Mangiacotti Vs Crisetti: si infiamma l’inatteso duello per la poltronissima di Palazzo San Francesco

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1200 voti di scarto da recuperare per il docente che rincorre. Il neo segretario FIALS blinda i suoi e stana “i traditori del voto disgiunto”

Ad una settimana dal secondo turno di ballottaggio di domenica 9 giugno a San Giovanni Rotondo impazza il “toto sindaco”.

La sfida – dopo la tornata elettorale di domenica 26 maggio- è tra Giuseppe Mangiacotti (centrodestra) e Michele Crisetti (centrosinistra). Il primo è supportato da Lega, Fratelli d’Italia, PdC, Udc e lista Mangiacotti sindaco (5 liste per 6.710 voti); il secondo da Pd e due civiche Res e San Giovanni Popolare (tre liste per 4.805 voti). Il primo parte da un cospicuo vantaggio di ben 1.205 voti di scarto ovvero la differenza tra quelli assegnati ai due candidati sindaci (6.010 e 4.805). Un divario forse incolmabile per chiunque. Ma lo sfidante non demorde e ritiene di giocarsela, visto che con tre liste è riuscito nell’impresa di sovvertire il pronostico della vigilia (i bookmakers locali davano vincente Mangiacotti al primo turno), costringendo tutti al turno supplementare. Forse alla fine sarà proprio questa, paradossalmente, a rivelarsi come la “vera vittoria” di Crisetti. Chissà… Il quale però è fiducioso e confida nel “miracolo”.

Come? Sperando nel voto di chi al primo turno non lo ha votato e facendo appello a quanti a San Giovanni Rotondo chiedono discontinuità. Al contrario di Mangiacotti che invece ha puntato e punta sulla continuità: lui è contrarissimo, in nome del pragmatismo, alle interruzioni anticipate delle consiliature, tanto è vero che rivendica come merito l’aver consentito nel 2014 all’amministrazione Pompilio – grazie al suo appoggio (figurava all’opposizione) – di proseguire il cammino per utilizzare i fondi intercettati, e ammontanti a 40 milioni di euro destinati alla fogna bianca, scuole e dissesto idrogeologico. Mangiacotti nella precedente amministrazione -disarcionata lo scorso 14 febbraio per le contemporanee dimissioni di nove consiglieri comunali – ricopriva – come si ricorderà- la carica di presidente dell’assise. In attesa dell’esito finale, Crisetti può intanto già festeggiare, perché ha fatto meglio della scorsa volta, quando nel 2011 mancò il ballottaggio e addirittura nel 2016 non riuscì nemmeno ad entrare (ma correva da semplice aspirante membro dell’assise) in consiglio comunale.

Fresco segretario provinciale Fials, Mangiacotti invece ostenta sicurezza, forte dei suoi elettori “fidelizzati” (dovesse prevalere si ritroverebbe con cinque uomini su dieci della maggioranza, insieme ai tre della Lega – primo partito della coalizione con 1.632 voti- e due di Fratelli d’Italia) e dei suoi 1.205 voti di vantaggio. Che avrebbero potuto essere 1.900 senza il voto disgiunto (700 la differenza tra i voti andati alla coalizione e quelli finiti al sindaco). E comunque -obiettivamente- una montagna troppo alta da scalare per qualsiasi inseguitore. Figurarsi per chi – come Crisetti- deve sperare nei voti del terzo incomodo che a San Giovanni Rotondo oggi sono gli elettori pentastellati (Nunzia Palladino ha raggranellato 3.460 voti, 2600 di coalizione) da sempre restii a recarsi alle urne al ballottaggio in assenza del proprio candidato sindaco.

Da sottolineare infine il dato –e non di poco conto, poiché potrebbe fortemente incidere sugli orientamenti dell’elettorato grillino al secondo turno – che assegna ai Cinque Stelle due consiglieri comunali (di opposizione) in caso di vittoria di Mangiacotti. E solo uno, nel caso opposto. (foto da sangiovannirotondonet.it

Francesco Trotta