Richard Thompson / ELECTRIC (2013)

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di Nicola M. Spagnoli

Sono passati un pò di anni da questa svolta elettrica del mitico Thompson che ci ha regalato capolavori memorabili negli anni ’70 ma anche dopo e come non ricordare i tanti dischi realizzati con la moglie Linda fra cui le pietre miliari I want to see the bright lights tonight o Poor down like silver dal sottoscritto più volte recensito anche come Arte in copertina su Raro! senza dimenticare gli immortali lavori con i Fairport Convention con cui ha realizzato i dischi più belli nel lontano 1969 ovvero Unhalbricking e Liege & Lief.

Ma veniamo a questo doppio album elettrico, bisogna dire innanzitutto che la voce potente e profonda dl nostro non è stata affatto scalfita dal tempo ma in più ci possiamo godere anche il suo virtuosismo chitarristico qui in generale non più acustico come da sempre ci aveva abituati ma rockeggiante come non mai, a partire dal primo brano Stony Ground in cui se non sentiamo un Hendrix redivivo almeno ci viene da pensare a un Robin Trower con, da non sottovalutare, ottimi accompagnatori americani essendo stato inciso a Nashville. Sallly B sembra addirittura scritto da Jack Bruce per i Cream e se non c’è Eric Clapton vale lo stesso per il potente riff chitarristico del nostro. Certo non mancano brani intimisti e quasi acustici come Salford Sunday o My Enemy ma quelli che colpiscono per la novità sono appunto quelli più rock come l’epica Good Things happen to bad people o Straight and narrow o quelle più americaneggianti in cui si aggancia in maniera personale a Bob Dylan come in Saving the good stuff for you, un brano che, anche per il contributo vocale della grande Alison Krauss, sfruttata ampiamente anche da Robert Plant, e del fiddle di Stuart Duncan, sembra uscita da Nashville skyline.

Dopo ben undici brani la sorpresa viene con i sette brani del bonus disc allegato con brani tradizionali o di altri che inizia con la trascinante e ballabile Will you dance charlie brown e qui il fiddle di Duncan è insuperabile e unico. Da segnalare una certa vicinanza, per via dell’imperante suono del mandolino, di The Tic-Tac Man con la celebre The Battle of Evermore, il brano più celebrato dei Led Zeppelin e due brani in cui entra un’orchestra tradizionale, nel senso del folk più puro, come Auldie riggs o la completamente strumentale Auldie riggs dance che sembra uscita da uno dei primi album della Albion Country Band. In finale chiude l’album So ben mi ch’a bon tempo di nientepopodimeno Orazio Vecchi un autore madrigalista modenese del ‘500 già sfruttato da Thompson nel suo disco di rivisitazioni di canti popolari di qualche anno fa titolato 1000 anni di musica popolare e che non può non ricordare addirittura, come brano ma non certo come esecuzione, i nostri Cantori di Carpino.

Un Thompson insomma ancora scintillante ed energico che ha tanto da insegnare ai moderni folk singer e rocker.

I want to see the bright lights tonight
Poor down like silver