imbarazzanti (per noi): su 115.000 euro di entrate totali per la loro festa, ben 84.000 euro arrivano direttamente da sponsor e aziende locali, e altri 21.000 euro dalle tasche dei privati cittadini attraverso le questue. Il Comune di San Nicandro? Ci mette appena 10.000 euro. In pratica, cittadini e imprese hanno finanziato oltre il 90% dell’evento. Un capolavoro di partecipazione e orgoglio cittadino.

E a San Marco in Lamis? Il buio totale. Da noi, a quanto pare, vige la regola non scritta del “tutto a sbafo”. L’Amministrazione Comunale da quanto si evince è lasciata colpevolmente sola a sobbarcarsi l’intero peso economico di ben due feste (San Marco e San Matteo), sborsando cifre che si aggirano intorno ai 60.000 euro ogni anno. Se togliamo i 6.000 euro di contributo della BCC e i 10.000 euro arrivati l’anno scorso dalla “Fondazione Ravasi-Garzanti”, il resto è il deserto assoluto. Nessun comitato, zero sponsor, nessun contributo spontaneo!

La domanda sorge spontanea: le nostre aziende sono forse da meno di quelle di San Nicandro? I sammarchesi hanno improvvisamente il “braccino corto” quando si tratta di onorare la propria città e i propri Santi patroni?

La verità è che siamo tutti campioni mondiali di lamentele. Siamo sempre i primi a puntare il dito contro le luminarie sbiadite, i fuochi d’artificio troppo brevi o il cantante di secondo piano, pronti a sentenziare che “nei paesi vicini fanno le feste più belle”. Certo che le fanno più belle: lì le pagano! È fin troppo facile pretendere la grande festa con i soldi pubblici, senza mai cacciare un euro di tasca propria.

San Matteo è ormai alle porte. Siamo ancora in tempo (forse) per dare una svolta a questo andazzo mortificante. Aziende, commercianti, cittadini: è ora di unire le forze, creare un comitato serio e dimostrare che l’attaccamento alle nostre radici non si esprime solo sui social. Lamentarsi a posteriori non serve a nulla se prima non si è disposti a fare la propria parte!

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