Scoperti 16 ″furbetti” del Reddito di Cittadinanza in provincia di Foggia, ora rischiano la reclusione

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L’intervento dei finanzieri, che ha sospeso la corresponsione del beneficio economico, ha evitato che l’INPS di Manfredonia continuasse ad erogare la misura di sostegno al reddito per ulteriori 102 mila euro circa. Lo riferisce il portale StatoQuotidiano.it

Da due a sei anni in caso di dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omesse informazioni dovute; da uno a tre anni, per non aver comunicato all’INPS variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari”: è quanto rischiano 16 persone di Manfredonia sospettate di “aver percepito indebitamente il sussidio del reddito di cittadinanza”. Come anticipato, l’operazione è dei finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza.

L’OPERAZIONE DELLA GDF

In alcuni casi i militari si sono trovati difronte a beneficiari del reddito di cittadinanza impiegati in attività lavorative effettuate “in nero” oppure con regolare assunzione e stipendi fino 1.800 euro mensili. L’intervento dei finanzieri, che ha sospeso la corresponsione del beneficio economico, ha evitato che l’INPS di Manfredonia continuasse ad erogare la misura di sostegno al reddito per ulteriori 102 mila euro circa, che si sarebbero aggiunti ai 55mila euro circa già erogati dalle casse dello Stato.

I beneficiari sono stati segnalati sia alla Procura della Repubblica di Foggia, per le valutazioni di competenza circa la sussistenza di responsabilità sul piano penale, per aver utilizzato dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere in sede di presentazione dell’istanza per l’ottenimento dell’assegno di sostentamento, ovvero per aver omesso di comunicare all’INPS variazioni del reddito o del patrimonio, sia al citato Ente Previdenziale, perché venisse attivata la procedura di revoca dei sussidi e l’eventuale successivo recupero delle somme di denaro illecitamente percepite.

QUELLO CHE ORA TUTTI RISCHIANO È LA RECLUSIONE

Quello che ora tutti rischiano, per aver violato la legge che ha introdotto nel 2019 il “reddito di cittadinanza”, è la reclusione: da due a sei anni in caso di dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omesse informazioni dovute; da uno a tre anni, per non aver comunicato all’INPS variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari. L’attività posta in essere testimonia la costante attenzione della Guardia di Finanza nel prevenire e reprimere comportamenti illeciti nel settore della spesa pubblica, che anche in questo caso ha consentito di recuperare in Capitanata risorse pubbliche percepite fraudolentemente e sottratte ai cittadini onesti. (foto-copertina di repertorio non riferita al testo=