Rignano, c’era una volta il Carnevale…

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C’era una volta il Carnevale a ravvivare la vita dei piccoli centri, come Rignano Garganico. Si tratta di un’altra antica ed avvertita tradizione, caduta in disgrazia negli ultimi decenni con l’avvento dell’era consumistica, dove la felicità non si raggiunge mai, soffocata com’è dai vani bisogni, che ti lasciano puntualmente l’amaro in bocca.

Negli ultimi anni, le tradizioni, come appunto il Carnevale stando scomparendo per via della crisi economica ed occupazionale, ma soprattutto per il decremento demografico, che avanza inesorabilmente, qui ed altrove, per via della diminuzione delle nascite e dell’emigrazione giovanile. Infatti, la stessa  è  giunta ormai al 100% per l’assenza totale di lavoro e di prospettive. Non resta ora a chi rimane che la nostalgia e il ricordo del passato, quando il Carnevale alla pari delle altre festività religiose e profane era assai avvertita e praticata, non solo dai ragazzi ma anche dagli adulti. L’usanza di mascherarsi e di ‘dannarsi’ per un giorno, come i baccanali romani, è perdurata sino alla fine degli anni’70. C’era chi ricorreva  ai vestiti delle nonne e bisnonne, detto “pacchiana”, chi preferiva  il pastrano (cappotto lungo), il mantello: Chi il “tight” o frac, detto “sciammèreche” con cappello a cilindro degli antenati. Altri, ancora si accontentavano del costume dei contadini di un tempo, con i pantaloni di fustagno, la camicia a quadri e il fazzolettone al collo. Il tutto si completava con l’immancabile coppola.

C’era competizione tra quartieri, come la ‘Rotta’ (Grotta), la ‘Chiazza’ (Piazza); ‘Li Mure’ (le mura) e ‘Portaranne’ (Portagrande). La maschera era costituita per lo più da un pezzo di panno nero con occhiaie, che si legava dietro alla nuca con lacciolo. Quelle di cartapesta faranno capolino in seguito, indossate soprattutto dagli scolari e più recentemente in plastica dura e morbida. Si ricorda negli anni ’60, di due amici che vogliosi di travestirsi da ‘Carnevale, scelsero di fare coppia. L’uno si agghindò da signorinella, sfruttando il suo viso dai lineamenti fini e femminei, l’altro non trovando di meglio nel guardaroba dell’amico del Palazzo, si accontentò del pigiama a pantalone del capo-famiglia, un tipo assai grosso. Tant’è che per imbottirlo si usò parecchia roba, come scialli, stracci, cuscini, ecc. Alla fine venne fuori un omone sproporzionato e goffo. A renderlo, comunque irriconoscibile, fu una maschera di panno nero, che copriva completamente, oltre al viso, l’intera testa, con appena tre fori, due per gli occhi e l’altro per la bocca. Si diressero subito verso una casa amica della Ripa, dove si ballava a perditempo sia nei giorni feriali sia nelle feste comandate.

Sale da ballo simili se ne trovavano a iosa, in quasi tutti i quartieri o meglio diventavano tali tutte quelle che possedevano un giradischi a 45 giri. La coppia fu accolta in sala dalla platea con giubilo. Lo stesso, in maggioranza era formato da belle ragazze. Tra le quali c’era pure Rosetta, la più bella del paese. La coppia si lanciò subito in pista, mentre gli occhi dei presenti si appuntarono tutti sull’omone, essendo stato la finta donna subito riconosciuta (il bello del Palazzo). Tutti volevano conoscere, invece, il presunto compagno o la compagna, maschio o femmina che sia. Ad un certo punto, permanendo il dilemma, Rosetta prese a ballo lo sconosciuto e lo tenne stretto stretto per qualche tempo, sussurrandogli di tanto in tanto: “Sei maschio o femmina, sei maschio o femmina…?”. Niente! Il partner mantenne il più completo silenzio, fino a quando Rosetta, esclamò a squarciagola, interrompendo di botto il ballo: “È maschio…è maschio!” Ed indovinò per davvero, ma nessuno seppe mai come avesse fatto ad appurarlo.

Come si diceva, ora il mascheramento collettivo non c’è più. Ma di feste in tal senso si organizzano nei centri agrituristici sottostanti al paese. Per esempio, il Gran Galà in Maschera in programma sabato sera 9 marzo presso l’Agriturismo Carmine Fiore” (Piana della Madonna di Cristo) una manifestazione in tal senso con lo showman Giuseppe Luigi Iannetti, spettacolo di animazione,  balli ed assaggi di buona cucina a sazietà. Buon divertimento! (Antonio DEL VECCHIO)