Una foto, una storia: Politici in un interno, perplessi

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Quando si giustizia qualcuno che abbia fatto qualcosa di grave per l’intera comunità su scala mondiale, sul quale per tanti anni, quasi tutto il mondo gli dà la caccia, è normale che venga esposto il suo corpo, sia come un fatto accertato e sia come un monito per eventuali futuri uomini poco perbene.

Non viene fatto per spirito di vendetta, l’esposizione del corpo, ma per mettere nero su bianco un fatto avvenuto.

L’impiccagione di Saddam Hussein è stata documentata trasmettendo, quasi in diretta, la sua esecuzione ripresa con un telefonino. Il linciaggio di Gheddafi che lo portò alla morte, idem: ripreso da decine di telefonini e il suo corpo esposto in una camera mortuaria quasi improvvisata.

E se vogliamo andare indietro nel tempo ricordiamo la fucilazione del dittatore rumeno Ceausescu con consorte, crivellato nel giorno di Natale del 1989. Anche questa esecuzione tutta filmata e documentata, processo lampo incluso.

Ma non si capisce che fine abbia fatto il corpo (morto!!) di Bin Laden, ucciso secondo la storia (con la “s” minuscola…) il due maggio del 2011. Dopo un blitz che ha visto impiegati una ventina di marines che presero
d’assalto la residenza del terrorista in una località del Pakistan.

E il corpo? Chi ha visto il corpo di Bin Laden colpito magari da decine di proiettili? Nessuno l’ha visto, forse nemmeno… quelli che l’hanno ucciso??!!

Ufficialmente è stato ucciso durante il blitz, e non catturato e poi ucciso; ma ucciso senza pensarci due volte, mentre Bin stava forse visionando una delle sue tante videocassette, come è stato poi mostrato in alcune foto ritrovare in quel covo.

E sepolto dove?? In mare(??!!) Facciamo un po’ di ordine: i musulmani in mare non si fanno… seppellire, secondo le loro usanze deve essere la terra ad accogliere i loro corpi. Seconda cosa, ufficialmente il corpo di Bin Laden è stato buttato in mare, poiché nessun Paese arabo avrebbe accettato di accoglierlo(???!!!)

Parliamoci chiaro: ci stanno prendendo per fessi!!! Nella foto in oggetto, di otto anni fa, gli USA decisero di rendere pubblica l’operazione omicida, con tanti disegnini degli elicotteri, del residence attaccato, degli uomini delle forze dell’ordine… ma nulla che riprendesse il corpo di Bin Laden. Ci mostrarono (non si è mai capito bene come…) i dettagli di quell’operazione, e non ci mostrano una foto del corpo (morto!) di Bin Laden???

I militari che hanno partecipato alla missione, tutti dei corpi speciali, sono morti negli ultimi anni!!! (“Scusi non ho capito, ripeti…”); stavo dicendo, che almeno una ventina di quei soldati, specializzati in blitz, sono tutti morti. Sono morti in “incidenti” sul lavoro. E allora diciamolo: non esiste la maledizione di Tutankhamon, ma quella di Bin Laden. Tutti i militari che hanno partecipato a quell’assassinio, sono morti??? Che combinazione!!!

Ma a noi, che siamo i soliti teorici del complotto, piace immaginare che Bin Laden sia vivo e che viva in America (e dove se no) e che stia collaborando con la giustizia americana, dando delle dritte su come catturare il ricercato n. 1.

“Signor Bin Laden, ci dica dove si nasconde il califfo dell’Isis, Al Baghdadi”, chiede un ufficiale statunitense all’ex terrorista ed ex califfo.

“Non saprei, da quando non ho la conta dei barili di petrolio che vengono prodotti negli stati arabi, non so nemmeno chi sia e dove stia il nuovo… gestore del mio ex califfato”, (ormai Bin Laden è un ex di tutto, forse anche di se stesso)

“Ma dicci almeno come contattarlo per avere con Al Baghdadi un momento di incontro, di reciproco scambio culturale…”

“E no! se lo incontrate lo dovete fare come dio comando: lo dovete uccidere, e non fare finta come avete fatto con me. Voglio riprendermi il posto che mi spetta nella gerarchia araba”, protestò l’ex Bin Laden (ormai anche il suo nome era… ex).

