Un film, una storia: “The Village”

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Il male è percepito come un qualcosa che viene sempre dall’esterno, fuori di sé. Al punto da credere che la salvezza o la sicurezza sia ottenibile con il semplice isolamento. Stiamo vivendo vite che si stanno auto recludendo, fuori dal Mondo, ma dentro i nostri mondi. Fatti a nostra immagine e somiglianza. Il mondo si sta rimpicciolendo: ognuno è chiuso dentro una propria visione della vita, senza voler aprire nemmeno una finestra per vedere cosa c’è di nuovo.

E il nuovo che potremmo vedere al di là, è sicuramente un qualcosa che non porta epifanie positive. Ma solo negatività che sovrastano quella poca bellezza che è rimasta.

Questo nuovo modo di concepire la vita ha un inizio: 11 settembre 2001. Da quando la geopolitica ha assunto nuove sembianze, e tutto non è stato più come prima. Il mondo salutato tutti i giorni dall’alba, ha perso questo profilo, mostrandone altri: tutti brutti. Il pianeta è accerchiato dai propri abitanti: siamo noi stessi i nemici del mondo.

Ed è per questo che si stanno costruendo sempre più muri, e addirittura si erigono muri su muri, o muri davanti ad altri muri: il nemico è là fuori, e su questo non ci sono dubbi.

Questo nuovo aspetto della società che ci viene prospettato dalla nascita dei Villaggi dentro le città, ricorda molto la storia del film “The Village” (2004) di M. Night Shyamalan.

All’interno di questo villaggio, completamente isolato dal resto del mondo, la vita scorre serena. Poiché c’è stato un patto tra gli abitanti del posto e alcune misteriose creature dei boschi circostanti chiamate “le creature innominabili”. A patto che gli umani non si inoltrassero nel bosco vicino e le creature non invadessero il loro villaggio.

Un isolamento “contrattuale”, da entrambi le parti: umani da una parte e non umani dall’altra. Nessun umano deve lasciare il Villaggio, e se lo fa è a suo rischio e pericolo. Alla fine del film si capisce che queste persone si sono auto recluse da tempo, e avevano inventato la storia delle creature per spaventare i giovani. Lo status quo di quel posto non doveva essere alterato nel tempo. Poiché alcuni anziani di questo Villaggio avevano subito, in passato, gravi perdite per colpa della società: il Mondo di Fuori.

Gli “altri”, gli autori dei guai altrui, venivano visti come alieni, non umani, gente diversa, sconosciuti alla massima potenza. Nel tempo ci sarà una specie di selezione naturale che ci farà capire, quali soggetti vivono dentro quei villaggi e chi fuori. Omicidi, morti per gravi malattie, ingiustizie sociali, avevano marchiato l’animo degli anziani di questo Villaggio in modo indelebile. Unica soluzione: preservarsi in futuro la propria vita e quella dei loro discendenti. Rinchiudendosi in un Villaggio costruito in stile fine ‘800, e vivendo come in quei tempi.

I personaggi di questo film sfuggono al mondo dopo aver subito delle ingiustizie. Gli abitanti che vivranno nei Villaggi di oggi (quelli circondati da muri) e che sono in costruzione, vogliono sfuggire le ingiustizie che verranno.

A Treviso è stato costruito pochi anni fa un villaggio, “Borgo San Martino”, un quartiere “simil-bunker” a due passi dal centro storico, difeso da un muro alto tre metri. Per le abitazioni appena messe in vendita, alla società che ha costruito questo villaggio, arrivarono telefonate continuamente: la gente vuole vivere lì!! In verità, altri villaggi simili già vivono… di vita propria: a Castelfranco Veneto e a Jesolo.

Questi spazi residenziali hanno praticamente tutto, non solo appartamenti, ma anche il verde, parco giochi, piscina. Come dire: non uscite da queste mura, fuori non siamo responsabili di quello che vi potrà succedere!! È come un richiamo e un ammonimento a ciò che non conosci: le vite degli altri.

Una selezione naturale che ricorda quello che è successo agli uomini di Neanderthal: uscirono fuori dalla scena umana per mano nostra (Homo Sapiens, definiamoci così…), essendo esseri superiori (e vaiii…) Chi vivrà nei villaggi avrà una vita media superiore a quella degli altri???  Probabilmente vivranno meglio, avendo tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno, senza aspettare il proprio turno, e potendo scegliere il meglio.

Un’altra storia, questa volta vera, di auto reclusione è stata scoperta pochi anni fa in Toscana: una famiglia composta da madre e due figli, si era letteralmente rinchiusa in casa per 30 (trenta) anni. La madre usciva soltanto per andare a riscuotere la pensione del marito defunto. La spesa veniva portata in casa dal ragazzo di bottega vicino casa. Il tutto venne scoperto a causa dello stato di salute molto critico di uno dei due figli.

Il Male ha radici antiche. È nato quando nacque il mondo. Un muro cercherà di non farlo entrare nei villaggi in costruzione. Sperando che il Male non nasca… dentro quei muri. Anche questo è possibile: il Male cerca sempre uno spiraglio…

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO