Una foto, una storia: il corpo e l’anima

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Quando venne ritrovato il corpo di Aldo Moro 41 anni fa a Roma, nella giornata di oggi (ieri, ndr), capimmo che non c’era più nulla da fare, da parte di tutti: le istituzioni litigarono tra di loro su come comportarsi con i terroristi dopo il rapimento dello statista, e i terroristi che non sapevano come comportarsi con il resto d’Italia. Presero la decisione di ucciderlo: non sapevano come uscirne. A quel punto le Brigate Rosse non sapevano come mettere fine a quella storia, per loro uscire da quella situazione era la priorità, non potevano “trattenere” Aldo Moro per altro tempo.

 Ucciderlo avrebbe messo l’ultima parola a quell’azione rivoluzionaria che potesse dare una “logica” al rapimento e alla conseguente esecuzione. Il corpo venne fatto ritrovare nel centro di Roma, in pieno giorno, tra le sedi della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista.

Come dire: “Il corpo è vostro, metà ciascuno (tra DC e PCI), l’anima non lo sappiamo. L’anima forse vagherà in cielo prima di essere destinata chissà dove. Firmato Brigate Rosse”. Un messaggio ipotetico, mai inviato a nessuno da parte dei brigatisti.

Però poteva starci come messaggio finale, per mettere la parola fine al momento più buio della nostra Repubblica. Iniziata un decennio prima con i primi moti giovanili ispirati a quelli di Parigi, alla Sorbonne.

Il corpo di Aldo Moro sembra il Cristo della Pietà di Michelangelo, non è sul grembo della Madonna, ma è appoggiato nel bagagliaio di una Renault 5; il modo flessuoso in cui è adagiato fa sembrare il suo corpo appena deposto dalla croce, al posto di trovare la madre, ha trovato gli occhi di tanti italiani che venivano coperti con le mani, e lì rimanevano, le mani, sugli occhi, perché non c’era molto coraggio nel vedere quello che l’Italia non era riuscita ad evitare.

L’anima di Moro si è trovata in quel momento in un posto dove i terroristi e gli uomini di legge non esistono, è un luogo dove la vita e la morte hanno lo stesso valore. Poichè ancora non viene deciso, in quel posto, chi e quando deve ancora nascere: un limbo primordiale. È un luogo lontano dal nostro modo di concepire la logica. L’anima di Moro appena estinta viveva in un limbo atipico: fuori dalla logica del mondo. Così come avviene per tutte le morti che avvengono quando non è ancora la loro ora.

È un’anima, quella di Moro, che si chiede il perché di una morte che in fondo non ha risolto i tanti problemi degli italiani: i politici continuano a non essere capaci di governare, e gli italiani che continuano a non capire chi scegliere per farsi governare.

Una morte inutile. Se Aldo Moro fosse stato salvato, come venne fatto con altri politici, avremmo dimostrato a noi stessi di essere capaci di far “risorgere” uomini già dall’altra parte della vita. Avremmo avuto più autostima, scegliendo in futuro politici non dico migliori, ma diversi.

Chissà come viveva in quei momenti l’anima del brigatista Valerio Morucci, quando telefonò all’assistente universitario di Aldo Moro, Francesco Tritto, per comunicargli… “Ecco, non posso stare molto al telefono… comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo del Presidente Aldo Moro… Via Caetani. È una strada di Roma…”

Dopo quella telefonata, il brigatista Morucci risorse anche lui: una resurrezione laica che ha dato il via ad una nuova vita per una persona che aveva ucciso. Vita nuova, tutta da rifare da capo…  

Mario Ciro Ciavarella Aurelio