“Tu dicci come incontrarlo e poi ti facciamo ritornare al tuo posto di comando. Poiché sembra che questi dell’ ISIS siano più pericolosi del tuo gruppo”, puntualizzò l’ufficiale americano che interrogava Bin Laden.

“E va bene, vi dò delle direttive, prendete delle carte topografica e vi mostro le indicazioni giuste per prenderlo. Ma poi dovete mantenere la promessa: devo ritornare in sella ad un cammello e con la mia sciabola devo riportare gli arabi verso la vittoria finale sull’impero occidentale”, ci tenne a precisare il futuro… uomo su un cammello.

Prese le mappe topografiche di parecchi Paesi (al Baghdadi potrebbe nascondersi anche fuori dai Paesi arabi), e date le giuste coordinate, i militari americani si ritrovarono… in Sicilia, e stavano accerchiando un casolare.

“Ma siamo sicuri che le indicazioni di Bin Laden siano quelle giuste?”, si chiedevano i marines americani che erano davanti al casolare solitario.

“Non penso che abbia barato, se lo facesse non verrebbe liberato, non gli conviene”, rispose un altro marine.

I marines si portarono anche alcuni interpeti arabi per avere la possibilità di parlare con il califfo dell’ISIS senza un minimo di dubbio su quello che si dicessero.

E gli interpeti arabi dissero più o meno così, rivolgendosi verso il casolare solitario e assolato dal calore della nostra Sicilia: “Califfo che non sei altro, esci fuori dal casolare isolato e assolato, non hai scampo, lo sappiamo che sei lì. Lascia il tuo Rolex(?!), (ancora dentro ci fosse una mini bomba ad orologeria) ed esci con le mani e la barba(?) in alto” (anche nella barba si potrebbe nascondere qualche arma di mini-distruzione-di-massa, n.d.A.)

Si sentì una voce arrivare dal casolare isolato e assolato siciliano: “Femmi tutti, e abbassate ‘ste minghie di pittole. E va be’, mi avete ritrovato, avete vinto voi. Brutti birri, senza vergogna. E siete venuti pure con gente lontana, vestita come a Cannevale” (erano gli interpreti arabi, n.d.A.)

“Ma come, parla in italiano?”, si chiesero gli interpreti arabi.

“E come minghia devo parlare, in arabo?”, disse la voce che proveniva da quel casolare isolato e assolato sotto il sole della Sicilia.

“Al Baghdadi, parla la nostra lingua!!, non rinnegare la tua natura di musulmano”, gli intimarono gli interpeti arabi parlandogli in italiano.

“Ma cosa devo rinnegare, io forse avevo degli antenati marrocchini, ma io siculo sogno”, sempre quella voce dal casolare…

“Ma allora non sei il califfo del nuovo califfato arabo??”

“Ma che minghia dite, io sogno Matteo Messina Denaro, figli di buttana!!”

In breve, le indicazioni date da Bin Laden non avevano fatto ritrovare il califfo dell’ISIS, Al Baghdadi; ma bensì un altro super ricercato: il “nostro” super latitante mafioso, Matteo Messina Denaro. Latitante da quasi 30 anni!!!

Il governo italiano venuto a conoscenza dello “strano ritrovamento”, subito ha cercato di contattare Bin Laden, facendogli la lista di tutti gli altri latitanti che in Italia non si riescono a trovare.

Bin Laden rispose: “Scusate se mi sono permesso di togliere del lavoro alla polizia italiana, è stato un errore di sbaglio, da ora in poi non mi permetterò più di interferire con altri Stati che non siano di mia competenza”.

E gli americani decisero di far fuori Bin Laden, visto e considerato che le sue indicazioni non sono attendibili.

(L’esecuzione di Bin Laden è da destinarsi…)

Mario Ciro Ciavarella Aurelio