Parco Nazionale del Gargano, regolamento danni fauna selvatica: via alle modifiche da parte del consiglio direttivo

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L’appello di Costanzucci: «Lo sviluppo di un territorio passa solo dalla pacifica convivenza di quanti ci vivono, siano essi piante, animali o uomini»

“Il Parco è e sarà sempre al fianco degli allevatori. Le modifiche e le integrazioni al “Regolamento per i danni da fauna selvatica”, approvate all’unanimità in Consiglio Direttivo lo scorso 26 marzo, rappresentano la prova lampante dell’inequivocabile volontà dell’Ente di proseguire in quella direzione. La copertura delle spese per il certificato del medico veterinario e per lo smaltimento della carcassa, oltre all’aumento del 20% per l’indennizzo dell’animale gravido, sono decisioni che l’Ente ha varato proprio per ridurre il danno economico patito dagli allevatori in caso di perdita di capi causati da fauna selvatica, consapevoli però che l’insofferenza della categoria ha ben altre radici (basti pensare a quello che è successo recentemente in Sardegna). Mi preme però sottolineare – ribadisce Costanzucci- che tali decisioni furono adottate dal Direttivo già nell’ottobre del 2017, a riprova di un’attenzione verso le problematiche del settore non dettata dalle recenti azioni di protesta, bensì dalla necessità di essere un interlocutore attento alle difficoltà del mondo agricolo e zootecnico. Per rendere esecutiva quella deliberazione, però, si è dovuto attendere il via libera del Ministero dell’Ambiente, cosa avvenuta da qualche settimana, quando una comunicazione della Commissione Europea ha consentito al Ministero stesso di inviare una circolare che autorizza la deroga agli aiuti de minimis all’interno delle aree protette. Da domani pertanto quelle modifiche saranno in vigore e gli allevatori potranno contare su indennizzi più congrui. È quindi falso sostenere che l’Ente Parco sull’argomento non abbia mai mosso un dito. Anzi! Sui danni da fauna selvatica l’Ente Parco spende annualmente risorse consistenti (nel 2017 168.000 euro, nel 2018 si supereranno i 200.000 euro) per alleviare i disagi legati alla convivenza tra fauna selvatica ed economia agro-silvo-pastorale, oltre ad aver implementato il capitolo di bilancio per le azioni di prevenzione (cani antilupo, recinzioni, ecc.) che, insieme al confronto costante con le categorie produttive, potranno creare le condizioni per una convivenza pacifica fra fauna selvatica e uomo. Oltre a questi interventi, annualmente l’Ente investe parte del proprio bilancio (oltre 100.000 euro) per il sostegno alle specie autoctone (mucca podolica), pietre miliari della zootecnia garganica e sostiene iniziative di valorizzazione dei prodotti tipici locali (carne e caciocavallo podolico, presidi Slow-food), per assicurare un futuro a queste produzioni di nicchia. Negli ultimi anni non sono mancate altre iniziative a sostegno della categoria, come i 70.000 euro erogati nel luglio del 2017 agli allevatori in area parco per il tramite dei Comuni e finalizzati alla distribuzione di scorte d’acqua alle aziende zootecniche colpite dalla terribile siccità di quell’estate; oppure il sostegno economico alla kermesse nazionale sulla mucca podolica organizzata dall’ARA Puglia a San Giovanni Rotondo nel giugno del 2018. Questo solo per ribadire l’attenzione che l’Ente ha sempre avuto nei confronti della zootecnia garganica, nella consapevolezza che se prevale il confronto e il dialogo, uomo e ambiente possono convivere in armonia anche nelle aree protette. Mi auguro – è l’auspicio del vicepresidente dell’area protetta- che quanti hanno realmente a cuore la sorte del Parco e dell’intero Gargano diano il proprio contributo, perché lo sviluppo di un territorio passa solo dalla pacifica convivenza di quanti ci vivono, siano essi piante, animali o uomini. Attribuire al Parco le responsabilità del mancato sviluppo del Gargano, come qualcuno continua in malafede a fare, è ingiusto e sbagliato e mira solo ad individuare un capro espiatorio su cui scaricare tutta la rabbia accumulata in seguito alla difficile condizione economico-sociale che da anni viviamo, ma che arriva da lontano e ha radici molto profonde. Ecco perché, anziché additare o peggio aizzare, cosa facile soprattutto sui social, è indispensabile essere propositivi e collaborativi, consapevoli che ognuno di noi ha gradi differenti di responsabilità e che solo attraverso il confronto democratico fra i vari attori sociali ed istituzionali si può costruire un futuro migliore.”

Francesco Trotta