Terreni montani consorziati a Rignano?

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La comunità di Rignano Garganico apprende con vivo interesse da comunicati stampa ed articoli giornalistici vari i risultati, proposte ed impegni assunti nel recente convegno promosso dal Consorzio di Bonifica Montana del Gargano, presieduta dal concittadino Eligio Giovan Battista Terrenzio.

Di esso fa parte, in veste di consigliere, anche l’assessore comunale di Rignano, Giosuè Del Vecchio. Nel medesimo organo amministrativo c’è anche l’assessore comunale Giosuè Del Vecchio, pure di Rignano Garganico (vedi foto a Stignano, con il sindaco Di Fiore e il consigliere delegato Viviana Saponiere). La stessa assise, come noto, ha visto la partecipazione piena dei tecnici e rappresentanti istituzionali vicini e lontani. Tra l’altro, si è discusso, come giusto che sia, della problematica inerente alla bonifica e salvaguardia del Promontorio, con il rilancio della cultura della prevenzione in termini di rischi idro-geologici, di inquinamento da parte dell’uomo e di protezione civile in genere.

Tutto questo diretto al rilancio dei settori Turistico e dell’antropizzazione corretta del territorio, avviata nei tempi passati dalla defunta Comunità Montana del Gargano con la elettrificazione rurale, la viabilità, la forestazione e quant’altro. Ciononostante non si sono impediti gli incendi dolosi o meno più volte scoppiati qui e là, distruggendo ettari ed ettari di bosco. Bene ora il potenziamento della Protezione Civile (che prima non c’era) attraverso la formazione e l’ecologia. Ma non si vede ancora, all’orizzonte, secondo gli osservatori locali, la soluzione del problema riguardante i territori abbandonati ed incolti dei privati, detti anche ‘cesine‘, un tempo giardini ed orti fertili di prodotti nostrani (legumi, patate, pomodori, vigne, ecc.) e frutteti di prima scelta (ciliegie, fichi, pere, ecc.). Ora gli stessi sono per lo più preda del pascolo abusivo allo stato brado di animali di piccola o grande stazza, con la conseguente distruzione di quel ricco patrimonio architettonico che rendeva bello ed unico al mondo quelle terre, non più difese dai proprietari, destinati a pagare solo l’obolo della tassazione forzata al Consorzio. 

Il riferimento è a: macere, ‘tratturi’, pagliai, ‘calcare’, carbonaie ecc. Il territorio di Rignano G., costituito da 4500 ettari, di cui 600 da demanio comunale e il resto dai citati fondi privati. A questo punto, vengono spontanee le domande ai predetti critici ed osservatori sui tanti perché del mancato sviluppo del loro territorio montano. Primo tra tutti, la mai tentata integrazione sul piano normativo e sostanziale degli anzidetti terreni nel predetto sodalizio consortile e semmai da esso affittati regolarmente agli allevatori, stimolando così l’economia e nel contempo, riducendo l’abusivismo a beneficio della salvaguardia dell’intero territorio sul piano ambientale e vitale, oltre che idro-geologico.

Di tale problematica se n’era parlato a quattr’occhi anche con il direttore Muciaccia (Convegno di Stignano). “Perché nessuno ha tirato fuori finora questo problema – ci si chiede da più parti?”. Un problema, quest’ultimo, che affligge, secondo le medesime fonti, l’intera comunità locale, ormai disperata per la fuga dei giovani e l’assenza di iniziative di largo respiro da parte degli Enti superiori, animati negli ultimi decenni dalla presbiopia politica, che impedisce loro di guardare in faccia i problemi e di risolverli al momento giusto ad uno ad uno. (AntDV)