San Giovanni Rotondo, Mangiacotti (UdC) stravince le primarie del centrodestra

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Sarà vero centrodestra o la riedizione riveduta e corretta dell’amministrazione Cascavilla? La vittoria dell’ex presidente dell’assise non scioglie tutti i nodi (politici)…. anzi

E’ il candidato dell’Udc a stravincere le primarie del centrodestra a San Giovanni Rotondo: Giuseppe Mangiacotti, ex presidente dell’assise uscente, ha in sostanza stracciato gli altri tre sfidanti – Mauro Cappucci (Lega) 774 voti, Nunzia Canistro (Direzione Italia) 447 voti e Mimmo Longo (Forza Italia) 392 voti – dall’alto dei suoi 2188 voti. Un distacco abissale. Dall’organizzazione fanno anche sapere di aver riscontrato 55 schede nulle e 16 bianche. Vabbè…  “Ora ci tocca una campagna elettorale, tra la gente, per riprendere il passo. Sono sceso in prima persona perché è ora di assumersi le responsabilità verso lo sviluppo di questo territorio” le prime parole dell’aspirante sindaco nell’immediatezza del risultato. Distanziati di brutto la Lega (secondo posto) e Forza Italia (ultima posizione), in mezzo Direzione Italia con l’unica donna della contesa. In totale i votanti sono stati 3.872. Presidente del consiglio comunale uscente, Mangiacotti dopo l’espulsione dal Pd del 2014 traslocò nell’Udc di Angelo Cera, divenendone uno degli uomini di punta. L’onorevole sammarchese lo fece eleggere anche all’ente Provincia. “Grazie a tutti i cittadini che hanno creduto in Forza Italia e in me. Auguri a Giuseppe Mangiacotti e all’Udc per questo splendido risultato. Il sottoscritto e tutta Forza Italia sosterrà Mangiacotti candidato sindaco per il centrodestra” è la dichiarazione dell’azzurro Mimmo Longo, che di certo si aspettava qualcosa in più rispetto ai 392 voti racimolati. Ha “tenuto” la Lega con il risultato di Mauro Cappucci (774 voti). La vittoria dell’esponente uddiccino, pur ampiamente preventivata alla vigilia – visto che la famiglia Mangiacotti (contempla anche il fratello Salvatore, già sindaco della città, defenestrato nel 2007 dopo la vittoria elettorale del 2005) è riconosciuta in città come una “micidiale macchina elettorale” – ha stupito tutti per l’entità del (vasto) consenso. Mangiacotti è stato un uomo di punta dell’amministrazione targata Cascavilla. Quest’ultima -come si ricorderà- fu mandata a casa anzitempo lo scorso 14 febbraio dopo quasi tre anni di consiliatura. Quarantacinque giorni fa a firmare per “il tutti a casa” furono gli otto della opposizione in assise -nell’ordine Matteo Masciale (Pd), Salvatore Biancofiore (M5S), i cinque del gruppo misto (Antonio Pio Cappucci, Daniela Di Cosmo, Leonardo Maruzzi, Michele Pennelli e Salvatore Ricciardi) e Luigi Pompilio, ex primo cittadino – più Claudio Pazienza, il nono, decisivo, eletto nelle file di Città Attiva in maggioranza ed ex sodale di Gaetano Cusenza, rimasto nell’ora fatale –durante il suo personale pendolo tra maggioranza ed opposizione- dalla parte sbagliata. I quattro aspiranti sindaci che hanno concorso alle primarie – altro dato curioso – “provengono” tutti dalla risicata maggioranza uscente – chi da semplice consigliere, chi da vicesindaco, chi da assessore, chi da presidente del consiglio comunale – nota per essere stata una coalizione “insalata” (in quanto composta da pezzi del centrodestra e pezzi del centro sinistra) e assai litigiosa. Da segnalare infine la imperscrutabile traiettoria politica dell’Udc. Da partito politicamente isolato all’indomani della defenestrazione del sindaco di un mese fa, a partito oggi “sugli scudi” politicamente parlando: rientrato miracolosamente in gioco grazie all’ok alle primarie a livello regionale (accordo Udc e centrodestra), oggi addirittura esprime il candidato sindaco del raggruppamento. Che se inizialmente doveva essere solo di centrodestra, adesso altro non è che la riedizione (riveduta e corretta) della vecchia amministrazione Cascavilla, appena cacciata da Palazzo di Città. Ma tant’è….  

Francesco Trotta