Un imprenditore garganico cita l’AQP per danni

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Sarà difficile, per Nicola Gentile, dimenticare quei giorni di gennaio del 2013 quando, una dopo l’altra, sette perdite d’acqua dall’acquedotto che attraversa il sottosuolo dei suoi campi a Salsola/Valle Oscura, inondarono tutto, devastando la coltivazione di frumento duro.

Gentile, terza generazione di imprenditori agricoli,è titolare de Il Casone del Re, un’azienda solida, una delle eccellenze pugliesi i cui s’è di recente occupato anche Freshplaza, quotidiano olandese con edizioni in sei lingue, leader nell’informazione specializzata per il settore agroalimentare. Duecento ettari nel Tavoliere, tra i Comuni di Rignano Garganico e S. Marco in Lamis, dedicati in gran parte al pregiato cavolo broccolo che, per il 90%, è destinato ai mercati stranieri. Sono proprio queste spalle forti di Gentile a consentirgli di sostenere una battaglia legale da cinque anni con Aqp, l’acquedotto più grande d’Europa, e forse uno tra i più fatiscenti. Il 20 novembre  il primo round in tribunale, a Foggia. Di quelle perdite Acp sapeva già dal 2010 e per questo nell’autunno di due anni dopo, la ditta Operamolla, appaltatrice per con o dell’Acquedotto, avrebbe dovuto iniziare i lavori di ristrutturazione della conduttura approfittando del clima mite di ottobre e delle giornate di sole.

Ma l’inizio dei lavori avvenne solo l’8 gennaio 2013. <<Quando il terreno era oramai ricolmo di acqua , per le considerevoli perdite della condotta obsoleta, con conseguente aggravamento dello stato dei luoghi. Appena iniziati i lavori è stata individuata una prima copiosa perdita di acqua dalla condotta>>, racconta lo stesso Gentile. Il giorno appresso la ditta si limitò a prelevare l’acqua dal fossato, dove continuava incessantemente ad accumularsi, e a riversarla nel canaletto artificiale adiacente alla perdita, che nel frattempo era stato realizzato a propria cura e spese dell’imprenditore che l’acqua inondasse i terreni. Ma il 9 gennaio i lavori furono sospesi fino al 22 gennaio, provocando l’espandersi a dismisura dell’acqua.

E furono lavori maldestri, oltre che tardivi: la benna mordente dell’escavatore produsse una buca e l’utilizzo di una motopompa di portata inadeguata, non appena venne interrotta l’attività di travaso, fece si che la buca si riempì di acqua fino all’orlo e continuò a diffondersi in maniera incontrollata del terreno circostante, rendendolo <<sempre più saturo – ricorda Gentile – totalmente impraticabile e soprattutto pericoloso per i mezzi meccanici, gli uomini e gli animali dato il rischio di sprofondamento>>. Non fu neppure realizzato il collegamento tra lo scolino già esistente e l’invaso creatosi in seguito allo scavo per cui il transito delle acque venne arginato e ostruito.

Così, anzi un regolare deflusso nel canale Tardio, si produssero degli stagni e dei ristagni, sopra e sotto il suolo. <<L’acqua continuò ad espandersi in maniera smisurata ed incontrollata, coinvolgendo una superficie di terreno  sempre più estesa , coltivata a frumento duro>>, si legge nell’atto di citazione curato dall’avvocato Antonio Turco. Già il 17 gennaio, Gentile chiama i carabinieri di San Marco in Lamis. Anche il passaggio dei mezzi pesanti sul terreno impregnato all’inverosimile aveva rovinato la terra e la stradina  di collegamento fra le due parti dell’appezzamento, provocando avvallamenti e fossi. <<Fu impossibile, quell’anno, predisporre ed organizzare adeguatamente il letto di semina destinato ad ospitare la coltivazione del pomodoro da industria, le cui piantine andavano messe a dimora nella prima decade del mese di aprile>>,  prosegue l’imprenditore.

Inoltre, l’escavatore ha sostato e transitato abusivamente su aree non pertinenti ed estranee alla zona di lavorazione in prossimità della condotta, bensì su terreno seminato, provocando l’interramento della neonata coltura di grano duro. A settembre, lo smantellamento ingiustificato della stradina da parte di Operamolla, ha reso impossibile all’azienda di predisporre la preparazione dei terreni destinata alla coltivazione dei cereali, di broccoletti e finocchi. Anche le balle di paglia, quintali e quintali, erano diventate inutilizzabili per l’impossibilità di poterli prelevare in tempo a causa dell’inaccessibilità di buona parte dei terreni di Salsola. Gentile, già a marzo 2013 chiede, senza successo, un incontro ufficiale ad Aqp e al suo appaltatore. Un perito scriverà che i campi ormai distese di acqua che fluisce lentamente impoverendo il terreno e compromettendone la fertilità, <<destrutturato, privo di sostanza organica, non  in linea con i requisiti previsti per il suolo agrario>>.

Danni che, almeno in parte, si sarebbero potuti evitare, se i lavori avessero rispettato i tempi previsti dalla gara d’appalto, se l’Aqp avesse effettuato i dovuti controlli, se fossero state prese in considerazione le regole del Cbpa, il codice della buona prati a  agricola, <<e soprattutto – scrive il perito Antonio Marcello Amoroso – se si fosse fatto affidamento alla diligenza del buon padre di famiglia, rispettando la proprietà altrui devasta tata e maltrattata e l’interesse della collettività non sufficientemente tutelati e difeso a causa sia dello sperpero di acqua (tuttora presente) che di risorse finanziarie>>. Totale dei danni ambientali ed economici, secondo la perizia. 338 mila e 74 euro. E l’acqua ha continuato a lungo a riversarsi in quei terreni. Da allora – come Davide contro Golia – un imprenditore si batte contro un carrozzone gigantesco. Il 21 novembre, quasi sei anni dopo i primi danneggiamenti, le parti saranno ancora in tribunale.

Concetta DI LUNARDO