Rignano, i miracoli della Madonna di Cristo

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Di miracoli compiuti per intercessione della Madonna di Cristo se ne contano a iosa, a Rignano Garganico e dintorni. E questo per via della millenaria chiesa e della medesima statua, di cui si dirà.

Non a caso il primo documento della sua esistenza risale al 1176, allorché il luogo compare tra i possessi  dell’Abbazia di San Giovanni in Lamis (attuale convento di San Matteo). Il tempio, dallo stile semplice e francescano, si erge sul ciglio destro di un balzo che propende dal primo gradone garganico sulla piana sottostante, a circa cinque chilometri del paese.

La leggenda popolare vuole, comunque, che l’origine della cappella è da collegarsi ad un evento miracoloso: l’apparizione della Vergine con le spighe di grano in una mano e nell’altra il Bambino avvenuta nella grotta sottostante. La stessa sarebbe apparsa ad una ragazza molto povera, impegnata nei dintorni a raccogliere  frasche, che poi rivendeva in paese per poter campare. La Madonna le predisse che l’avrebbe raggiunta presto in Paradiso. E così fu. Infatti, la mattina successiva all’apparizione, il suo corpo fu trovato esamine sul pianerottolo d’ingresso alla chiesa matrice. La devozione per la Madonna è profonda e radicata nell’animo del popolo rignanese. Si va da lei per implorare la grazia della pioggia o della serenità, per confidare le proprie pene quotidiane, per implorare un aiuto.

Il percorso di grazie ricevute nei secoli è lungo e fino a qualche decennio fa lo si leggeva attraverso gli ex- voto affissi sulla parete della navata laterale. Una testimonianza che non c’è più. Di questo grande patrimonio di fede e di umanità, non restano che pochi esempi, custoditi all’interno della sagrestia. Il tempio sorge sul ciglio destro di una piccola valle, posta alle falde del monte, a sud-est del paese, da cui dista in linea d’aria circa tre chilometri. Dopo la scomparsa di Menicuccio (Domenico Muscarella), ultimo custode-eremita, il luogo è diventato insicuro e non sono mancate ruberie, come quella della corona d’oro strappata dal capo della Madonna e poi dell’unica campana. Tant’è che la stessa statua lignea della Vergine, di fattura molto antica, è stata di recente restaurata, grazie all’obolo dei suoi devoti.

Ecco il miracolo più fresco. A raccontarcelo è la stessa testimone. Si chiama Santina, una donna pia, tutta casa, lavoro e chiesa. “L’altra notte – comincia Lei – non riuscivo a prendere sonno per via dell’influenza e della febbre alta, che mi divorava, facendomi soffrire pene d’inferno. Da ore mi dimenavo a dritta e a manco nel letto, come se fossi affetta da rosolia. Ad un certo punto, sopraffatta dalla stanchezza, mi addormento, ma è un sonno leggero. Avverto, infatti, i rumori di fuori: l’accensione dei motori delle auto; passi frettolosi; scambi di buon giorno e di altre parole impercettibili. È in questo frangente che mi appare Lei, vestita a festa, come nel simulacro, ma di statura e aspetto al naturale. Io la guardo e balbetto: Madonna Santissima! In quel momento sento bussare alla porta. Ma senza aspettare l’avanti, entra un uomo ben vestito, con un mazzo di fiori in mano. Si tratta di Nunzio, un tipo piuttosto noto in paese per via della sua bontà e impegno nel sociale. Egli mi dice subito, ossequioso e gentile: Santina, prendi questi fiori e portali in  chiesa dalla Madonna di Cristo. Io devo partire. Dopo qualche giorno, entrambi ci troviamo ricoverati in ospedale presso il medesimo reparto misto. Solo allora capisco il significato del sonno. Ma lo comprendo di più, allorché vengo a sapere nei giorni successivi, che il mio amico, sospettato di parecchi mali, li supera tutti con somma meraviglia dei medici che, increduli, continuano a sottoporlo a prove e a riprove. Dopo alcuni giorni ci ritroviamo fuori, a casa nostra, per proseguire le cure assegnateci. Lo facciamo con una speranza in più: accanto abbiamo la Madonna di Cristo, alla quale non cesserò mai di innalzare le mie umili preghiere!” (Antonio DEL VECCHIO)

N.B. Nomi e luoghi sono di fantasia.